Francesco Del Prete, Rohesia Violinorchestra. Ascoltare e degustare

Francesco Del Prete
history 6 minuti di lettura

Non credo di essere originale affermando che quasi tutto il patrimonio musicale che conosciamo, almeno quello di produzione Occidentale, nasce dal connubio tra un’idea  che il compositore custodisce forse da tempo e quello che potremmo definire l’”evento” scatenante – a volte appena intuito – che  riesce a legare i due momenti. Se quindi seguiamo questa impostazione, non è difficile dire che Francesco Del Prete con il suo album Rohesia Violinorchestra  è riuscito, con classe raffinata, a saldare le due estremità.

Il progetto musicale nasce dalla voglia e dalla convinzione che sia possibile combinare, amalgamare, quasi impastare insieme, note musicali e vino. Potremmo parlare di una scommessa coraggiosa che ha contagiato, però, anche un noto produttore di vino del Salento, Paolo Cantele, che non si è spaventato del progetto così ardito – dato che la vita della sua famiglia è stata una continua scommessa con la mutevolezza della natura – tanto da affiancare senza riserve il talentuoso musicista. Da questo, solo in apparenza ibrido connubio, sono nate le 10 tracce musicali che compongono il cd, delle quali le prime cinque dedicate appunto a specifici vini nati dal felice amalgama tra vitigni di Primitivo e Negroamaro.

Francesco Del Prete Rohesia ViolinorchestraProprio il primo brano, Rohesia Pas Dosè, nome recuperato dal latino medievale per indicare la rosa, il veloce vibrato apre il pezzo per offrirsi ad un evocativo “pizzicato” in un incrocio di trame melodiche dove il suono dei violini ci ricorda quasi  la fermentazione o, se vogliamo, il delicato crepitare delle bollicine del pregiato liquido. Il termine “pas dosè” – che significa “non dosato” – ci riporta al metodo classico della produzione degli spumanti e sta a indicare che il contenuto di zucchero è inferiore ai 3 g/l.

Dal connubio quasi magico fra il musicista e, mi si passi il termine, il creatore di vini non poteva non nascere una melodia a volte struggente, con delicate venature oniriche, per ricordare Teresa Manara colei cioè che nel lontano 1951 prendendo il coraggio a due mani, si trasferì da Imola a Lecce attratta dal temperamento dei vini del Salento, dando all’arte del vinificare un nuovo impulso. Con Teresa Manara Chardonnay, titolo della seconda traccia, si è voluto appunto ricordare l’impresa di quella donna, che può essere vista come una specie di emigrazione al contrario, un qualcosa di altri tempi che il sottofondo del violoncello di Marco Schiavone riesce ad evocare proiettandoci all’indietro nel tempo nel ricordo di quella donna quasi mitica.

Lo stacco veloce con un sound brillante del violino di Del Prete, con accenni di swing e veloci terzine, ci fa entrare nella magia musicale del terzo brano, Rohesia Rosè, un Negroamaro rosato dal profumo intenso, sottolineato dai violoncelli che assecondano la melodia, come a sollecitare la tecnica sopraffina di Del Prete alla ricerca di nuove atmosfere. Questo intreccio tra aromi inebrianti e note musicali si dipana in maniera originale anche nel brano successivo, Rohesia Rosso, dove gli accordi di violino e violoncelli costruiscono una struttura melodica conturbante, che affascina e circonda l’ascoltatore, fino a condurlo grazie ad accordi di vago stampo medievale, ad una sognante degustazione.

Il percorso intrapreso con Violinorchestra di Francesco Del Prete prosegue con l’omaggio all’ Amativo , vino che nasce dalla pregiata mescolanza di uve Primitivo e  Negroamaro e che dà il titolo al quinto brano del cd, dove una struggente melodia apre il dialogo fra il violino e il violoncello di Anna Carla Del Prete, impegnati quasi nella ricerca reciproca di una bilanciata armonia – al pari di quella appunto fra i due vitigni – che avvolge l’ascoltatore come in una densa nebbia dove unico riferimento sono i “legati” del violino che ci conducono nella seconda parte del brano in maniera briosa e cadenzata.

L’esperimento che potremmo definire eno-musicale prosegue poi con altre 5 tracce o, meglio dire, variazioni sui precedenti titoli qui ricordati in maniera più asciutta, quasi essenziale, ma impreziositi dal contributo partecipativo di molti altri strumenti. Apre la riproposizione Rohesia Pas Dosè- Attesa e Desiderio, dove il tema è illustrato dal pianoforte di Emanuele Coluccia, che con un sapiente e accattivante uso della tastiera sembra affrontare con divertimento le armonie del violino di Del Prete. Ritmi appassionati e quasi asfissianti  di tango, ci conducono al settimo brano dedicato alla figura di Teresa Manara – Teresa Manara Tango per lei – la mai dimenticata e coraggiosa donna che diede inizio a tutto, e la musica riesce a far immaginare all’ascoltatore quella che fu la sua vita, tra impegno e peripezie, ricordate dalle taglienti semicrome del violoncello. Si torna poi con Rohesia Rosè – A Sud , su ritmi brillanti e ariosi grazie ad uno swing veloce, che sembra insinuarsi fra le corde della chitarra di Roberto “Bob” Mangialardo il quale ammicca a tempi di pizzica per non dimenticare la sua terra d’origine, il Salento. Nel nono brano Rohesia Rosso – La danza delle rose, l’introduzione è affidata alle armonie del violino e alla melodia dell’arpa di Angela Cosi, il tutto servito, verrebbe da dire, sul tappeto di note delicate stese dai violoncelli. L’operazione di recupero musicale si conclude con Amativo – Sussurri, quello che potremmo definire un faccia a faccia tra violino e violoncello, dove gli strumenti sembrano cercarsi per sfidarsi in una ricerca dell’equilibrio armonico. Testimoni non certo silenti di questa sfida gli altri strumenti che si inseriscono nel pezzo in maniera dinamica, passando dalla diteggiatura al limite del percussivo sui tasti del pianoforte di Emanuele Coluccia, fino alla voce di Lara Ingrosso, dai timbri quasi surreali ma capaci di evocare lontane melodie del passato.

Si, per quanto mi riguarda, l’esperimento è riuscito. La magia dell’ascolto, abbinato all’invito alla degustazione, è stata capace di dare i suoi frutti. Dall’inaspettato connubio fra musica e l’espressione più genuina di un territorio, in questo caso il vino del Salento, può nascere lo stimolo ad approfondire le tipicità e le tradizioni di quei luoghi da dove questo mistero si genera.
Stefano Ferrarese

genere: etnico
Francesco Del Prete
Rohesia Violinorchestra
etichetta: Dodicilune
data uscita: 22 novembre 2022
brani: 10
musicisti: Francesco Del Prete (Violini, composizione e arrangiamenti), Lara Ingrosso (voce, brano 10), Marco Schiavone (violoncelli, brani 1,2,4,7), Anna Carla Del Prete (violoncelli, brani 3,5,7), Angela Cosi (arpa, brano 9), Emanuele Coluccia (pianoforte, brani 6,10), Roberto “Bob” Mangialardo (chitarre, brano 8).

 

canale telegram Segui il canale TELEGRAM

-----------------------------

Newsletter Iscriviti alla newsletter

-----------------------------

Se sei giunto fin qui vuol dire che l'articolo potrebbe esserti piaciuto.
Usiamo i social in maniera costruttiva.
Condividi l'articolo.
Condividi la cultura.
Grazie

In this article