Francia: si continua a manifestare contro la legge sulla sicurezza globale

le bandiere della Francia e dell'Europa
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In Francia le manifestazioni contro la legge sulla “sicurezza globale” continueranno, ma non a Parigi. Il coordinamento #StopLoiSecuriteGlobale, che include diverse organizzazioni umanitarie avvocati, giornalisti, ha fatto sapere che «dopo la manifestazione di Parigi del 5 dicembre, e a causa della strategia terra bruciata messa in atto dalla Prefettura di Polizia ritiene che le condizioni di sicurezza dei manifestanti non siano garantite e non organizzerà la mobilitazione il prossimo sabato 12 dicembre a Parigi» [1].

Gli scontri sono stati violenti con decine di feriti, anche tra le forze dell’ordine, e arresti. Le manifestazioni contro la legge sulla sicurezza globale vanno avanti da settimane e hanno subito un’accelerazione il 26 novembre quando il sito Loopsider diffuse le immagini di Michel Zecler. Si tratta del produttore musicale aggredito dalla polizia cinque giorni prima a Parigi e che dopo essere stato fermato, trascinato all’interno del suo studio di registrazione veniva violentemente malmenato mentre gli vomitavano insulti razzisti.

La legge sulla sicurezza globale è stata voluta dal partito del Presidente, En marche approvata dall’Assemblea ed è in attesa al Senato. Nasce con l’intento di contrastare meglio il terrorismo e meglio difendere le forze dell’ordine. Come spesso accade, però, va ben oltre i suoi intenti. La parte più contestata è l’articolo 24 che se approvato avrebbe impedito di scovare le responsabilità di chi ha pestato Michel Zecler. Infatti con la nuova disposizione verrebbe comminata una pena fino ad un anno di reclusione e 45.000 euro di multa a chi renda pubblici «con qualunque mezzo, al fine di minarne l’integrità fisica o psicologica, l’immagine del volto o qualsiasi altro elemento di identificazione di un funzionario della polizia nazionale o di un agente della gendarmeria nazionale quando agisce nell’ambito di un’operazione di polizia».

Un vero attacco alla libertà di informazione secondo i più.
Si è mossa anche l’ONU che attraverso cinque relatori ha invitato, dopo aver apprezzato gli sforzi per qualche modifica, di cambiarne l’impianto perché a loro parere è «incompatibile con il diritto internazionale in materia di diritti umani». E non è solo l’articolo 24 ad essere oggetto di contestazione. L’articolo 22 «che autorizza l’uso di droni di sorveglianza in nome della sicurezza e della lotta al terrorismo consentirebbe un’ampia sorveglianza, in particolare dei manifestanti», è anche questo incompatibile con i diritti umani [2].
La legge inoltre estende la possibilità di accesso ai sistemi di videosorveglianza e allarga i poteri delle polizie locali.

Ma la Francia non è l’Egitto. Ironia della sorte, proprio in questi giorni, Macron ha accolto in pompa magna al-Sisi al quale dopo avergli assicurato il suo appoggio e le sue armi gli ha blandamente ricordato del rispetto dei diritti umani. E la Francia non è l’Ungheria o la Polonia alle quali lo stesso Macron, ironia della sorte, chiede il rispetto dei diritti politici e umani per accedere al Recovery Fund.
Pasquale Esposito

[1] “Loi « sécurité globale »: l’appel à manifester samedi ne concerne pas Paris », 9 dicembre 2020
[2] “Des experts de l’ONU demandent à la France de revoir sa copie sur la loi sur la sécurité globale“, 4 dicembre 2020

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