Flavio Tranquillo, Basketball R-Evolution. Storie di sport e di società

Basketball r-evolution Flavio Tranquillo
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Molti giovani della mia generazione appresero la lingua inglese, e ne acquisirono successivamente padronanza, grazie all’attenzione e l’emulazione che si attribuiva ai cantanti pop o rock che spopolavano in oltreoceano ed in Europa. Si era a fine anni ’60 inizio ’70. Oggi potrà accadere che i giovani invaghiti dell’affascinante disciplina sportiva della pallacanestro, nel leggere il lavoro di uno dei giornalisti sportivi più amati tra i praticanti e non di questo sport, si trovino a riflettere oltre che sulla sua evoluzione tecnica, anche su alcuni temi etici e sociali che altrimenti, malgrado l’importanza storica, passerebbero in secondo piano. È questo probabilmente l’aspetto meritorio più profondo dell’ultimo lavoro di Flavio Tranquillo: essere riuscito, attraverso la profonda conoscenza del mondo NBA e della pallacanestro, a calamitare l’attenzione del lettore sulla storia americana del basket sicuramente, ma anche su un lungo percorso di miglioramento e crescita, sociale ed etica, di uno sport che ha doppiamente inciso sulla società ed ha contribuito alla conquista di posizioni razziali che caratterizzavano quel periodo.

Basketball r-evolution Flavio TranquilloFlavio Tranquillo giunge alla sua ultima impresa libraria, Basketball R-Evolution, dopo aver pubblicato: I dieci passi. Piccolo breviario sulla legalità, Da zero a otto nel quale partecipa alla autobiografia di Danilo Gallinari, e nel  2014 Altro tiro, altro giro, altro regalo. L’autore dal passato scolastico …classico, avendo frequentato il Tito Livio di Milano e l’Università  “Bocconi” nella stessa città, nel mentre allena le minors milanesi ha anche qualche esperienza giovanile da arbitro federale. Inizia quindi a collaborare con Superbasket di Aldo Giordani per poi sostituire, per qualche tempo, Federico Buffa nella conduzione di alcuni programmi radiofonici. Da qui parte un percorso che lo porta ad essere un riferimento consolidato per la profonda conoscenza della pallacanestro, specialmente quella d’oltreoceano.

Resterebbero incomprensibili, se non riproposti e narrati con sapienza in questo saggio, anche se l’autore nella prefazione si professa “operaio della ricerca”,  i valori delle imprese sportive più importanti del secolo come è accaduto anche ai giochi Olimpici di Berlino 1936 per le vittorie di Jesse Owens (Race di Stephen Hopkins) che, seppur osannato per le sue gesta, era costretto, dalle leggi razziali del suo paese bigotto ed incongruente, a frequentare in semiclandestinità gli eventi mondani di quel periodo nei quali era pure richiesta ed apprezzata la sua presenza.
Accadeva nello stesso periodo più o meno la stessa cosa nella pallacanestro a stelle e strisce, come il fine autore ci racconta, in palestre più o meno adeguate, dove lo spirito imprenditoriale degli addetti dell’epoca aveva subito messo in chiaro di quanto fosse preminente, in quelle lande, il riscontro economico, che pure avrebbe accompagnato come caratteristica per sempre questo sport mettendone anche a rischio la veridicità. Ci racconta Flavio Tranquillo di quando si assisteva a partite di basket in abito scuro e farfallino poiché, per ingolosire platee dalle esigenze calzanti solo per quel periodo, la partita di basket era un intervallo tra due sessioni di ballo che era possibile realizzare smontando tutto il necessario per trasformare gli spazi in un campo dove si sarebbero comunque consumate accese competizioni fra le prime franchigie del periodo. Era questo il tempo in cui le partite erano più una lotta per l’esistenza dove gli arbitri si guardavano bene, pena la loro stessa incolumità, dall’intervenire, e con il pubblico, a ridosso immediato dei contendenti, che faceva anch’esso la sua parte intervenendo direttamente sugli atleti. Viene quindi riportato secondo le esperienze di Bob Douglas e degli Harlem Rens, di quanto un colored fosse costretto a presenze panchinare interminabili attribuibili esclusivamente al colore della sua pelle salvo poi, costretto dalle necessità numeriche, entrare in quintetto contro la volontà del coach, e non uscire più visto che le platee, guarda un po’, anche allora volevano vincere.
E troviamo come prende piede il primo tiro in sospensione da Kenny Sailors che rientra nella tipicità, tutta propria, del sogno americano e di come le prime partite ricorressero a mezzi di marketing di dubbio gusto per richiamare attenzione. È il caso di Sailors e della sua squadra, durante la loro prima volta a New York dove si presentarono come la squadra dei cow boy e come tali vestiti. Malgrado queste “americanate” che non mancheranno di condire anche nel prosieguo l’evoluzione di questa disciplina, il tiro in sospensione di Sailors fu notato e restò negli annali con un enorme esercito di emulatori che da quel momento lo avrebbero riproposto. Altro giusto ricordo che l’autore propone è il tiro alla “cavatappi”, di cui l’autore include tra i maggiori interpreti due atleti tipo…Kobe Briant e Gigi Datome, dopo che Belus Smawley lo propose facendo centro in un canestro per le pesche.
Il terzo tema principale fra i cinque proposti è quello che riguarda la figura di Jack Molinas. Una meticolosa ed imponente ricerca di dati e circostanze ci viene consegnata in questa parte.  È il mondo delle gare truccate, delle scommesse e delle ipotesi truffaldine che non hanno mai abbandonato ogni settore dove girano tanti soldi e … nella pallacanestro, nel frattempo diventata disciplina professionistica, ne sono girati tanti di dollaroni. Questa è la parte più pesante dello scritto, quella di una denuncia circostanziata sulla diffusa mancanza di etica del protagonista ma non solo, che lascia un certo disagio nella mente dell’appassionato proprio perché è storica e quindi difficile da digerire. Sarà per questo che alcuni mostrano di preferire una sana partita di pallacanestro giovanile o di un campionato minore italiano i cui criteri organizzativi non lasciano ombre o dubbi sulla valenza sportiva dell’evento.

Negli ultimi due grandi capitoli vengono ricordate due figure simbolo che chiudono a 360° il mondo della pallacanestro ed il suo sviluppo storico. Un arbitro, Earl Strom, che : ” …ha cercato di avventarsi su un giocatore, ha espulso una mascotte, ha cacciato due giocatori ed un trainer durante un intervallo, ha messo ko uno spettatore e storto un braccio ad una spettatrice.”  Insomma un antesignano di “Mister decidere” ( al secolo Luigi Lamonica) che,  contestualizzando i fatti, pur non utilizzando metodi che fanno adesso inorridire, ha ottenuto lo stesso riconoscimento in termini di rettitudine, considerazione, e carisma del nostro attuale miglior arbitro internazionale. Non mancano in questa parte del libro alcuni dotti richiami alla casualità degli eventi riportati nella letteratura cinematografica (Sliding doors citato testualmente) oppure letteraria (Elegy written in a country churchyard di Thomas Gray aggiungiamo noi) , cioè del come possa accadere che la casualità di un evento risulti determinante per il futuro. Nel caso di Strom, un imbarazzante malore intestinale non lo ferma e, procedere nell’arbitrare impeccabilmente una gara significa essere notato ed immediatamente dopo essere reclutato per il mondo NBA. Questa parte del saggio è ricca di aneddoti gradevolissimi, ne riportiamo uno a titolo di esempio, il colloquio tra Earl Strom e Wilt Chamberlain durante una gara:
Strom:  … Certo che ho visto il fallo
Chamberlain:  … e allora perché non hai fischiato?
Strom:  vuoi tornare in lunetta e sbagliare altri tredici tiri liberi per farti ridere dietro ancora di più?

…e la lettura giunge in un attimo al personaggio che chiude il cerchio: coach Pete Newell. Un innovatore, uno studioso che ha introdotto l’attenzione psicologica facendone un must ai metodi di allenamento, un devoto dello scivolamento (al pari dei gradoni di Zdeneck Zeman) come dottrina da praticare a prescindere se si vuole  un certo tipo di risultati con tanti atleti fuggiti ma, con i rimasti che, attraverso l’applicazione, hanno ottenuto risultati inimmaginabili. Ed in conclusione l’affermazione definitiva che illumina chi ne ha bisogno:  “ … Quello che i coach non devono mai dimenticare è che il vero successo non viene dalle vittorie, ma dall’amicizia e dal rispetto che il loro lavoro riesce a generare.
Si è trattato di un racconto sul doppio binario sulla storia del basket americano e su quella dei diritti dei neri di quel paese senza dimenticare i periodi bellici che influenzarono duramente la vita dei giovani americani nei primi anni ’40 dopo il bombardamento di Pearl Harbour.
Una narrazione dai paragoni calzanti ai quali non si è magari pensato, ma molto veri e pertinenti, come l’altro riuscito parallelismo tra questa disciplina ed il Jazz dove…l’improvvisazione è la caratteristica comune mentre le note musicali sono i fondamentali che alla fine guidano il gioco.
Emidio Maria Di Loreto

Flavio Tranquilllo
Basketball R-Evolution
Baldini & Castoldi 2016
pagine 291 € 16,00

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