François Auguste Biard – Pittore Viaggiatore

François Auguste Biard
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Sebbene timida e ancora non generalizzata, la riapertura dei musei regala la speranza del ritorno ad una normalità di cui siamo tanto affamati.
Le riaperture italiane della Reggia di Caserta, del MANN di Napoli o degli Uffizi di Firenze ampliano finalmente l’orizzonte, illuminandolo.

François-Auguste Biard autoritratto
François Auguste Biard
Autoportrait, vers 1870-1875
Huile sur toile, 26 × 21 cm
Versailles, Musée national des châteaux de Versailles et de Trianon
© Chateau de Versailles, dist. RMN-Grand Palais / Christophe Fouin

Anche in Francia, dopo aver sfiorato il secondo confinamento totale, si decide che i musei non possono essere luoghi chiusi. Riapre così, tra gli altri, la Casa Museo Victor Hugo a Place des Voges, e con lei anche l’esposizione dedicata a François Auguste Biard inaugurata il 5 novembre 2020 e immediatamente chiusa al pubblico a causa dell’irrefrenabile aumento dei contagi nel paese.

In quella fatidica data il museo riapriva dopo 18 mesi di lavori di ristrutturazione, inaugurando le rinnovate e arricchite parti espositive della bella abitazione parigina che l’illustre scrittore occupò con la sua famiglia dal 1832 al 1848; ulteriore novità è il nuovo giardino ricavato dai 300mq del cortile d’onore dell’adiacente Hôtel Rohan-Guéménée del XVIII, concepito dalla paesaggista Aline Le Coeur per accogliere avvenimenti speciali e spettacoli oltre ad una terrazza-caffè. La riapertura al pubblico era stata celebrata anche con la pubblicazione monografica dedicata all’opera grafica di Hugo e con l’esposizione di 147 opere del pittore François-Auguste Biard, che si annoverava tra le conoscenze intime dello scrittore. Molto intime in realtà, poiché la bella moglie di Biard, Leonie D’Aunet, dalla quale ebbe due figli, si fece sorprendere nel 1845 in flagrante adulterio proprio con Victor Hugo.

Uno scandalo che animò la «buona società» dell’epoca soprattutto per i legami stretti che i due protagonisti, Hugo e Biard, intrattenevano con l’allora re Louis-Philippe. E mentre la povera donna scontava pena detentiva e successiva permanenza in convento, gli uomini vennero a patti per mettere tutto a tacere. In realtà questi eventi non impedirono ai due amanti di ritrovarsi, una volta liberi da sbarre e chiacchiere, in una relazione che durò fino all’esilio dello scrittore, nel 1851. Dal canto suo Biard non si fece dominare dall’insulto di quel tradimento, e dopo aver rispettato il contratto del silenzio stipulato con il re, dipingendo un grande affresco nella Galleria di Mineralogia del Museo di Storia Naturale di Parigi, riprese a viaggiare.

François-Auguste Biard si definiva autodidatta, ma qualche tempo all’Ecole des Beaux-Arts di Lione, città di nascita, lo ha speso; in maniera autonoma però, senza lasciarsi troppo imbrigliare dalle diverse scuole di pensiero di quegli anni, esponendo, ad appena 19 anni, il suo primo dipinto al Salon di Parigi nel 1818. Ma è il viaggio e la conoscenza che da esso ne deriva, ciò cui tende il giovane artista. Nel 1827 si imbarca come pittore disegnatore sulla corvetta La Bayadère, e attraversa in lungo e in largo il Mediterraneo: dall’Egitto al Libano, dalla Turchia alla Grecia. Non è nemmeno rientrato che già riparte per l’Inghilterra: visita la Scozia e poi di seguito verso la Spagna.

François Auguste Biard Hopital_des_fous
François Auguste Biard
Hôpital des fous, vers 1833
Huile sur toile, 48 × 59 cm
Rouen, musée des Beaux-Arts
© La Belle Vie / Réunion des musées métropolitains Rouen Normandie

La scala dei soggetti che Biard sceglie per i suoi dipinti è tra le più ampie. Eccelle nelle scene di genere (Hôpital des Fous) ma si lascia sedurre da un certo orientalismo (Sultana in un interno); nei paesaggi però è stupefacente; in essi si percepisce anche l’influenza del pittoresco e del sublime conosciuti nella sua permanenza su territorio inglese, ammirando i quadri di Turner o leggendo le opere di Walter Scott. Atmosfere nebbiose, colori fiammeggianti di una natura spietata e inclemente che troveranno magnifica espressione nei quadri realizzati al ritorno nel suo viaggio dell’estate del 1839 al seguito della missione scientifica nello Spitzberg e in Lapponia. Insieme alla moglie, sposata quattro anni prima, si tufferà anima e corpo nella fascinazione di quel viaggio dal quale tornerà con centinaia di studi di paesaggio e di ritratti di degli indigeni.

François Auguste Biard Magdalena Bay
François Auguste Biard
Magdalena Bay, vue prise de la presqu’île des Tombeaux, au nord du Spitzberg ; effet
d’aurore boréale, 1841
Huile sur toile, 130 × 163 cm
Paris, musée du Louvre
© RMN-Grand Palais (musée du Louvre) / Tony Querrec

Grazie ad essi, nel suo atelier di Place Vendôme, elaborerà straordinarie composizioni perseguendo la verità scientifica, somma di umanità, topografia, meteorologia, botanica ed etnologia, nel tentativo di «istruire» il proprio pubblico, spaventandolo pur divertendolo con naufragi tragici (Imbarcazione attaccata dagli orsi), panorami di baie raggelanti, ghiacciai che disegnano architetture fiabesche (Pesca di trichechi) e aurore boreali inimmaginabili (Magdalena Bay).

Davanti a quei dipinti lo stupore e l’incredulità sono possibili; difficile davvero credere alle forme dei ghiacciai che Biard disegna come sfondo alle sue scene, eppure si scopre che è tutto vero; perché quelle rappresentazioni sono precisissime e identiche a quelle riportate dalla moglie Léonie nel suo diario di viaggio, che verrà pubblicato nel 1854.

Biard in realtà è un erudito e viaggia allo stesso modo in cui viaggiano i già celebri naturalisti Darwin o Von Humboldt e non si comporta diversamente da loro: caccia, colleziona animali e piante, e disegna tutto ciò che gli si presenta davanti agli occhi, con lo stesso interesse entomologico; nei suoi 600 disegni del viaggio nel Grande Nord, si annoverano la serie completa di esemplari naturali e animali di quelle terre. Le sue opere derivano esclusivamente dalle sue osservazioni e nulla è lasciato all’immaginazione, se non la composizione in cui li inserisce.

François Auguste Biard mercato schiavi
François Auguste Biard
Vente d’esclaves dans l’Amérique du Sud – Slave Market, c. 1850-1860, 58.4
H/t, 75 x 133
Carnegie Museum of Art
© Carnegie Museum of Art, Pittsburgh : Gift of Mrs. W. Fitch Ingersoll, 58.46

Un «savant» che sa anche vivere il suo tempo e che partecipa ai cambiamenti sociali, facendosene a modo suo, promotore. È il caso della questione dello schiavismo che con la rivolta cappeggiata dall’ex-schiavo Toussaint L’Ouverture a Saint Domingue nel 1791, si fa sempre più pressante. Nel 1835 espone al Salon «Tratta degli schiavi» che verrà notata dal giornalista abolizionista Victor Schoelcher, il quale grazie alla sua nomina di sotto-segretario di Stato alle colonie nel 1848, potrà contribuire alla stesura del decreto di abolizione dello schiavismo nelle colonie francesi.

Biard torna nuovamente sulla questione al suo ritorno dal viaggio in Brasile, nel 1861, con un trittico che dettaglia le tappe dell’abominevole commercio umano (tra cui «Mercato degli Schiavi»). Interessato sopratutto a raffigurare i fatti con l’estrema precisione e documentata verità che gli è propria, l’artista per realizzare quelle grandi composizioni consultò tutti i racconti compilati sia da abolizionisti che da negrieri che erano stati pubblicati su alcune riviste dell’epoca.

Sebbene il pubblico fu sempre suo grande sostenitore, la critica si è invece spesso trovata divisa: sostenitori fedeli ma anche detrattori. È l’abbondanza di generi diversi che probabilmente confonde, come anche l’uso di mezzi di rappresentazione diversificati come la litografia o l’incisione o anche la fotografia, che d’altra parte contribuirono a diffondere più capillarmente l’opera dell’artista, riprodotta per tutto il XIX secolo su giornali e riviste, rendendolo tra i più celebri.

Dopo la sua morte, nel 1882, la sua opera pittorica si disperde tra vari collezioni e il suo nome scompare. L’esposizione organizzata al Museo Victor Hugo è la prima retrospettiva dedicata all’artista e alla sua opera.

V. Ch.

Informazioni:

Maison_Victor_Hugo Le salon chinois
Maison_Victor_Hugo, Le salon chinois
© Pierre Antoine

Maison Victor Hugo
6, Place des Voges, Paris
Tel: +33 01 42 72 10 16

Orari di apertura:
Dal martedì alla domenica dalle 10 alle 18.
Il venerdì fino alle 20 durante l’esposizione.

Tariffe:
Intero: 9 euro
Ridotto: 7 euro

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