Franz Ferdinand, Always Ascending

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Introdurrei il nuovo disco Always Ascending dei Franz Ferdinand con due canzoni Lazy Boy e Huck and Jim. La prima, 2’59” di una storia di un ragazzo pigro che non ne vuol sapere di alzarsi, di arrivare in orario, un brano che nonostante quell’inizio elettronico ha il ritmo e le sonorità che appartengono al marchio di fabbrica del gruppo, di un rock che guarda al movimento danzante.
I’m a lazy boy
Never gettin’ up in time, I enjoy
Being a lazy boy
Lying in your bed
Thinking of how
A lazy boy loves you

Huck and Jim è una bella miscela di rock, punk, rap dal ritmo insistente, che nasce dall’incrocio letterario con Huckleberry Finn di Mark Twain, per denunciare un sistema iniquo, «ho scritto il testo quando Trump stava smantellando l’Obamacare. Misuro una civiltà sugli strumenti con cui si prende cura dei malati e dei poveri e sul sistema scolastico», dice Alex Kapranos, leader dei FF[1].
Più di questi due brani, l’album presenta diverse novità, dovute soprattutto all’elettronica, in concomitanza con l’arrivo del polistrumentista e produttore Julian Corrie e come producer Philippe Zdar dei Cassius, duo electro-clash francese. Sul fronte degli arrivi bisogna dire che nel 2016 il chitarrista storico Nick McCarty ha lasciato il gruppo ed è stato rimpiazzato dal bassista dei 1990s Dino Bardot.

Always Ascending arriva dopo cinque anni dall’ultimo Right Thoughts, Right Words, Right Action ed è stato accolto positivamente anche per la capacità di saper innervare sul suono tipico della band di Glasgow note creative in molti momenti dell’album.

Cominciamo da Cristina Baldari che nella sua articolata recensione mette in risalto i cambiamenti che comunque non minano completamente le sonorità della band, è un album «come ce lo aspettavamo, tranne per qualche piacevole colpo di scena e chi rimpiange i tempi gloriosi di Do You Want To dovrà mettersi l’anima in pace: gli anni sono passati, i capelli di Al si sono imbiancati e la maturità del gruppo si fa presente, ma questo non può essere che un valore aggiunto». La traccia più bella è a metà del disco, The Academy Award una ballata lontana dagli stilemi FF [2].

Sembra entusiasmarsi Michele Bisceglia che non trova difetti a questo disco che va incontro alla dance, frutto anche del nuovo produttore, «“let’s dance” cantato à la David Bowie. ]I sintetizzatori spingono chitarre e rock verso lo sgabuzzino, vero, ma è impossibile non muovere testa e piedi ascoltando la canzone che dà il titolo all’album e la successiva Lazy Boy, con un ritornello che non fa certo rimpiangere i bei tempi andati di Take Me Out […]» [3].

Il richiamo alla dance lo fa anche Tommas Iannini collegando all’idea che hanno i Franz Ferdinand della loro musica, a loro dire un suono contemporaneo del futuro, “natural futurism”. Ma se «non c’è niente di nuovo o di rivoluzionario nella formula; magari il futurismo c’entra poco; sul resto, però, pochi dubbi, il sound dance-rock contemporaneo è servito: oltre al groove e alle melodie, ha anche i diversivi (comprese le citazioni “classiche”) contro la monotonia e i giri giusti, per il club o la sala da concerto». [4].

L’arrivo dei nuovi componenti ha influito nella composizione dello spartito di questo album. E se è vero che resta un disco dei Franz Ferdinand per la melodia, «il timbro vocale inconfondibile di Alex Kapranos, la particolare interazione tra i ficcanti riff di chitarra e i groove ritmici dal gusto funky», Stefano Bartolotta, come tutti, ne marca le differenze nell’elettronica, nella maggior attenzione ai “dettagli”, alle “sfumature”. Alcune novità anche nel modello del songwriting con certi brani dove che «somigliano più a dei veri e propri flussi di coscienza in melodia» [5].

Grant Nicholas, fatte le dovute osservazioni sui cambiamenti e sulla bontà di un disco di “transizione” si chiede giustamente se queste canzoni possano «rappresentare la base per un futuro salto nell’ignoto, o se rimarrà un episodio meticcio isolato nella discografia degli scozzesi. In ogni caso, avercene di dischi di transizione così». Brano migliore Huck And Jim, «uno strepitoso ottovolante indie tra punk funk, rap e il college rock di un refrain sorprendentemente da stadio» [6].
Non vi curate di noi e ascoltate.
Ciro Ardiglione

genere: rock
Franz Ferdinand
Always Ascending
etichetta: Domino
data di uscita: 9 febbraio 2018
brani: 10
durata: 39’48”
album: singolo

[1] Andrea Laffranchi, “Franz Ferdinand: «Always Ascending si ispira a Hitchcock e Mark Twain»”, www.corriere.it, 3 febbraio 2018
[2] Cristina Baldari, www.artwave.it, 10 febbraio 2018
[3] Michele Bisceglia, “Sale, sale e non fa male. Anzi, Always Ascending fa benissimo.”, www.rollingstone.it, , 9 febbraio 2018
[4] Tommaso Iannini, www.sentireascoltare.com, 9 febbraio 2018
[5] Stefano Bartolotta, www.ondarock.it, 4 febbraio 2018
[6] Grant Nicholas, www.debaser.it, febbraio 2018

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