Finale thriller al Giro delle Fiandre: vince van der Poel

ciclismo
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I due favoriti della vigilia, l’olandese Mathieu van der Poel e lo sloveno Tadej Pogacar si sono trovati da soli al traguardo del Giro delle Fiandre, ma a trecento metri dall’arrivo, complice la tattica attendista di van der Poel che quasi si fermava, Dylan van Baarle e Valentin Madouas li raggiungevano. La forza della pedalata di van der Poel gli ha consentito di alzare le braccia davanti ai due inseguitori in 6h18’30” alla media di 43,1 km/h, mentre Pogacar che si lamentava per essere stato stretto non è nemmeno salito sul podio arrivando quarto.

Un Giro delle Fiandre che ha lasciato con il fiato sospeso proprio per quel balletto tra i mille e i trecento metri al traguardo tra i due fuggitivi che hanno riaperto la gara ad un risultato che poteva essere inatteso. Ma l’intelligenza tattica e la potenza dei suoi muscoli hanno evitato a Van der Poel un altro secondo posto come quello dello scorso anno quando a causa di crampi a vincere fu  Kasper Asgreen.

Alla 106ma edizione i km da percorrere erano 272,5 km, con 18 muri e 18 tratti in pavé; partenza da Anversa e arrivo a Oudenaarde, cittadina di trentamila abitanti nelle Fiandre orientali.
Il Giro delle Fiandre è la corsa dei muri, salite brevi che arrivano ad oltre il 20% di pendenza come il Koppenberg (600 metri di lunghezza tutti in pavè, pendenza media 11,6%, max 22%) dove i muscoli dei ciclisti rischiano di abbandonarli, lacerati dallo sforzo, costringendoli ad ondeggiare paurosamente e talvolta a scendere dalla bicicletta come è accaduto anche al mitico Eddy Merckx.

Grande assente, il beniamino di casa, Wout van Aert che ha dovuto rinunciare a causa della sua positività alla Covid-19. Ancora una volta limitata la pattuglia degli italiani che sono partiti in dodici (nove addirittura lo scorso anno). Le speranze erano poste su Bettiol (qui vincitore nel 2019), Moscon e Matteo Trentin. Quest’ultimo al suo decimo Giro delle Fiandre è l’italiano più in forma ma purtroppo destinato a dare una mano a  Pogacar.

Alla partenza da Anversa c’era il sole che ha aiutato i corridori per diversi chilometri prima che il cielo si riempisse di nuvole e la pioggia che ha accolto i ciclisti a Oudenaarde, ma niente neve come venerdì che ha  visto il Belgio svegliarsi sotto la neve, inclusi i paesini sul percorso del Giro delle Fiandre.

A 37 km dall’arrivo, quando la fatica nelle gambe si comincia a far sentire, sul muro di  Taaienberg (530 metri, media 6,6%,max 15,8%, 500m pavé),  Mathieu van der Poel, Tadej Pogacar e Valentin Madouas raggiungono Dylan van Baarle e Fred Wright. È la svolta decisiva della gara dopo altre sferzata sui muri precedenti.
Successivamente accade poco con il gruppetto degli inseguitori a distanza tra i cinquanta secondi e poco più di un minuto. A 18 km dall’arrivo, tra due ali di folla e il solito imbecille che occupa la strada avvolto da una bandiera, sul Kwaremont (2,2 km al 4% di pendenza media, punta dell’11,6% e 1,5 km in pavé) la svolta definitiva delle Fiandre. Un’accelerata potente di Pogacar taglia il gruppetto e viene seguito a ruota dal solo van der Poel che, nonostante qualche tiepido invito dello sloveno, non darà mai il cambio sul tratto in salita. Forse non vuole consumare energie utili per darsi concrete possibilità di vittoria sul rettilineo finale. I cambi li darà ma solo sul tratto pianeggiante che segue. Lo sloveno Pogacar potrebbe portare a tre le ultime vittorie consecutive nelle classiche – Giro di Lombardia, Milano-Sanremo e questo Giro – ma non sarà così perché è finito nella trappola del suo amico van der Poel.

Si spera in altre entusiasmanti classiche per il 2022: il 10 aprile l’Amstel Gold Race, il 17 aprile la Parigi-Roubaix, il 20 aprile la Freccia Vallone e il 24 aprile la Liegi-Bastogne-Liegi.

Ciro Ardiglione

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