Finlandia. Dalle elezioni un argine (forse) all’estrema destra.

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Dal 2003 manca un primo ministro di sinistra in Finlandia, ma che il leader Socialdemocratico Antti Rinne lo diventi, nonostante la vittoria elettorale non è affatto scontato.

Infatti il voto è risultato estremamente spezzettato e sarà difficile formare una maggioranza di governo. Il Parlamento in Finlandia è composto da duecento seggi e con le elezioni del 14 Aprile la situazione è particolarmente complicata per la formazione di una coalizione:
Socialdemocratici 17,7% e 40 seggi; Partito dei Veri Finlandesi 17,5% e 39 seggi; Coalizione Nazionale 17% e 38 seggi; Partito di Centro 13,8% e 31 seggi; Verdi 11,5% e 20 seggi; Alleanza di Sinistra 8,2% e 16 seggi; Partito popolare degli Svedesi 4,5% e 9 seggi; Cristiano-democratici 3,9% e 5 seggi; un altro 5,9% di voti non ha rappresentanti in Parlamento.

Non che questa sia un novità. Del resto a queste elezioni ci si era arrivati con le dimissioni lo scorso 8 marzo del premier Juha Sipilä, leader del Partito di Centro, la cui coalizione era cambiata nel 2017 con l’uscita dei Verdi sostituiti da Riforma blu la formazione di Timo Soini, fondatore dei Veri Finlandesi.
In termini di seggi è il premier uscente che subisce una sconfitta netta perché ne perde 18 rispetto alla tornata precedente. Ma non è detto che il suo partito non rientri al governo perché se confermata la sua ritrosia ad un accordo con l’estrema destra euroscettica dei Veri Finlandesi di Jussi Halla-aho, potrebbe trovarsi a fianco dei Socialdemocratici nel nuovo governo.

L’avanzata dell’estrema destra dei Veri Finlandesi, di cui Salvini è un estimatore e sodale nell’alleanza sovranista per le elezioni europee, con una crescita dal 15% al 17% precedente. Jussi Halla-aho, «aveva scommesso sulla paura dei cittadini di nuovi sacrifici richiesti dagli altri partiti per contrastare i cambiamenti climatici. E poi ancora sulla preoccupazione nell’opinione pubblica per un aumento dei reati sessuali, che l’estrema destra ha attribuito agli immigrati. Molti finlandesi gli hanno dato retta». Una componente importante dell’elettorato delle campagne gli ha dato retta perché teme uno sfaldarsi di uno stile di vita consolidato da decenni che potrebbe essere intaccato, ad esempio, dall’aumento dei costi dei carburanti o dalla proposta della tassazione sul consumo della carne, alimento notoriamente inquinante, a cui gli estremisti di destra sono contrari.

Ma le preoccupazioni per l’ambiente ci sono e sono diffuse nel paese e questo a fatto crescere i consensi dei Verdi. Mentre un elettorato sempre più anziano e preoccupato da scelte di austerity del governo ha favorito il Partito socialdemocratico che ha potuto conquistare il primato contestando le «riforme approvate dal precedente governo, finalizzate a ridurre il debito pubblico della Finlandia. Il governo Sipila, preoccupato per l’alto costo del sistema di welfare finlandese e il progressivo invecchiamento della popolazione, aveva introdotto negli ultimi anni diverse misure di austerità, che avevano colpito tra le altre cose le pensioni, l’istruzione, la salute e i sussidi di disoccupazione» [2].

Indubbiamente in Finlandia è in gioco il sistema di welfare che da decenni è l’architrave del paese e che per essere preservato, in Finlandia così come nel resto del mondo, necessita una redistribuzione consistente e profonda delle risorse.
Pasquale Esposito

[1] Luigi Offeddu, “Voto in Finlandia: i populisti sfiorano la vittoria ma la sinistra è il primo partito. Crollano i conservatori”, 15 aprile 2019, https://www.corriere.it/esteri/19_aprile_14/elezioni-finlandia-sinistra-avanti-populisti-non-sfondano-083cc2ee-5ed9-11e9-b4d3-860c7d14652d.shtml, 15 aprile 2019
[2] “In Finlandia hanno vinto i Socialdemocratici”, https://www.ilpost.it/2019/04/15/finlandia-socialdemocratici-elezioni/, 15 aprile 2019

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