La poesia dei clown alla ricerca della bellezza

Camilla Pessi
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Poesia, poesia di parole, poesia di gesti, di volti, di colori.
Poesia, poesia del circo, poesia del Festival Tendenza Clown organizzato da Circuito Claps.
Quest’anno siamo partiti in sordina con L’innocence de l’humor, breve lezione sulla storia del circo di Joanna Bassi. Abbiamo scaldato i motori con THE ONE & the one che delle differenze fisiche tra le due interpreti, Colette Gomette e Anna De Lirium, fa la cifra essenziale di un accattivante gioco scenico. Il tutto per una prima serata all’insegna del femminile.

Ivan Chary
Ivan Chary in Deux secondes al Festival Tendenza Clown 202. Foto Gianfranco Falcone.

Il mio è stato un vero e proprio tour de force ma ne valeva la pena. La seconda serata nell’intrigante ambientazione dei Bagni Misteriosi ho trovato Deux secondes, lo spettacolo dell’impareggiabile Ivan Chary che mi ha rubato risate a pancia piena con le sue invenzioni, la sua mimica, la sua meravigliosa capacità di coinvolgere i bambini. Se volete un consiglio state attenti ai bauli su cui sia scritto non aprire, altrimenti vi trovereste in situazioni drammatiche e surreali come quelle vissute da Chary. Luisa, la direttrice artistica del Festival, ha giurato e spergiurato che i bambini che facevano da spalla all’attore non erano stati preparati. Erano scelti sul momento. Incredibile davvero come la piccola Allison, che a giudicare dalle apparenze non doveva avere più dieci anni, abbia colto, registrato, e porto le battute ad un comico clown navigato. Innegabile la bravura di Chary nel riuscire a sfruttare ogni battito di ciglia che Allison gli forniva per continuare a inventare, a sostenere il suo gioco creativo

Simone Fassari e Camilla Pessi
Simone Fassari e Camilla Pessi in Pss Pss al Festival Tendenza Clown 2021. Foto Gianfranco Falcone

Ho avuto solo il tempo di una breve pausa prima di immergermi nelle atmosfere di Pss Pss con Camilla Pessi e Simone Fassari in scena. Ed ora scusatemi l’iperbole e la concatenazione degli aggettivi. Si tratta di due artisti e di uno spettacolo meraviglioso, eccezionale, stupendo, fantastico, raro, raffinato, complesso, intelligente, catartico, emozionante, superbo… Potrei continuare così all’infinito con questi due artisti a cui non lego più nessun aggettivo perché ho già abbastanza esagerato prima. Ma che bellezza, ma che meraviglia. Ho continuato a ridere, a commuovermi, a sorprendermi, a gioire. Non sono ero soltanto io a entusiasmarmi. Gli spettatori hanno scoperto di avere soltanto due mani per poter applaudire. Allora hanno aggiunto il trepestio dei piedi sull’assito del pavimento per far risuonare ancora più pienamente la loro approvazione. A quel punto la sala grande del Teatro Parenti è risuonata di un protratto rimbombare che non era altro che l’amore del pubblico. Con Camilla Pessi e Simone Fassari ho riscoperto che l’uomo può sconfiggere la morte quando lascia aperte le porte al bello, alla magia dell’arte, a due talenti completi che riescono a spaziare con la stessa naturalezza dalla giocoleria all’equilibrismo, dalla mimica alla spericolata tensione del trapezio.

Javier Arienda
Javier Arienda in Vida. al Festival Tendenza Clown. Foto Gianfranco Falcone

Sempre nella stessa serata per premiare la mia ingordigia di bello, di arte, di circo, c’è stato lo spettacolo Vida di Javier Arienda. La sua è stata una presenza pacata tanto quanto era stato rutilante lo spettacolo precedente. Con questa pacatezza ha dipanato un filo esile che ci ha condotto per mano nella sua poesia, fatta di manipolazione di oggetti, di pochi ausili, di accorti movimenti delle mani che gioiosamente si trasformano in vividi personaggi che interpretano pezzi del teatro falsamente considerato alto. Ecco che i suoi pupazzi diventano Giulietta e Romeo, diventano antichi ricordi, diventano amori per un omaggio alla leggerezza. È stata un’immersione in un mondo onirico e sognante. Attraverso la delicata performance di Arienda riusciamo anche noi a volare. Dalla canasta, la cesta che presenta all’inizio sa estrarre ricordi malinconici, ricchi di suggestioni che per un momento riescono a farci dimenticare il nostro quotidiano, a farci vivere momenti di pienezza. Anche con lui abbiamo volato.
Non è un caso se incontrando Rita Pelusio, nota drammaturga e attrice di cui abbiamo apprezzato ApPunti G, ci siamo messi a parlare di circo e degli spettacoli visti nelle sere precedenti. Ci siamo raccontati di come il circo venga falsamente considerato spettacolo minore, spettacolo per bambini. Al riguardo le sue parole sono state ferme.
Credo che sia necessario contemplare l’Arte del clown all’interno delle stagioni teatrali.
Purtroppo in Italia il concetto di clown è relegato ad uno stereotipo. Invece appartiene al linguaggio comico universale.
La ricerca in questo campo è notevole e sono numerosi gli artisti presenti anche a Milano.
Un tempo nei teatri milanesi era consuetudine vedere spettacoli di altissimo livello giocati nel linguaggio clown.
Il riso dovrebbe essere un diritto di ogni spettatore. E il teatro dovrebbe garantirlo.

La nostra presenza al Festival non si è certo conclusa con la seconda serata. Alla terza eravamo ancora lì, intrepidi, coraggiosi, vaccinati e Green pass muniti. Devo dire che il fisico ha cominciato a dare i primi colpi di cedimento, ma non prima di essermi posto una domanda.
Ma perché se io vado in Galleria, in Duomo con la mia motoretta posso essere libero e bello, munito solo di mascherina e devo sgomitare per riuscire a passare perché c’è una densità umana improponibile per centimetro quadrato, mentre se vado a teatro i posti sono contingentati, devo mantenere distanze, disinfettarmi, mascherarmi, farmi aerosol, bidet, gargarismi alla candeggina, dichiarare numero e nome degli amanti del bisnonno e della bisnonna? Ma davvero lo vogliamo far morire il teatro?
Ebbene sì lo ammetto. Ci sono domande a cui noi umani non siamo ancora pronti a rispondere, e tanto meno io. Ma se è vero come qualcuno crede che esista la reincarnazione forse nelle prossime vite riuscirò a trovare risposta al perché di tutto ciò.

eMe Carlo Mô
Carlo Mô in eMe. al Festival Tendenza Clown 2021. Foto Gianfranco Falcone

Eccoci invece alle prese con la terza serata iniziata con lo spettacolo eMe di Carlo Mô. Devo confessarlo, lo spettacolo non mi è piaciuto. Probabilmente non l’ho capito, probabilmente cercavo altro. Convengo con il giovane spettatore a cui ho chiesto delucidazioni che lui è molto bravo, ha una mimica estremamente interessante. Però lo spettacolo era eccessivamente lento e concettuale. Solo a tratti sono riuscito a coglierne la bellezza, a coinvolgermi. In quei momenti ho apprezzato e sono rimasto affascinato dalla capacità che questi artisti del circo hanno di trasformare le inezie che appartengono tutti noi in spettacoli folgoranti, caleidoscopici, che esaltano intelligenza e talento.
Dalla mia ho una giustificazione quando mi permetto di dire non capisco o non mi piace.
Io non sono un critico teatrale, non sono un critico musicale, non sono neanche un critico letterario. Sono solo un cantastorie, un cantastorie a cui piace raccontare storie che lo appassionano. Non ho da rendere conto a capiredattori o a una linea editoriale.
C’è qualcuno che va dove lo porta il cuore e qualcuno come me che ha il privilegio di tentare di andare dove pensa, crede, spera, di incontrare il bello.

Luca Domenicali e Danilo Maggio i
Luca Domenicali e Danilo Maggio in Classica for Dummies al Festival Tendenza Clown 2021 Foto Gianfranco Falcone

Sicuramente bello e divertente Classica for Dummies di e con Luca Domenicali e Danilo Maggio. I due raffinati musicisti portano in scena la musica classica di Brahms, Chopin, Paganini, Bizet, e molti altri ancora. Ma lo fanno con un estro particolare, mescolando, distruggendo, reinterpretando, inventando, musica e strumenti, facendo letteralmente a pezzi spartiti e strumenti. Eppure anche così riescono ad eseguire musica sublime, interpretandola in modo scanzonato e irriverente, con stringhe di scarpe, con palloncini pieni d’aria, con fili di nailon tesi tra uno spettatore e l’altro. Dalla loro gioca la miniaturizzazione. È una miniaturizzazione diversa da quella a cui ognuno di noi potrebbe pensare. Non si tratta di microprocessori, pixel, e armamentari tecnologici. Per loro la miniaturizzazione significa passare da una chitarra di normali dimensioni a un chitarrino poco più grande di uno smartphone. Eppure, prendendosi in giro, divertendoci e divertendosi, quella musica sublime continua a tenerci in ostaggio, a farci sorridere nelle nostre poltrone, e qualcuno anche in carrozzina.
Indiscutibile il talento di Luca Domenicali e Danilo Maggio, veterani di questa forma di arte spettacolo musicale, che li ha visti riconosciuti e premiati più volte a livello internazionale. Aveva ragione Rita Pelusio quando mi ha detto con voce piena d’orgoglio Non perdere il loro spettacolo. Sono davvero bravi. Luca Domenicali è stato il regista di Suonata Concerto per Ragazza e Pianoforte. Il mio primo lavoro di comico musicale.
Che tra Rita Pelusio e Luca Domenicale ci sia autentica stima e affetto è dimostrato dal fatto che a chiusura dello spettacolo Luca Domenicali ha voluto omaggiare Rita Pelusio.

Claire Ducreux
Claire Ducreux in De Paseo al Festival Tendenza Clown 2021. Foto Gianfranco Falcone

La quarta e ultima serata è finita col botto con De Paseo di e con Claire Ducreux. Quando l’ho vista mi sono innamorato. Mi sono innamorato della sua figura esile, elegante, che entrava in scena trasportando una panchina, per una rappresentazione durata sfortunatamente appena mezz’ora. Claire, meravigliosa danzatrice clownessa, ha ballato per noi portando nel suo mondo prima i bambini del pubblico, successivamente un aitante neurochirurgo scelto casualmente tra gli spettatori. Claire Ducreux li ha ammaliati con la sua eleganza. Ma attenzione alla delicatezza perché sotto di essa si cela la forza e l’acciaio della perseveranza. L’artista ci ha rivelato che il giorno prima era a teatro in Spagna, è arrivata a Milano a mezzanotte per essere con noi a Milano, e l’indomani sarebbe ripartita per la Francia dove in serata l’avrebbe aspettata un nuovo palcoscenico. Attenti alla delicatezza perché nasconde risorse inaudite per un’attrice che fa arte. Perché l’arte è il mestiere di Claire che ha bisogno del denaro per poter vivere come chiunque viva del proprio lavoro, ma che non potrebbe rinunciare, come mi ha raccontato, all’incontro, alla relazione con il pubblico. Incantevole questa artista che agogniamo di incontrare nella prossima stagione. Così come ci promettiamo di essere presenti l’anno prossimo per la quinta edizione del Festival Tendenze Clown.
Claire Ducreux ci ha conquistati con il suo candore, con la sua timidezza, con i suoi corteggiamenti ritrosi al neo chirurgo, che si è prestato con simpatia alle invenzioni dell’artista che lo ha salutato offrendogli un fiore verde.
Lo stesso spettatore alla fine dello spettacolo ha fermato l’artista chiedendo se poteva conservare quel dono. Ha mostrato le fotografie del suo studio dove c’era un solo colore, il verde. Claire ha guardato per commentare ironicamente con uno sguardo e un sorriso lieve Non è la stessa sfumatura.
Anche questa è la magia del teatro. Forse Claire è in realtà una piccola fata venuta a trovarci sul palcoscenico del Parenti.

Finite le risate a pancia piena, gli addetti hanno smorzato le luci, gli stewards hanno iniziato a riordinare gli ambienti. Io mi sono intrattenuto con Luisa Cuttini, direttrice artistica del Festival e del Circuito Claps.
Dobbiamo lavorare culturalmente per far capire che un Amleto di Shakespeare e Claire Ducreux sono allo stesso livello e sono anime diverse del teatro?
Quello che voglio far passare è di non mettere tutta i circensi in una categoria B, bravi solo nelle tecniche e punto. Qui c’è il teatro completo.
Shakespeare viene sempre tirato fuori. Durante il Festival ne ha parlato Joanna Bassi, Javier Arienda mette in scena un suo personale Romeo e Giuilietta. Perché Shakespeare stava con i clown. Che cos’era in fin dei conti Puck?

Penso alle parole con cui in Sogno di notte di mezza estate viene descritto Puck. Sono parole come discolaccio, folletto bugiardo, malizioso, vizioso spiritello, diavoletto. Non sono forse parole che ben si adattano a un clown e a una clownessa?
Vengo interrotto nelle mie riflessioni dalle parole di Luisa Cuttini che mi incalza.
Quello che mi dispiace un po’ sai che cos’è? È che questa suddivisione in teatro di serie A e di serie B non sia soltanto del pubblico, ma anche degli operatori.
Trovi che ci siano delle resistenze anche tra loro?
Sì. Invece sono invece contenta che questo meraviglioso teatro ci ospiti. Perché quando i miei artisti vengono qui respirano. Questo è il posto ideale. Andrée Ruth Shammah ha accettato fin dal primo anno di ospitarci. Non è mica facile per un teatro che ha una stagione di prosa sempre piena.
Ho visto che vi seguono diversi ragazzi
Sono otto ragazzi che fanno parte di un progetto. Noi siamo un circuito del ministero, e centro di residenza sempre del ministero con la Regione. C’è un progetto a cui aderiamo che si chiama Boarding Pass Plus che ha come obiettivo l’internazionalizzazione delle carriere degli artisti under trentacinque. Questi otto ragazzi hanno vinto il bando per cui la loro prima esperienza è stata quella di essere quattro giorni qui dentro con noi. Al mattino abbiamo fatto una master class con loro e con docenti spagnoli e francesi. Abbiamo fatto la tavola rotonda “To be or not to be clown”.
I ragazzi staranno con noi un anno. Prossimamente abbiamo una master class a Vicenza, al teatro comunale. Dove ci saranno degli operatori nazionali che daranno loro una formazione molto più amministrativa, per capire come funziona il ministero. Daremo tutte quelle informazioni manageriali che nelle scuole di teatro e danza non danno. Poi da marzo quando a causa del covid avremo il benestare per andare all’estero, loro faranno con noi tutta una serie di festival fino ad ottobre.
Differenze tra questo festival e quello dell’anno scorso.
L’anno scorso abbiamo avuto il coraggio di rischiare perché eravamo in pieno Covid, avendo fino all’ultimo momento la possibilità che gli stranieri non riuscissero ad arrivare. L’anno scorso è stato all’insegna del rischio e del coraggio, anche del pubblico che è venuto.
Quest’anno per me è il primo vero anno. Il primo anno abbiamo dato la botta perché anche il teatro doveva conoscerci. Il secondo anno abbiamo iniziato a maggio e abbiamo preso un sacco di pioggia ai Bagni Misteriosi. Così abbiamo deciso di cambiare. 
Quest’anno abbiamo visto la risposta del pubblico che è stata bellissima, e non era un pubblico solo di operatori.
L’anno prossimo partiremo più per tempo, sempre seguendo il formato del festival. Però ad esempio la tavola rotonda che quest’anno era sul confronto tra clown e comico potrebbe diventare un convegno.
Quest’anno è stata molto interessante tutto il lavoro iniziato con i bambini. Abbiamo attivato un laboratorio limitato a quindici bambini, e abbiamo avuto il tutto esaurito. Tra venerdì pomeriggio e sabato hanno fatto dodici ore di laboratorio con il regista e la cineteca di Bologna. Hanno visto varie sequenze di Charlie Chaplin, ne hanno scelta una e l’hanno riprodotta scegliendo chi faceva Charlotte, poliziotto uno, il poliziotto due, eccetera. Hanno costruito in cortile la scenografia con gli scenografi, hanno fatto il maquillage per cui una bimba se ne occupava. C’era il direttore della fotografia, l’aiuto regista, c’era la ciakkista. Ognuno aveva un ruolo ed è stato un gruppo meraviglioso. Hanno fatto proprio loro un film in bianco e nero che dura una decina di minuti. C’è anche un po’ di back stage. Il video di questo lavoro sarà visibile tra pochi giorni sul sito della Cineteca di Bologna.
Gianfranco Falcone

 

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