Francia. Elezioni presidenziali: 12 candidati e Macron in testa ai sondaggi

Francia Parigi
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In Francia il prossimo 10 Aprile si saranno le elezioni presidenziali e se nessuno dei 12 candidati ufficiali avrà la maggioranza assoluta dei votanti, il 24 Aprile si terrà il ballottaggio.
Solo lo scorso 7 Marzo il Consiglio costituzionale francese aveva annunciato la lista definitiva dei 12 candidati; sei avevano corso per l’Eliseo anche nel 2017 quando ne erano stati 11. Per potersi candidare i partecipanti hanno dovuto raccogliere 500 firme tra i circa 42.000 funzionari eletti e 34.000 sindaci.
Con un dibattito bloccato dalla guerra in Ucraina i sondaggi continuano a dare in grande vantaggio per il primo turno e anche al ballottaggio il presidente uscente Emmanuel Macron che stando alle ultime rilevazione (fonte Le Monde) avrebbe intenzioni di voto tra il 27% e 32% precedendo Marine Le Pen (15-19%), Jean-Luc Mélenchon (11-15%) Eric Zemmour (10-13%) e Valérie Pécresse (9-12%).

Vediamo chi sono i dodici candidati alle presidenziali in Francia.
Oltre al presidente uscente Macron in rappresentanza de La République En Marche (LRM) e che ha ufficializzato la sua candidatura solo i primi di Marzo scorso, abbiamo, semplificando, quattro candidati a sinistra, un ecologista, uno di centro, quattro di destra e un indipendente. Sono solo quattro le donne. Il più giovane candidato è Macron con 44 anni e il più anziano è il settantenne Jean-Luc Mélenchon.

Nell’ambito della sinistra radicale il più noto è Jean-Luc Mélenchon, 70 anni e attuale leader di La France Insoumise; è stato senatore e ministro socialista e anche lui è reduce da altre due elezioni presidenziali: 2012 (11,1%) e 2017 (19,6%).

Sempre nell’area della sinistra radicale troviamo Nathalie Artaud, 52 anni, candidata del partito Lutte Ouvrière (LO), professore di economia e management e attivista da giovanissima; propone il salario minimo a duemila euro per vivere dignitosamente e trova i fondi nei conti dei grandi gruppi. Il rovesciamento del capitalismo, obiettivo condiviso anche da altri candidati a sinistra come Poutou, è il modo per porre fine alle grandi disuguaglianze, alle discriminazioni razziali di genere, alla crisi climatica.

Poi c’è Philippe Poutou, 54 anni del Nouveau parti anticapitaliste (NPA), già candidato alle presidenziali nel 2012 (1,15% dei voti) e nel 2017 (1,09); umili origini e per lungo tempo operaio prima, sindacalista CGT e dopo il suo licenziamento è diventato consigliere comunale a Bordeaux. Nazionalizzazione e difesa dei servizi pubblici, lotta dura alla crisi climatica, nettissimo il rifiuto del nucleare, attacchi pesanti ai miliardari e, diversamente dal resto della sinistra radicale e pur sostenitore della smilitarizzazione, è per dare le armi all’Ucraina.

Infine Fabien Roussel, 52 anni che si presenta per il Partito Comunista Francese (PCF) di cui è segretario nazionale; deputato dell’Assemblea Nazionale Francese.

Altra candidata nota a sinistra, sia pur con posizioni più moderate, è Anna Hidalgo, 62 anni del Partito Socialista (PS), figlia di immigrati spagnoli iniziò la sua carriera politica con Lionel Jospin nel 1997; eletta prima sindaca di Parigi nel 2014 e rieletta nel 2020.

Gli ambientalisti sono rappresentati direttamente Yannick Jadot, 54 anni ex-Greenpeace e deputato europeo, rappresenta Europe Ecologie-Les Verts (EELV).

Con prese di posizioni sopra le righe anche all’Assemblea nazionale (deputato dal 2002), Jean Lassalle, 66 anni, del movimento politico Résistons di cui è il fondatore, negli ultimi anni si è fatto notare per una serie di affermazioni di natura complottista e, non ultimo, una buona dose di scetticismo sulla pandemia; inoltre in passato Mediapart, il giornale d’inchiesta, ha raccolto diversi resoconti che attestano violenze sessuali e forte sessismo da parte sua.

All’estrema destra la più famosa candidata è Marine Le Pen 53 anni, europarlamentare dal 2004 al 2017, deputata dal 2017 e presidente di Rassemblement National (RN); è la donna che da destra ha sfidato al secondo turno Macron nel 2017, mentre nel 2012 era giunta terza con il 17,9 % dei voti.

Sempre di destra, con posizioni però che si sono andate spostando sempre più su toni estremisti, Valérie Pécresse, 54 anni, e leader del movimento Libres! da lei fondato nel 2019 abbandonando la destra storica; presidente della regione Île-de-France, la sua carriera politica inizia come consigliere di Jacques Chirac nel 1998 ha successivamente assunto incarichi ministeriali sotto la presidenza di Nicolas Sarkozy (2007-2012). Recentemente ha dato grande evidenza a temi della sovranità nazionale, a quelli identitari una buona dose di avversione all’immigrazione e nonostante parole contro il predominio degli uomini nella società ha marciato accanto ai movimenti antiabortisti.

Euroscettico e sovranista, anche lui allontanatosi dalla destra più tradizionale, Nicolas Dupont-Aignan, 61 anni, a capo del movimento da lui fondato, Debout la France (DLF); presente nelle due precedenti elezioni presidenziali dove ha ottenuto rispettivamente l’1,79% e il 4,7% dei voti.
Sempre collocato a destra degli schieramenti il saggista e giornalista, Eric Zemmour, 63 anni del partito politico da lui fondato lo scorso dicembre Reconquête! che come obiettivo la difesa degli interessi nazionali e di promuovere la grandeur de la France; noto in particolare per le sue battaglie anti Islam che gli sono costate diversi problemi giudiziari; recentemente attraverso un video pubblicato da Mediapart, otto donne lo hanno accusato di comportamenti inappropriati e aggressioni sessuali ai loro danni; deve la sua fortuna alla partecipazione a programmi in radio e TV.

Pasquale Esposito

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