Fratto_X. “Esiste ancora la spensieratezza?”

history 5 minuti di lettura

Questa è la domanda che più brucia nella mente confusa e allucinata dello spettatore mentre, d’improvviso, è costretto a tornare alla realtà e a riprendere coscienza del consueto al termine dello spettacolo “Fratto_X” della coppia Flavia Mastrella e Antonio Rezza

Il performer e autore Antonio Rezza, infatti, conduce gradualmente l’audience in una nuova dimensione, in cui il dramma esistenziale e le sue infinite sfaccettature sono violentemente portati alla luce grazie all’ironia, al cinismo e all’apparente semplicità delle affermazioni e azioni dell’attore.
L’atmosfera è, in un certo senso e fin dal primo istante, surreale, e lo spettatore non può che rimanere confuso e quasi sbigottito nell’assistere alla performance iniziale del “Telecomandato”, un oggetto a comando remoto che occupa la scena per interi minuti compiendo una traiettoria circolare e fastidiosamente sempre uguale a se stessa al centro del palco. La tensione si scioglie (o, meglio, inizia a crescere) quando il performer entra in scena e con un gesto violento buca il palloncino posto all’estremità del personaggio cibernetico affermando che “la spensieratezza va troncata sul nascere”. Il palloncino, infatti, fin da subito aveva ricordato allo spettatore una testa d’uomo la quale, inanimata e in balia di movimenti a lei imposti, si lascia inconsapevolmente trasportare dalle banali vicende del suo essere, il Telecomandato, per l’appunto.

Ancora l’audience non ha terminato di “scervellarsi” invano su ciò che ha appena visto che appare Mario su un triciclo: emblema dell’essere umano e della sua maschera sociale, egli occupa la sua vita parlando da Mario, vestendosi da Mario, socializzando da Mario, e così via. Mario esce di scena ma continua indistintamente a parlare, troppo velocemente e in modo confusionario perché gli spettatori possano comprendere la sua richiesta d’aiuto. Non è così, forse, che ciascuno di noi interagisce con gli altri, credendo di essere capito ma parlando una lingua intimamente incomprensibile ad orecchie insensibilmente estranee?

Ma lo spettatore ancora si ostina a cercare un senso alla performance, e lo fa rovistando disperatamente tra i suoi luoghi comuni, le sue convenzioni, i suoi stereotipi mentali. Solo alla fine capirà che l’obiettivo dell’attore è proprio quello di sdradicare ogni sua certezza di senso e condurlo sempre più in profondità del labirinto che è la mente umana e le trappole che essa stessa si tende, come un ragno che rimane avvinghiato nella sua stessa ragnatela.

E allora Rezza interpreta contemporaneamente Rita e Rocco e la confusione dei due: è sufficiente che indossi un cappello per essere certi che in quel momento è Rita? Forse è Rocco che imita Rita cambiandosi voce? Oppure, ancora, Rocco imita Rita o Rita imita Rocco? Rita è davvero Rita o è la gemella di Rita con il cappello di Rita? Dunque, chi siamo? E in cosa davvero ci distinguiamo?
Lo spettatore inizia a sorridere, e a lasciarsi persuadere dalle mille voci di Antonio.

Ora, infatti, è l’Ansia di Beppe, ora la Polizia, ora la Madre di Beppe, la quale parla e parla e parla ma il suono di una trombetta impedisce a Beppe di sentirla. Beppe, dunque, è incapace di comunicare sia con se stesso che con sua madre, ma perché? Che cosa ci impedisce dal comprendere noi stessi e i nostri cari? Dove disattivare, finalmente, la trombetta che squilla incessantemente dentro i nostri pensieri?
E poi c’è Rita da Cascia, che ha amici che vivono a Cascia e l’amore della sua vita che, guarda caso, è proprio di Cascia. Ma se Rita fosse stata di Gubbio, i suoi amici sarebbero stati di Gubbio e di certo i suoi amici di Cascia non sarebbero andati fino a Gubbio per conoscere Rita da Gubbio. Dunque amore e amicizia sono pure coincidenze, o meglio, “residenze”? Ma se sono pure coincidenze, allora non sono così speciali come crediamo, e neanche noi lo siamo. Che senso hanno, quindi, le nostre relazioni? E che senso ha la nostra esistenza? Non siamo forse tutti cittadini insignificanti di Cascia?
La stessa Rita è anche religiosa, e Dio prima la eleva alla tredicesima e poi le toglie la tredicesima. Dunque, in una divisione esistenziale, il tredici e il tredici si semplificano e rimane solo Rita su Rita, che a sua volta si semplifica. Rita se ne va, sparisce, muore, e rimane solo uno spoglio “fratto”. Anche il letto d’ospedale non è altro che un “fratto imbottito” e l’orizzonte è il più grande fratto dell’universo, poiché gli uomini vi muoiono sopra e sotto. Perciò la vita è solo e solamente un “fratto”, un’equazione non risolta che termina nel nulla e nell’annichilimento di tutti i tentativi di senso. Eppure, com’è possibile che in sette miliardi tentiamo ogni giorno di trovare la soluzione a questa divisione maledetta, senza riuscirvi? Il “fratto” è onnipotente, onnipresente e forse, per questo, l’unico Dio in cui possiamo credere.
Rezza è poi un marito ma è anche la voce di sua moglie, la quale ha prima il sospetto e dopo la certezza che sia il marito a fare la sua voce, ma continua a muovere le labbra permettendogli di manipolare le sue parole. Le relazioni sono dunque manipolazione, perdita inconsapevole della propria voce e accettazione consapevole di averla persa.
Infine, un cavaliere errante si prende gioco degli spettatori, li stereotipa, li diverte e li mette in soggezione puntandogli una luce addosso, li fa uscire dall’anonimato e permette all’immaginazione dell’audience di correre oltre i limiti socialmente accettabili.

Durante lo spettacolo il clima in sala non è pesante, ma ilare, e alla perplessità iniziale si sostituisce un travolgente abbandono ai giochi mentali del performer, con la conseguente dimenticanza del proprio essere a favore, per paradosso, di una maggiore comprensione si sé. Le battute ciniche, crude, innaturalmente naturali di Rezza permettono di espellere, quasi come si trattasse di un bisogno fisico, pulsioni mentali di una società dilaniata dalla contraddizione.
Carola Diligenti

Teatro Elfo Puccini – Milano
fino al 9 febbraio

Fratto_X
di Flavia Mastrella, Antonio Rezza
con Antonio Rezza
e con Ivan Bellavista
(mai) scritto da Antonio Rezza
habitat di Flavia Mastrella
assistente alla creazione Massimo Camilli, disegno luci Mattia Vigo e Daria Crispino
organizzazione generale Stefania Saltarelli
una produzione RezzaMastrella, Fondazione TPE – TSI La Fabbrica dell’Attore Teatro Vascello

newsletter mentinfugaIscriviti alla newsletter

-----------------------------

Se sei giunto fin qui vuol dire che l'articolo potrebbe esserti piaciuto.
Usiamo i social in maniera costruttiva.
Condividi l'articolo.
Condividi la cultura.
Grazie

In this article