Frances Ha. Un inno alla leggerezza e alla creatività.

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In una New York in bianco e nero che ricorda quella di Manhattan di Woody Allen, Frances si aggira con un’aria stralunata e un po’ goffa alla ricerca di un proprio equilibrio interiore, di una dimensione espressiva, di qualcosa di non ben definito che sfugge a qualsiasi categorizzazione, tra problemi economici e carenze affettive, passando da un appartamento all’altro e sognando di entrare a far parte della compagnia di danza presso la quale sta ultimando uno stage.


Sembra un manifesto generazionale, l’ultimo film di Noah Baumbach che, scritto a quattro mani con la compagna e protagonista del film, Greta Gerwig, è sicuramente uno dei film indipendenti più interessanti degli ultimi tempi.
Il mondo di Frances si direbbe sintonizzato su una lunghezza d’onda diversa da quella, per così dire, consueta. Sognatrice, leggera e spontanea, nonostante le continue delusioni e la durezza di una New York magica e incantata solo se hai sempre una carta di credito a portata di mano. Lontana dagli stereotipi e dalle convenzioni: così nella cena con gli amici della sua collega di ballo (che la ospita in casa per alcune settimane quando Frances non ha più i soldi per pagare l’affitto), in cui la protagonista del film appare decisamente inadeguata agli standard comportamentali di avvocati ed altri alto borghesi della New York bene presenti, molto misurati nei gesti, contenuti nelle espressioni, controllati nelle parole.

Ma la sua diversità non è semplice idiosincrasia al conformismo, non è solo voglia di collocarsi al di fuori dagli schemi (e nemmeno mero ripiegamento nella propria intimità). Frances evoca tenerezza nei gesti goffi e nell’indeterminatezza delle sue velleitarie aspirazioni. È poetica quando delinea in pochi tratti, proprio sul finire della cena di cui si diceva sopra, un’idea dell’amore come intesa tra due persone che si guardano da una capo all’altro di una stanza durante una festa: questa intesa a distanza è come una dimensione parallela che permea l’ambiente, sta attorno a tutti i presenti, ma cui solo i due soggetti interessati possono accedere.
Ed il film stesso può essere letto come la storia di una continua ricerca di affettività e sicurezza, di complicità ed amicizia, cui fa da pendant la voglia di spingersi oltre, di esplorare vie ancora ignote. Questo vagare al di fuori degli schemi alla ricerca di una propria dimensione è infatti anche, per altro verso, un inno alla creatività. Alla ricerca artistica come espressione pura di sé, sganciata dal contesto in cui ci si trova ad operare. All’indicazione di un nuovo modo di intendere il mondo che ci circonda e pensarne una sua riproduzione sotto forma di opera d’arte. Così nel ballo, ad esempio: nello spettacolo che Frances mette in piedi, le coreografie paiono ispirate a momenti di incertezza, goffaggini, errori (come lei stessa dice alla coreografa della sua ex compagnia di danza).

Creatività allora, si diceva, ma anche leggerezza. Insicurezza e ricerca di affettività. La sintesi non tarderà ad arrivare, attraverso esperienze grottesche, incontri improbabili, viaggi improvvisi, litigi e riconciliazioni con l’amica del cuore.
Il film, che molto deve alla splendida interpretazione della cosceneggiatrice Greta Gerwig, è stato presentato al Sundance Festival, al Festival di Berlino ed al Torino Film Festival nel 2013. In Italia è in uscita in questi giorni nelle sale. Da non perdere!
Gianfranco Raffaeli

Scheda del film:

Titolo originale: Frances Ha
Genere: Commedia
Origine/Anno: USA/2012
Regia:  Noah Baumbach
Sceneggiatura: Noah Baumbach, Greta Gerwig
Interpreti: Greta Gerwig, Michael Esper, Mickey Sumner, Adam Driver, Michael Zegen, Charlotte D’Amboise, Justine Lupe, Hannah Dunne
Montaggio: Jennifer Lame
Fotografia: Sam Levy

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