Francia. Note sulle radici della rivolta dei gilet gialli

history 5 minuti di lettura

Da quando la signora Jacline Mouraud postò su Facebook un video di alcuni minuti in cui si rivolgeva pesantemente al Presidente, Emmanuel Macron che aveva aumentato le accise per la benzina, abbassato il limite di velocità sulle strade statali, aumentato il numero dei radar per le multe e aumentato i pedaggi autostradali, sono trascorsi alcuni mesi e le manifestazioni non si sono interrotte mettendo in crisi la politica francese e messo sul chi vive tutta l’élite del paese.

Il fatto che un’ampia maggioranza del paese vede di buon occhio la protesta dei gilet gialli la dice lunga sulle cause che l’hanno generata. Certo i social network hanno favorito la diffusione delle manifestazioni e il sostegno alla causa facendo in qualche modo da collante e sostituendo le organizzazioni tradizionali, dai sindacati ai partiti. C’è anche il geniale, come spiega il professor Yves Mény della Luiss e della Scuola superiore Sant’Anna, «facile segno di identificazione visibile, diverso e immediatamente disponibile, visto che ogni proprietario di auto deve avere nel proprio veicolo il famoso “gilet jaune”, il giubbetto di sicurezza» [1]. Quello che non è condivisibile da parte di Mény è lo sminuire del ruolo delle condizioni economiche e sociali che invece sono un collante ancor più forte.

Laurent Bonelli, professore incaricato all’Università Paris Nanterre, prendendo spunto dalle felici analisi di Barrington Moore in Le basi sociali dell’obbedienza e della rivolta, spiega che era inevitabile una tale manifestazione di opposizione al potere. Si è rotto quell’equilibrio, perché la «stabilità riposa essenzialmente sulle contropartite concesse ai dominati da parte dei dominanti» [2]. Il lavoro è sempre meno retribuito e la precarietà è avanzata a dismisura e se poi si aggiunge lo smantellamento continuo dei sistemi di protezione dello Stato; «in Francia, quest’ultimo ha svolto un ruolo centrale per temperare le contraddizioni tra il lavoro e il capitale. Lo sviluppo di servizi pubblici di qualità – nell’istruzione, nella sanità, nei trasporti, nelle comunicazioni, nell’energia, ecc. – accessibili a basso costo e su tutto il territorio nazionale, ha permesso di limitare le conseguenze più nefaste di un rapporto salariale strutturalmente sfavorevole ai lavoratori, almeno a partire dalla seconda metà degli anni ’70. » E così è facile il passaggio per i gilet gialli per cui i responsabili dello Stato sono un tutt’uno con le élite economiche [3].

Il presidente Macron con il suo arrivo ha immediatamente dimostrato da quale parte fosse con le leggi inique messe in campo. Serge Halimi le elenca brevemente: «5 euro in meno al mese nel 2017 per i beneficiari delle indennità di alloggio personale (Apl) e, allo stesso tempo, la progressività fiscale sul reddito; l’eliminazione dell’imposta sul patrimonio (Isf) (mancati introiti per le casse erariali di circa 4 miliardi all’anno, ndr) e, in contemporanea la riduzione del potere d’acquisto delle pensioni. Senza dimenticare la cosa più costosa: la “semplificazione contabile” del credito d’imposta per la competitività e l’impiego (Cice) versato alle imprese. L’anno prossimo, l’Erario lo pagherà due volte a Bernard Arnault, l’uomo più ricco d’Europa, proprietario di Carrefour e di Lvmh (proprietaria dei marchi Céline, Christian Dior, Emilio Pucci, Fendi, Loro Piana, Louis Vitton, Givenchy Parfums, Guerlain, Christian Dior, Bvlgari, TAG Heuer, Dom Pérignon solo per elencarne alcuni, ndr), di Le Parisien e Les Échoes. Questa misura costerà da sola 40 miliardi di euro nel 2019, ossia 1,8% del prodotto interno lordo (Pil) » [4].

L’uomo che è salito al potere governa con una larghissima maggioranza pur avendo avuto il suo partito, La République en marche (Lrm), alle elezioni per l’Assemblea nazionale poco più del 28% dei voti ma con meno del 49% dei votanti al primo turno. Lrm rappresenta meno del 15% degli aventi diritto. Ma non solo, nell’Assemblea c’è una grandissima sproporzione tra la composizione della società francese e gli eletti, un esempio: gli operai sono il 20,8% nella società e lo 0,2% nell’emiciclo. Non è finita qua perché Macron governa con una “casta”, come titola l’articolo di Michel Pinçot e Monique Pinçon-Charlot. Cosa vuol dire? Che nel 2017 su 32 tra ministri e sottosegretari 15 erano milionari. E non che gli altri facessero la fame. Gli autori fanno seguire un lungo elenco. Uno su tutti il ministro del Lavoro, Muriel Pénicaud dichiarava un patrimonio di 7,5 milioni di euro, quello stesso ministro che continuava a picconare i diritti dei lavoratori [5].

Le richieste dei gilet gialli sono molte e vanno in molte direzioni, dall’aumento della progressività delle imposte, all’aumento delle imposte per le grandi aziende e la conseguente diminuzione a quelle piccole, all’aumento del salario minimo, alla promozione delle piccole imprese nei villaggi e nei centri urbani, allo stop della costruzione dei grandi centri commerciali [6].
Ancora non sono un partito e forse non lo diventeranno mai anche perché le anime e le impostazioni politiche di base sono diversissime. Vedremo se punteranno alla formazione di una lista alle elezioni europee e con quali obbiettivi e con quali eventuali alleanze.
Una cosa li potrebbe unire, oltre al diffuso utilizzo dei social, la forte presenza delle donne che in quanto rappresentative di un universo importante ma sottoutilizzato e soprattutto più emarginato, potrebbero prenderne la leadership.
Pasquale Esposito

[1] Yves Mény, “Flashmob Politics: le masse si rivoltano?”, https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/flashmob-politics-le-masse-si-rivoltano-21865, 21 Dicembre 2018
[2] Laurent Bonnelli, “Gilet gialli. La sollevazione francese”, Le Monde diplomatique / il manifesto, gennaio 2019, pag. 11
[3] Laurent Bonnelli, ibidem
[4] Serge Halimi, “Quando tutto viene a galla”, Le Monde diplomatique / il manifesto, gennaio 2019, pagg. 1 e 12
[5] Michel Pinçot e Monique Pinçon-Charlot, “Quella casta che governa i francesi”, Le Monde diplomatique / il manifesto, febbraio 2019, pag. 17
[6] Alessandro Cipolla, “Gilet gialli, chi sono e cosa vogliono? La Francia al terzo mese di proteste”, https://www.money.it/gilet-gialli-chi-sono-cosa-vogliono-Francia-Italia, 6 Febbraio 2019

newsletter mentinfugaIscriviti alla newsletter

-----------------------------

Se sei giunto fin qui vuol dire che l'articolo potrebbe esserti piaciuto.
Usiamo i social in maniera costruttiva.
Condivi l'articolo.
Condivi la cultura.
Grazie

Temi relativi all’articolo: