Festival del teatro Atir

ATIR La Piana Aperta
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Dopo quasi un anno e mezzo di assenza forzata a causa della pandemia, Atir ha ideato e realizzato un festival del teatro durato tre giorni 4 5 e 6 giugno utilizzando un piazzale che grazie ad grande impegno personale e ad una buona dose di fantasia è stato ribattezzato “Anfiteatro in piana” posto dinanzi al teatro vero e proprio che sarebbe la sede naturale della compagnia Atir, ma che da 4 anni è inagibile perché in ristrutturazione.
Tale luogo riveste per Atir una grande importanza è stato infatti intitolato all’attore di strada Fabio Chiesa deceduto oltre 10 anni fa, mentre a Milano con la sua bicicletta si recava a realizzare un laboratorio teatrale per disabili e che durante l’intero festival abbiamo sentito come nume tutelare della manifestazione.

Uno spazio che gli abitanti del quartiere, una zona popolare della città, hanno collaborato ad allestire facendosi protagonisti di un progetto di riqualificazione urbana e arte partecipata, dipingendo strisce e cerchi dove posizionare i 200 posti per gli spettatori. Una occasione anche per festeggiare i 25 anni di Atir e poi in fondo che cos’è un anfiteatro? Marmi e scalinate o persone unite da un comune intento siano essi spettatori o attori?

Kataklò

Kataklò, Back@Home

È per celebrare questo ritorno dei corpi sul palco e in platea che la compagnia Kataklò ha offerto il meglio di se nello spettacolo Back@Home facendo sognare il pubblico attraverso scenografici numeri di danza acrobatica riuscendo a trasportarci in un mondo fiabesco dove il solo fatto di vedere i corpi dei danzatori avvicinarsi, toccarsi, affermarsi, sollevarsi, stringersi sembrava avere qualcosa di straordinario e mistico dopo oltre un anno di distanziamento sociale.

Atir non ci ha fatto mancare il pensiero profondo portando sul palco la seconda sera i filosofi Maura Gancitano e Andrea Colamedici fondatori di “Tlon” e autori de “La società della performance” che hanno dialogato con il pubblico e l’attore Davide Remondini, finalmente in presenza non più piccole icone su zoom, sull’uomo di oggi è l’uomo del domani, sul significato che questo periodo di pandemia assume per ciascuno e per la società nel suo complesso, sulla differenza tra speranza e desiderio, sul cosa ci portiamo a casa dopo questo anno, cosa abbiamo capito e cosa abbiamo imparato se mai abbiamo imparato qualcosa.

Tutti i partecipanti di questa tre giorni di festival del teatro da Elio e Francesco Micheli che nella prima serata hanno presentato Opera Horror Picture Show, passando dai filosofi attraverso i danzatori fino al grecista Andrea Capra che ha chiuso il festival con la sempre presente regista Serena Sinigaglia fino ad arrivare a tutti i componenti della compagnia Atir e ai singoli spettatori sono stati accomunati dal sollievo di essere usciti finalmente dal tunnel realizzando il desiderio di prepararsi, vestirsi, prendere l’auto, parcheggiare, sperare che non piova, fare la coda per ritirare i biglietti, applaudire, ridere, pensare, sudare, sorridere, insomma finalmente di ritrovarsi.
Adelaide Cacace

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