Fotografando la Tour Eiffel

Parigi Tour Eiffel
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Quando sono pigra e non mi va di scrivere penso al disegno e alla fotografia. Alla fotografia in particolare, perché, apparentemente, è quella che dà più velocemente il risultato permettendomi di aggiustare il “tiro”, eventualmente. Il disegno invece è come la scrittura, si deve aver la pazienza (e la mano) per riuscire a tirar fuori l’immagine di quello che vedono i tuoi occhi.
Quando vado a Parigi fotografo sempre la Tour Eiffel, non perché rappresenta la città, -Parigi ha molte cose più belle di quella torre di ferro – ma perché mi piace molto il suo colore, l’intrico di decori, tubi e pilastri che formano una maglia incredibile e contorta. L’ultima volta, per motivi del tutto personali, mi ha fatto pensare a quanto è altrettanto intricata e complicata una vita e proprio quel giorno un amico mi ha portato nel cinema d’essai del boulevard Saint-Michel, a rivedere uno dei bellissimi film di Claude Sautet, “César et Rosalie” che in Italia venne tradotto in un lungo “È simpatico ma gli romperei il muso”.

Il film uscì in Francia nel 1972 ma in realtà il regista aveva completato la sceneggiatura già nel 1964, senza poi trovare un produttore interessato. Grande osservatore, anche in questo film come per i suoi precedenti e i successivi – Il Commissario Pelissier, L’amante – e poi Tre amici, le mogli…., Garçon, Un cuore in inverno, Nelly e Monsieur Arnaud, per citarne solo alcuni – il regista francese classe 1924, dipinge la propria generazione: uomini e donne della classe media alle prese con gioie e problemi, doveri e libertà. Un racconto sincero della vita che si disvela attraverso il tessuto di quotidianità, di pranzi e cene, di incontri e a volte di scontri, tra amici, amanti, coniugi, famiglie. Sautet è maestro nel parlarci della semplice complessità dei sentimenti, dei desideri, insomma della ricerca della felicità. E anche in questo film affronta con un’ironia sapientemente intrecciata ad una commovente malinconia, il tema dell’amore e dell’amicizia, del rapporto difficile e contrastato tra uomo e donna.

César (Yves Montand), uomo dalle debordanti energie e passioni, di cui è spesso vittima, ama Rosalie (Romy Schneider), divorziata da Antoine (Umberto Orsini). Il ritorno dall’America dell’antico amore di Rosalie, David (Samy Frey), destabilizza César che per timore di perderla fa errori su errori spingendola tra le braccia di David. Poi Rosalie torna da César, per abbandonare sia César che David, i quali troveranno conforto e sollievo in una inaspettata amicizia.

Così riassunto sembra un banale triangolo amoroso, ma è il realismo del modo in cui Sautet lo racconta; l’affettuosa attenzione con cui guarda i suoi personaggi; la maniera in cui avvicina la macchina da presa ai loro volti così da coglierne e sottolinearne i moti di rabbia o la malinconia di certi pensieri o la gioia dei sorrisi; la levità con cui alterna i toni leggeri o drammatici della storia, delle reazioni dei protagonisti; la soave indulgenza della magnifica lettera di Rosalie a David, che non le risponde mai; il finale enigmatico, appeso tra speranza e cambiamento. Magnifica presenza quella del trio Montand-Schneider-Frey.
Che bellezza i cinema d’essai!
V.Ch.

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