Filippine: continua imperterrita la violenza senza quartiere del governo Duterte

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In Filippine, a quasi 5 anni dall’entrata in carica del presidente Rodrigo Duterte, l’uso della violenza come strumento di governo non si placa. Nella guerra contro la droga o contro la guerriglia a perdere la vita si sono state molte persone, decine di bambini inclusi, innocenti. Qualche settimana, fa militari e forze dell’ordine, nell’ambito di operazioni anti-guerriglia hanno portato via bambini e ragazzi (alcuni in manette), indigeni Lumad, da una scuola e affidati ai servizi sociali. Oggi la Reuters parla di in altri raid a sud di Manila che hanno provocato la morte di un attivista ambientalista e di un coordinatore di un gruppo di sinistra, tra gli altri, e hanno portato all’arresto di altre quattro persone. “Questi raid sembrano far parte di un piano coordinato delle autorità per fare irruzione, arrestare e persino uccidere attivisti nelle loro case e uffici“, ha detto il vice direttore di Human Rights Watch Asia Phil Robertson. In un rapporto, L’ONU ha evidenziato che il “red-tagging“, etichettare persone e gruppi come comunisti o terroristi, e l’incitamento alla violenza sono diffusi nelle Filippine.

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