Franco e La Repubblica dei Mostri. Variazioni sulla canzone d’autore

Franco e la Repubblica dei Mostri
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La prima recensione del 2016 è volutamente un esordio, un esordio italiano, un esordio cantato nella nostra lingua e un esordio che racconta l’Italia. Non è un manifesto dell’italianità, ma un modo per ricordare che la diversità è una risorsa delle nostre esistenze. Nella musica popolare, nel senso più generico del termine, continua ad esserci una sorta di dittatura anglosassone.
Finito il “pippone politico” ecco Franco e La Repubblica dei Mostri il disco omonimo e autoprodotto che andrà alle stampe fra qualche giorno.
Le parole nelle otto canzoni scorrono con naturalezza tra comportamenti individuali e collettivi, sogni e illusioni, appunti del paese di questi anni

L’Italia che lavora  l’Italia che divora  beato chi se la scopa  dannato chi s’innamora
Ed ogni marciapede ogni marciapiede prima poi ti aspetta con la connessione in tasca e una playlist in testa per chi vive rincorrendo il venerdì sera
Milano veloce mi rende feroce ci puoi morire in croce Il futuro ci ha regalato un’applicazione per il buon umore
Dalla Repubblica dei mostri la gente se ne va
Ma come fanno i calciatori a rivendersi la maglia a on innamorarsi troppo  
Buonanotte a queste splendide coscie ai vestiti per terrra a un finale da guerra

Franco e la Repubblica dei Mostri
Franco e La Repubblica dei Mostri sono Adriano Aricò (voce, chitarra e ukulele), Marina Mussapi (violoncello), Francesco Provenzano (batteria), Paolo Perego (basso) e Vincenzo Marino (sax, clarinetto e synth). La ricchezza del gruppo e le diverse storie musicali di ognuno di loro ha permesso un risultato sonoro variegato e quasi sempre ben congegnato che è potuto innervarsi sulla tradizione cantautoriale italiana.
Questo vale anche per i momenti strumentali che intervallano o chiudono più di un brano, quasi a lasciarci lo spazio mentale per quello raccontano. La parte centrale de La Repubblica dei Mostri, molto delicata e quasi tradizionale in partenza spezzata da un tappeto synth e da un batteria che ne accentua il distacco. La bella e inattesa chiusura de Il Giusto Senso del Distacco. La lunga e jazzata L’attesa con i fiati a dominarla fino alla scomparsa mentre si innestano note post-rock o addirittura noise: il miglior brano del disco. Feroce è un’altra composizione di tradizione cantautoriale ma riesce a mettere insieme passaggi musicali ricercati come quello sferzato da brevi sventagliate e poi ancora un minuto di chiusura con il calore dei fiati.
Non vi curate di noi e ascoltate!
Ciro Ardiglione

genere: cantautoriato
Franco e La Repubblica dei Mostri
Franco e La Repubblica dei Mostri
etichetta: autoprodotto
data di pubblicazione: 22 gennaio 2016
brani: 8
durata: 26:15
cd: singolo

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