FilosoFare: Il dialogo ieri e oggi

dialogo conversazione riflessione
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Lo sviluppo storico di uno strumento concettuale essenziale come il διάλογος (dialogos) interessa un arco temporale molto esteso. Convenzionalmente si tende ad associare il dialogo alla figura di Socrate:

«cercava di far affiorare nella coscienza il sapere che ognuno già
possiede nel pensiero, fu senza dubbio il primo a spingere gli individui a pensare in maniera autonoma, e allo stesso tempo determinò nel dialogo lo strumento privilegiato.» [1]

Come ci racconta Platone nel Teeteto [2], il dialogo socratico si articolava in due fasi: la prima, ειρωνεία (eironeia), cioè ironia e dissimulazione, consisteva nel mettere in discussione le idee dell’interlocutore facendo decadere quelle sbagliate o ingannevoli, evidenziandone così il carattere paradossale, e portando quindi l’interlocutore nella condizione del “so di non sapere”; la seconda μαιευτική τέχνη maieutikè technè, cioè arte della maieutica, che consisteva nell’aiutare l’interlocutore a “dare alla luce” [3] le idee corrette che già possedeva.

Ma la storia ci dice che prima e dopo di lui altri si servirono del dialogo come strumento per gli intenti più disparati: in alcuni generi poetici, nella tragedia greca, nella storiografia da Erodoto (484-430 a.C.), da M.Tullio Cicerone (106-43 a,C) [4], Severino Boezio (480-523) [5], ecc. Non mancano esempi notevoli di impiego del dialogo come forma letteraria anche per saggi di straordinaria valenza scientifica, come ad esempio i vari dialoghi di Galileo Galilei (1564-1642) [6] nei quali l’insegnamento della fisica si interseca ad un insegnamento metodologico e una critica ironica e maieutica, a volte pesantemente sarcastica, nei confronti di posizioni antiscientifiche, chiuse, reazionarie.
Ma il dialogo fu impiegato anche da filosofi e pedagogisti molto diversi, come Nicola Cusano (1401-1464) [7], Giordano Bruno (1548-1600) [8], George Berkeley (1685-1753) [9], Martin Buber (1879-1965) [10], Paulo Freire (1921-1997) [11], e altri ancora.
Ne consegue che il dialogo sia un genere che è vissuto per millenni, ed è ancora nel pieno della sua vitalità

Oggi al concetto di dialogo si attribuiscono differenti accezioni e significati: un atteggiamento di apertura, disponibilità, ascolto tra due o più interlocutori (tra docente e alunno, tra genitori e figli, tra un partito politico ed un altro, ecc), ma anche un significato più tecnico, inerente a pratiche formative in campo educativo e filosofico.
Un esempio è rappresentato dalla pratica del dialogo socratico [12]: una lavagna, un gruppo di persone, un facilitatore, una domanda, questi gli elementi fondamentali della pratica filosofica denominata dialogo socratico, nata ad opera del filosofo tedesco Leonard Nelson intorno agli anni ’20, con lo scopo di generare un profondo cambiamento nella società del periodo, educando individui liberi, consapevoli, e capaci di autodeterminare il proprio essere e la propria esistenza [13].
Il presupposto fondamentale di questa pratica di approccio socratico è che il filosofare ha lo scopo di far emergere tutti quegli insight (o intuizioni di verità) che si trovano a fondamento dell’agire e del comprendere di ogni individuo, e così facendo, di permettere al soggetto di riflettere introspettivamente su di sé, sulle proprie conoscenze e convinzioni esplicite e latenti, e di metterle in discussione, nella consapevolezza “di non sapere” [14] .
Per rendere possibile tutto ciò è necessario organizzare la pratica seguendo un modello generale di attività consolidato negli anni, che vede protagonisti i soggetti coinvolti e il facilitatore: il facilitatore pone una domanda generale o presenta una tesi, in seguito vengono raccolti degli esempi concreti inerenti l’argomento di discussione e provenienti esclusivamente dalle esperienze vissute dai soggetti in prima persona, perché esempi immaginari o inventati orientano verso discussioni fantasiose anziché verso una ricerca autentica; viene quindi scelto uno degli esempi e così prende avvio la discussione, che verrà annotata sinteticamente dal facilitatore sulla lavagna per consentire a tutti i partecipanti di seguirne l’andamento.
È evidente come non si tratti di una competizione che attribuisce la ragione ad una o più persone ma di un lavoro di gruppo stimolante che insegna la partecipazione attiva, l’ascolto, la tolleranza e il rispetto del pensiero altrui.

«Il dialogo socratico è un “venirsi incontro”, accorciando le distanze tra i partecipanti per arrivare ad una condivisione e al superamento di eventuali conflitti d’opinione» [15].

Durante lo svolgimento è fondamentale che i partecipanti e il facilitatore seguano delle regole ben definite: i primi, come accennato poche righe fa, devono far riferimento alla propria esperienza concreta a cui dovrà quindi essere legata ogni asserzione di carattere generale espressa, inoltre devono cercare di esprimere i loro pensieri in modo chiaro e sincero, nel rispetto della diversità di opinioni e pensieri di tutti i presenti, dimostrando quindi apertura verso l’altro ed empatia; il facilitatore invece ha il compito fondamentale di moderare il dialogo tra i partecipanti assumendo un atteggiamento neutrale, senza quindi indirizzare la discussione in base alle sue idee o convinzioni, in modo tale da consentirne lo svolgimento nel rispetto delle regole e della pluralità di idee/opinioni di tutti i partecipanti, ai quali viene dato lo stesso spazio per esprimersi impedendo che qualcuno venga escluso o che possa prendere il sopravvento sugli altri monopolizzando il discorso. [16]
Il suo compito quindi è quello di aiutare il gruppo a proseguire, a chiarirsi le idee in itinere attraverso domande riassuntive o stimolanti, a gestire i momenti di conflitto o di stasi all’interno della discussione, offrendo eventualmente spunti per nuove prospettive di ricerca, e lasciandosi guidare dal presupposto fondamentale secondo cui

«il dialogo consiste nello sforzarsi nell’andare oltre il mero opinare soggettivo, nel tendere verso qualcosa che sia valido intersoggettivamente, nell’aspirazione alla verità» [17]

«[…] nella ricerca di una soddisfacente risposta ad una domanda, o della soluzione di un problema, che i partecipanti ritengono così importante da dedicargli particolare attenzione e da assumerlo come oggetto di indagine.» [18]

È chiaro a questo punto come il dialogo socratico sia una pratica utile a sviluppare riflessività, buona capacità di comunicazione, condivisione e interazione, consapevolezza e rispetto delle regole e degli altri, ma soprattutto capacità di mettersi in discussione e reinventarsi, e per tutti questi motivi è un metodo applicabile ad una molteplicità di contesti d’intervento:
Nell’interlocuzione pedagogica [19], ad esempio, si tratta di un dialogo esplicito e reciproco, nel quale il Pedagogista si lascia coinvolgere (Einfühlung) intimamente ed essenzialmente nel dialogo stesso e arriva a portare l’interlocutore nella condizione di mettere in discussione le proprie tesi e le proprie posizioni/visioni per giungere a nuove consapevolezze, e al tempo stesso mette in discussione sé stesso. Ciascuno di loro presenta e tratta queste visioni per quello che sono cioè per delle posizioni personali che non ambiscono ad alcuna universalizzazione, è impraticabile infatti un’interlocuzione se qualcuno pretende di presentare le proprie posizioni come quelle “di tutti” o, quelle “tradizionali”, “naturali”, “sempre esistite”,

Nella terapia cognitivo-comportamentale, attraverso un dialogo collaborativo ed attivo, guidato, empatico e razionale, si porta il paziente verso la consapevolezza e la confutazione di tutti gli errori di pensiero, le distorsioni cognitive o le false credenze, responsabili del suo disagio psichico, attraverso l’apprendimento di una modalità di pensiero più flessibile e razionale, adattiva e funzionale al suo benessere.
Per concludere, all’interno di questi contesti d’intervento (come in altri che in questa sede non abbiamo approfondito) si può constatare come le metodologie e le pratiche di carattere dialogico siano, oggi come in passato, strumenti fondamentali per tutte quelle professionalità che hanno come obiettivo la formazione della persona, intesa come trasformazione, costruzione, e cura di sé, strumenti che seppur attraverso modalità meno fedeli all’originale, sono sempre e comunque “socraticamente orientati” alla scoperta di quelle verità e potenzialità di cui ogni individuo è custode e portatore.

Lucrezia Silvaggi

[1]  Cfr. V.Buccini, C.Crivellari, Filosofia e formazione degli insegnanti, Pensa Multimedia, Lecce 2012, p. 84
[2]  Cfr. Platone, Teeteto (386-367 a.C) in Platone, Opere complete, Laterza, Bari 1966, p. 148-151
[3]  Socrate aveva tratto il termine dall’arte di sua madre Fenarete, abile levatrice
[4]   Cfr. M.Tullio Cicerone, Academica priora o Lucullus (45 a.C)
[5]  Cfr. M.Tullio Cicerone, Academica posteriora (45 a.C)
[6]  Cfr. F.Blezza, Pedagogia professionale. Cos’è, quali strumenti impiega e come si esercita, libreriauniversitaria edizioni 2018, p.29 «Il Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo (cioè tolemaico e copernicano) pubblicato nel 1632 è solo il più noto. Ad esempio, anche i Discorsi e dimostrazioni matematiche intorno a due nuove scienze attenenti alla meccanica e i movimenti locali (cioè sulla statica e sulla dinamica) pubblicato nel 1638, è dialogico nella forma e con gli stessi personaggi.»
[7]  Cfr. N.Cusano, I dialoghi dell’idiota. Libri quattro (1450), Olschki, Firenze 2003
[8]  Cfr. G.Bruno, La cena delle Ceneri (1584), De la causa principio e uno (1584), De l’infinito universo e mondi (1584), Spaccio della bestia trionfante (1584), Cabala del cavallo pegaseo (1585), Degli eroici furori (1585), in G.Bruno, Opere italiane, Utet, Milano 2014
[9]  Cfr. G.Berkeley, Dialoghi tra Hylas e Philonous (1713), Laterza, Bari 1987
[10] Cfr. M. Buber, Il principio dialogico e altri saggi., San Paolo ed., Milano 2004, 344p.; trad. dal tedesco a cura di A. Poma, contiene la trad. it. di: Ich und Du (Io e tu, 1923), Über das Erzieherisce (Sull’educativo, 1925), Zweisprache (Dialogo, 1930), Die Frage an den Einzelnen (La domanda rivolta al singolo, 1936), Urdistanz und Beziehung (Distanza originaria e relazione, 1950), Zwischenmenschlichen (Elementi dell’interumano, 1954), Zur Geschichte des dialogischen Prinzips (Per la storia del principio dialogico, 1954), Nachwort (Post-fazione di Io e Tu, 1958)
[11] Cfr. P.Freire, M.Gadotti, S.Guimarães, Pedagogia: dialogo e conflitto, Società Editrice Internazionale, Torino 1995
[12] Per un maggior approfondimento consultare P.Dordoni, Il dialogo socratico. Una sfida per un pluralismo sostenibile, con scritti di Leonard Nelson, Gustav Heckmann e Minna Specht, Apogeo, Milano 2009
[13] Op.cit., V.Buccini, C.Crivellari, Filosofia e formazione degli insegnanti, p. 76
[14] Ivi p. 82: «Secondo Nelson è necessario muovere dall’analisi dei giudizi empirici e delle convinzioni desunte dalla nostra esperienza e, attraverso la fiducia nella ragione e un lavoro mediato di riflessione, intraprendere un lavoro logico e psicologico. Il primo, l’astrazione regressiva, è costituito dalla scomposizione dei giudizi e dall’esposizione dei principi, il secondo dalla deduzione, che implica introspezione e autoesame; in tal modo è possibile generare un percorso critico di ricerca filosofica.»
[15] Ibid.
[16] Cfr. R.Saran, B.Neisser, (a cura di) Enquiring Minds. Socratic Dialog in Education, Thentham Books, London 2004, cit. in V.Buccini, C.Crivellari, Filosofia e formazione degli insegnanti, p. 89-90; Cfr. K. Van Der Leew, “La discussione socratica. Una introduzione al metodo.” in “CRIF-Bollettino”, N. 7/1997, cit. in A.Cosentino, Filosofia e formazione. 10 anni di Philosophy for children in Italia (1991-2001), Liguori Editore, Napoli 2002, p. 195-199
[17] Cfr. G.Minichiello, “Socrate, una provocazione a pensare”, in “CRIF-Bollettino”, N. 4/1996, cit. in A.Cosentino, Filosofia e formazione. 10 anni di Philosophy for children in Italia (1991-2001), Liguori Editore, Napoli 2002, p. 191: «In Heidegger c’è una bella immagine per la verità: in una foresta in cui ci siamo persi, è l’aprirsi improvviso di uno spazio, che consente al sole di filtrare tra gli alberi. […] La verità è un’apertura e per Socrate il dialogo è l’apertura di uno spazio per lo sguardo dei parlanti.»
[18] Op. cit. K. Van Der Leew, “La discussione socratica. Una introduzione al metodo.” in “CRIF-Bollettino”, N. 7/1997, cit. in A.Cosentino, Filosofia e formazione. 10 anni di Philosophy for children in Italia (1991-2001), p. 195
[19] Per un approfondimento sull’esercizio professionale del pedagogista Cfr. Op.cit. F.Blezza, Pedagogia professionale. Cos’è
quali strumenti impiega e come si esercita, p. 91-129

 

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