Francia: Macron rieletto e le speranze della sinistra alle prossime legislative

Jean-Luc Mélenchon
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Ancora una volta il presidente Macron si è rivolto a quei francesi che lo hanno votato solo per fermare Marine Le Pen e l’estrema destra. Un’avversaria e le sue idee razziste xenofobe che gli hanno fatto comodo per essere rieletto. Nel suo primo discorso Macron ancora una volta ha ringraziato coloro che pur non condividendo le sue idee lo hanno votato dicendo poi che «questo voto mi lega per gli anni a venire. Sono il custode del loro senso del dovere, del loro attaccamento alla Repubblica e del rispetto delle differenze che si sono manifestate in queste settimane».
Cinque anni prima diceva che «l’Europa e il mondo si aspettano che difendiamo ovunque lo spirito dell’Illuminismo minacciato in tanti luoghi. Si aspettano che ovunque difendiamo le libertà, proteggiamo gli oppressi. Si aspettano che portiamo una nuova speranza, un nuovo umanesimo, quello di un mondo più sicuro, un mondo di libertà difese, un mondo in crescita, più giustizia, più ecologia». Ma Macron su molti di questi punti durante la sua presidenza non ha fatto granché e – come spiega Ellen Salvi -«per cinque anni l’uomo che aveva assicurato, la sera della sua prima elezione di voler fare di tutto perché nessuno avesse “nessun motivo per votare per gli estremi”, in realtà ha largamente contribuito a stabilire un nuovo faccia a faccia con Marine Le Pen. Con l’obiettivo di restare dieci anni all’Eliseo. […] invece di combattere l’estrema destra correggendo le disuguaglianze sociali che la alimentano, lui e i suoi sostenitori hanno preferito agganciarsi agli slogan dell’estrema destra. Con un’arte della demagogia e una pratica piuttosto mediocre della triangolazione, hanno partecipato alla legittimazione delle sue figure e delle sue idee nel dibattito pubblico» [1].
Per chiarire questi anni di sfide con la destra fascista e razzista in Francia, è utile ricordare l’analisi di Paul B. Preciado che pur convinto della necessità di votare Macron per sconfiggere il fascismo della Le Pen, scrive: «forse esiste davvero un’eccezione culturale francese, ma di sicuro non esiste un’eccezione fascista francese: avete le vostre belle tradizioni di odio nei confronti dell’altro, di misoginia e xenofobia… e le alimentate anno dopo anno con il denaro pubblico, trasformando qualsiasi elezione in un gioco d’azzardo con il fascismo, partecipando con paura ma flirtando sempre con l’esaltazione stupida della nazione francese e l’eccitazione della morte, la morte della democrazia» [2].

Quest’anno con la guerra in Ucraina si consolidava anche lo scontro sulle divere alleanze e sulle diverse posizioni tra i due candidati nei confronti dell’Europa. E così «diversi commentatori europei hanno presentato il risultato del secondo turno delle presidenziali francesi come una “sconfitta per Putin”, perché il presidente russo, in pieno braccio di ferro con l’occidente, sarebbe stato il principale beneficiario di una crisi all’interno dell’Unione europea» [3].
Molti leader mondiali – incluso il presidente ucraino Volodymyr Zelenskiy e quello russo Vladimir Putin – si sono congratulati con Macron per la sua rielezione e per aver tenuto ancora lontano dall’Eliseo l’estrema destra e Marine Le Pen. Nelle cancellerie amiche qualche preoccupazione c’era rivolta ad una potenza occidentale che domenica rischiava di trovarsi su posizioni completamente diverse nel mezzo di una guerra sanguinosa come quella in Ucraina e dove UE e Nato si scontrano con la Russia dopo l’invasione.

Risultati elettorali
Emmanuel Macron (La République En Marche – LREM) ha vinto con il 58,54 % dei voti che sono risultati 18.779.641, Marine Le Pen (Rassemblement National – RN) con il 41,46 % e 13.297.760 voti. L’affluenza alle urne è stata del 71,99 %, ancora meno del 73,69% del primo turno; le schede bianche sono state il 6,35 % e cioè 2.228.044 molte di più delle 543 609 del primo turno; anche i voti nulli sono stati superiori: 2,25 % (790 946) vs 0,69 % (247 151).
Per dirla con le parole del candidato della sinistra di La France Insoumise (LFI) Jean-Luc Mélenchon la vittoria del Presidente «galleggia in un oceano di astensioni, schede bianche e voti nulli» e aggiungerei in un mare di voti dell’estrema destra che ottiene un numero di consensi mai raggiunto. Marine Le Pen, come nel 2017, ha conseguito i migliori risultati oltre che nelle sue roccaforti, nelle aree rurali e in quelle poco urbanizzate dove in questi decenni molti cittadini sono stati e si sono sentiti abbandonati; inoltre – sostituendosi a Mélenchon a cui erano andati i voti al primo turno, ha vinto in quasi tutti i territori d’Oltremare come in Martinica, nella Guyana, nelle isole di Guadalupa, nell’isola della Réunion.

La battaglia politica ora si trasferisce alle elezioni per l’Assemblea nazionale del 12 e 19 Giugno prossimo e per le quali la sinistra prova a fare fronte comune tanto che la Presidente del gruppo parlamentare di LFI, Mathilde Panot afferma: «possiamo ancora avere Jean-Luc Mélenchon come Primo ministro». Già la scorsa settimana Mélenchon aveva invitato i suoi ad abbandonare gli scontri che fino ad allora c’erano stati soprattutto con il Partito Socialista (PS) perché non portano da nessuna parte. Comunque non sarà facile anche perché le differenze esistono, anche sulle questioni collegate alla guerra in Ucraina, a proposito della quale Anne Hidalgo e Yannick Jadot candidata alle presidenziali per i socialisti la prima e per i verdi il secondo, hanno accusato Mélenchon addirittura di complicità con Putin. Se da una parte il Consiglio nazionale del Ps ha adottato una risoluzione che accetta il confronto con tutte le forze della sinistra, LFI inclusa, i dubbi tra i dirigenti del PS ma anche di altri partiti restano probabilmente a causa dei rischi di venir schiacciati dalla forza dalla leadership di LFI. Intanto il dialogo con tutta la sinistra dai comunisti a Lotta operaia ai Verdi fino al PS è aperto per un accordo che porti ad una maggioranza all’Assemblea nazionale con la quale Macron sarebbe costretto a fare i conti.
Pasquale Esposito

[1] Ellen Salvi, Emmanuel Macron domine un champ de ruines, 24 aprile 2022
[2] Paul B. Preciado, La Francia sta giocando con il fuoco, , Libération, 23 aprile 2022
[3] Pierre Haski, Il sollievo dell’Europa per la sconfitta di Marine Le Pen, France Inter, 25 aprile 2022

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