Fleet Foxes. Composizioni originali su melodiose armonie del passato

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Le trenta recensioni catalogate da metacritic per il debutto dei Fleet Foxes producono un punteggio medio è di 87,6
su 100 e con una sola con punteggio 60 [1]. Questo la dice lunga sull’accoglienza ricevuta dal giovane gruppo di Seattle composto da Robin Pecknold, Skyler Skjelset, Casey Wescott, Christian Wargo, Josh Tillman.
Tutti i brani sono stati scritti da Pecknold –  che è anche la voce della band –  e sono stati registrati tra l’estate e l’autunno del 2007. In realtà i cd sono due perché in uno si trovano le cinque canzoni dell’Ep Sun Giant il tutto con una copertina dove è riprodotto il quadro Proverbi dei Paesi Bassi di Bruegel il Vecchio[2].

Un tema ricorrente nelle recensioni proposte è quello della ricerca dei riferimenti sonori e dei genitori putativi del gruppo nonché l’accenno al barocco come da dichiarazione di Pecknold.

Il titolo dell’articolo di Valtorta è esplicito nell’identificare Simon & Garfunkel anche se poi nel proseguio l’autore è intento a spiegare i richiami a Crosby Still Nash & Young e alla West Coast come in Heard Them Stirring <<vagamente morriconiana, è costruita su intrecci vocali e strumentali con un susseguirsi di “Woo ho ho” e “Aaah ah ah” e nessuna parola comprensibile>>. Nel disco rimandi sonori al folk rock e soprattutto agli amati Beach Boys [3].

Le melodie e soprattutto gli intrecci vocali ricordano a Pasini i CSN&Y insieme ad accenni di West Coast e folck britannico per un disco che ha una scaletta <<pressoché impeccabile>> e brani <<destinati a durare nel tempo e adatti a tutte le stagioni>>.
Pur complicata l’individuazione della canzone migliore cita White Winter Hymnal, Your Protector <<per cui i Coral farebbero follie>>, He Doesn’t Know Why <<dalla lucentezza accecante>> e Heard Them Stirring [4].

Nemmeno Castello tralascia di nominare nella sua recensione i Beach Boys e i CSN&Y aggiungendoci qualche spunto ad <<un melodismo di stampo Coldplay>> e ai Panda Bear per i cori. La straordinarietà sta nell’esecuzione che è di una <<freschezza a tratti disarmante, capace di regalarci brani in cui la ricerca della purezza raggiunge il suo culmine>>.
Nello scorrere dell’ascolto non trova momenti di stanca dall’iniziale Sun It Rises a White Winter Hymnal <<un inno irresistibilmente affascinante e incredibilmente permeante dove le voci, le chitarre acustiche ed elettriche ed i ritmi minimali riescono a fondersi per un dolce vortice di melodie morbide ed attraenti>>, passando per Ragged Wood dove il cambio di ritmo a metà pezzo denota la capacità <<di dipingere le più svariate emozioni in un solo brano>>, per Tiger Mountain Peasant Song, Quiet Houses, e He Doesn’t Know Why [5].

La Pierri dopo averli definiti una sorta di centauro con la testa degli Akron/Family e la coda deli Shins fa cenno all’insieme di sonorità ben amalgamato del weird folk, delle <<allegorie barocche>> di Fairport Convention e Incredibile String Band e del country folk. La straordinarietà del disco, uno dei migliori esordi dell’anno, sta nel <<linguaggio>> che resta unico .
Nel suo articolo estrapola sette degli undici brani e assegna un ruolo di peso a Pecknold che <<gorgheggia come un uccello di radura>> a volte sostenuto da un coro come nella <<splendida>> White Winter Hymnal o in altri momenti in solitudine, <<nella penombra>> come in Tiger Mountain Peasant Song e in He Doesn’t Know Why [6].

Bertoncelli invita <<caldamente>> ad ascoltare il disco che merita tutto quello che si dice di buono. Sceglie e condivide l’analisi fatta dalla rivista Mojo sottolineando la bravura nella capacità di far parlare, in maniera <<spontanea e disinvolta>>, mondi musicali che in altri tempi era fermi su due sponde diverse: il folk britannico e la canzone popolare americana di Harry Smith [7].
Non vi curate di noi e ascoltate.
Ciro Ardiglione

genere: country-folk
Fleet Foxes
Fleet Foxes
etichetta: Bella Union
data di pubblicazione: 05 09 2008
brani: 11
durata: 39:20
cd: singolo + Ep

[1] Si tratta di un sito che raccoglie recensioni su vari argomenti musica compresa. Per ogni disco vengono proposte le recensioni con il relativo punteggio sempre convertito in centesimi.
[2] Bruegel il Vecchio pittore fiammingo del XVI secolo ha dipinto il quadro nel 1559 rappresentando appunto proverbi olandesi e più probabilmente uno studio sulla stupidità umana. Del resto la nota di copertina fa riferimento al precedente titolo dato all’opera “The Blue Cloak o The Folly of the World”. E’ esposto allo Staatliche Museen di Berlino
[3] Luca Valtorta, “Fleet Foxes, ovvero tanti tintinnii nel solco di Simon & Garfunkel”, Il Venerdì, 5 settembre 2008,
[4] Aurelio Pasini, Il Mucchio Selvaggio settembre 2008, pag. 87
[5] Matteo Castello, www.storiadellamusica.it, settembre 2008
[6] Marina Pierri, BLOW UP. settembre 2008, pag. 85
[7] Riccardo Bertoncelli, www.delrock.it, 04 ago 2008

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