Fiocchi di neve da Napoli

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La prima volta accadde quasi cinque anni fa, una delle ultime passeggiate per quei weekend abitudinari con la famiglia che la pandemia attuale ci impone come un ricordo lontano e speriamo presto riproponibile. L’ottobrata, quella volta, non dava garanzie di stabilità metereologica perché intervallata da rapidi piovaschi che disturbavano il clima mite ed accogliente di una napoletanità a tutto tondo. Amici affidabili, come sono generalmente i partenopei, e come risultano essere pertinenti nelle competenze che trasudano dai consigli di Andrea, ci indirizzarono, tra gli altri da Poppella, alla Sanità. La cosa, conferì pure un certo turbamento sulla opportunità di raccogliere il consiglio, per i luoghi comuni che accompagnano le visite in certi posti, ma i luoghi comuni vanno sfatati efficacemente solo verificando. Fu così che un sabato, verso le prime ore della mattina tra bancarelle fuori i negozi, pesci in gran varietà appena pescati e signore in fila per guadagnare i primi trattamenti da un parrucchiere, raggiungemmo al numero 28/29 di via Arena della Sanità la pasticceria.

Come pure accadrebbe in qualsiasi altra zona della città più ricca di momenti da ricordare, incontrammo una evidente musicalità nell’idioma, nelle ricche gestualità, nei comportamenti che tra le architetture tipiche, esplodevano in manifestazioni del cuore più verace tra le icone di cui è disseminata. Tra sacro e profano anche l’immaginario incontro casuale ma frequente, con ora quello, ora l’altro, dei personaggi raccontati da Eduardo. E si accavallano testimonianze di ricordi a Daniele e a Maradona, nella via dei Tribunali ed adiacenze, per sfociare nel ricordo dell’Arte che non c’è più dei De Filippo e del Principe della risata, Antonio De Curtis in arte Totò, alla Sanità appunto, dove nasce per dilagare il fiocco di neve di Poppella e dove i murales hanno un fascino che attira e mai respinge.

Napoli Rione Sanità
Napoli, Rione Sanità. Foto Mentinfuga 2010

Il fiocco di neve è giovane, diciamo che si trova nell’età di chi è appena entrato nelle scuole elementari. Fu creato nel 2015 dall’intuito di Ciro, ma non è un apprendista benché induca il ricordo dei ragazzi da asilo, di quelli che profumano di latte fresco e maritozzo ad ogni colazione con i segni dello zucchero fin sugli zigomi. Come però per quei geni nelle musiche o nelle scienze matematiche, il fiocco ha rubato subito la scena ed è stato promosso ad un successo immediato a moltiplicare interessi e negozi dove si offre con aspetto accattivante. Anzi è uscito da Napoli, ha pure trovato altri punti vendita sparsi in Italia dove iniziano a sommarsi habitué della degustazione non solo tra i nostalgici napoletani trapiantati, ma anche tra coloro che ne apprezzano il gusto dell’eccellenza nella semplicità.

Le origini di questo dolce partono da lontano, le basi sono consolidate dal 1920 con le prime infornate di pagnotte a sfamare l’Italia post bellica quando “Puppnella e Papele” fecero confluire nomi ed interessi in Poppella, l’attività di Raffaele Scognamiglio e Giuseppina Evangelista. Servì però dover superare con successo un altro periodo post bellico per ottenere un’attività redditizia: si dovette affrontare e superare il periodo che generò “Tammurriata Nera”, dal quale solo negli anni ’60 arrivò la svolta con la differenziazione che era produzione e vendita del tarallo n’zogna e pepe. L’offerta di pane e taralli fu affiancata dopo dai dolci della tradizione napoletana, ebbe spinta risolutiva dalla famiglia con l’arrivo operativo di Ciro che nel 2015 intuì la necessità di produrre il fiocco di neve.

fiocco di neve pasticceria Poppella
Fiocchi di neve della pasticceria Poppella

Una brioche soffice e leggera con un cuore semplice alla crema di latte che sfugge dalle previsioni gustative eccelse di chi la assaggia per la prima volta. Sfugge pure fisicamente perché alla prima pressione della ghiera dentale esplode riempiendo ogni angolo della bocca. Sfugge perché non immagini un equilibrio così perfetto tra gusti della brioche, che non è solo supporto alla farcia, ma è un comprimario delicato che non perde fragranza e morbidezza, anche dopo ore di frigorifero. Dicono che il segreto sia riempirle, ancora bollenti, di quella crema quasi svolazzante nella sua leggerezza ottenuta da una ricotta di pecora, probabilmente molto setacciata, che viene addomesticata nella leggerezza del gusto da latte intero e crema di latte sapientemente dosate. Il tocco che arricchisce giunge da una sottile velatura di zucchero che migliora anche la vista del dolce e non ne modifica il gusto leggero.
Sorvoliamo sulle varianti al cioccolato e al pistacchio, non aggiungono nulla all’eccellenza del fiocco di neve classico, anzi forse ne tolgono credibilità se non si fosse degustatori attenti.

Dopo una nuovo incontro con il fiocco, capitato insieme agli amici di una vita, Babbone e Turiddu, con i quali a Pescara, adesso che i tempi non più lavorativi lo permettono, ripetiamo con una certa assiduità e piacevole riscontro i riti che la vita ci suggerisce, è stato rispolverato l’interesse sul dolce che le distanze avevano limitato. Proprio da loro due, estasiati dalla merenda estemporanea non prevista e da un raddoppio del dolce a cui si sono sottratti per omaggiare le rispettive famiglie, è giunta la riflessione di quanto sontuosi possano essere i dolci che il sud del paese ci propone.

Ecco che ancora la ricotta arriva a celebrare una eccellenza in pasticceria, a convogliare frotte di degustatori occasionali o di ricercati gourmand verso la pasticceria realizzatrice del dolce destinato a ricondurre verso quel buonumore che la leccornia aiuta a riconquistare. Ed è ancora da Dattilo (Tp) la ricotta a condurre verso l’Euro Bar Dattilo di Michele Mazzara dove diventa ingrediente insostituibile del cannolo siciliano tra i più celebrati, oppure nella crostata di visciole della Sora Margherita al Ghetto di Roma ed in ugual misura nella torta (copertura non a strisce di pasta frolla come nella crostata ma in unico mantello) del forno del Boccione al Portico D’Ottavia, sempre nel ghetto di Roma. Tutti esempi sublimi, irripetibili, sanciti da un successo che significano file lunghe per essere serviti e pure in educato atteggiamento che nel nostro paese qualcosa di strano e di elevato pure significa. Qualcuno ha voluto far notare parallelismi legati all’età, il fiocco di neve di adesso parallelo a quel maritozzo con la panna della latteria Bresciana di Pescara quando da ragazzi si completavano le conquiste sentimentali, o le situazioni a questo assimilabili, grazie al suo aiuto o a quello di una enorme bomba alla crema con ricco rinforzo di quella densa ricca ed appagante panna.

fiocco di neve pasticceria Poppella
Fiocco di neve della pasticceria Poppella

Finora abbiamo assaggiato il fiocco di neve sempre in situazioni più da street food, generatisi soprattutto per golosità ed impazienza degustativa.  Avremmo dovuto dedicargli maggior rispetto, in un contesto più celebrativo ed attento, anche chiedendo aiuto ad un abbinamento adeguato di una bevanda per un dessert che ne sia meritevole. Geograficamente verrebbe da pensare a prodotti da uve moscato, cosa che risulta corretta, soprattutto se provenienti dalle isole minori che si affacciano sullo stesso mare ma non mi sono noti prodotti di rilievo, se non alcuni passiti che però entrerebbero, con la loro complessità, in conflitto con la delicatezza di questo dolce. Giusto quindi evadere ed andare sul sicuro, verso prodotti di comprovata esperienza che i vigneti di moscato del nord riescono a garantire in delicatezza e sobria eleganza, seppur con note nettamente aromatiche. Una bottiglia di moscato de La Spinetta di Castagnole delle Lanze dagli spiccati effetti agrumati e dal profumo che ricordano il biancospino con presenza di una delicata mineralità, potrebbe fare al caso nostro. Oppure il classico Bricco Quaglia, sempre proveniente dalla stesse cantine dalle note di frutta a polpa bianca e di miele e lontanissimo leggero delicato senso erbaceo.
Sarà questa la nostra esperienza gustativa che ci attende durante le feste, la cercheremo con la determinazione di chi pretende, da un augurio, che presto si possa festeggiare alla fine del tormento pandemico.
Emidio Maria Di Loreto

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