Fughe dall’Irlanda

Irlanda Cliffs of Moher
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Un anno fa le preoccupazioni per i conti dell’Irlanda erano già forti. “Dall’Irlanda al Vietnam la mappa del rischio”  era il titolo di un articolo de Il Sole 24 ore. Il differenziale sui tassi tedeschi era di 176 punti [1], mentre in settimana hanno toccato quota 651 dopo aver inanellato una serie di record per due settimane. A quei tempi la Grecia aveva un differenziale di 217 punti mentre ora è vicino ai 900. Ci è voluta anche una rassicurazione dei ministri delle finanze dei paesi più grandi in Europa circa il non coinvolgimento degli investitori privati nei meccanismi salva-stato fino all’entrata prevista nel 2013 delle nuove regole.

Irlanda. Dublino – Parlamento, 12  ottobre 2007.
Foto Cristiano Roccheggiani

La crisi resta grave nonostante politiche lacrime e sangue ritenute necessarie al miglioramento del sistema che spesso, come nel caso dell’Irlanda, sono indicate e prese a modello. E difficile che avremo valutazioni e soluzioni diverse fino a quando le élite finanziarie, economiche e istituzionali saranno sovrapposte e con interessi che si intersecano e sovrappongono.

Irlanda. Dublino – Four Courts, 12  ottobre 2007.
Foto Cristiano Roccheggiani

L’Irlanda di questi giorni è sotto i riflettori di tutti gli operatori ed esperti. Il rischio che il paese si dichiari insolvente e che si ritrovi nelle stesse condizioni della Grecia è ritenuto alto. E gli speculatori stanno scommettendo sul fallimento.
Anche a Seul dove è riunito il G20 l’argomento non è sottaciuto. Del resto la finanza irlandese provoca turbolenze anche sull’Euro che scende sotto 1,37 nel cambio con il dollaro e nelle borse continentali. Non solo, ma sostiene la speculazione che contribuisce ad allargare i differenziali di altri Paesi aggravando ulteriormente le loro finanze e, viste le politiche restrittive adottate, affievolendo le speranze di uscita dalla crisi.

Un punto a favore del governo irlandese è che fino a luglio prossimo non dovrà ricorrere al mercato dei titoli di Stato. Le dichiarazioni delle istituzioni di Dublino sono tutte improntate alla tranquillità. Brian Lenihan, ministro delle finanze, ha precisato che la banca centrale del suo paese non sta preparando nessun piano di salvataggio.  E lo stesso governatore è fiducioso per il rientro sui mercati.
Anche il portavoce della Commissione europea nel dichiarare l’assenza di richieste di assistenza finanziaria ha precisato che Bruxelles ha i mezzi per poter aiutare Dublino.
Il problema che oltre alla grave situazione della finanza pubblica c’è quello delle banche irlandesi come la Allied Irish, la Bank of Ireland e la Anglo Irish Bank (il terzo istituto di credito) che dopo i costi della nazionalizzazione potrebbe richiedere ulteriori risorse. Un eventuale intervento, secondo l’agenzia Standard & Poors, obbligherebbe il governo a richiedere aiuti internazionali.
Il rischio è alto anche per l’aumento delle insolvenze sui mutui che se dovessero aumentare. E non è detto che funzioni bene la Nama, l’istituto creato per gestire i crediti inesigibili e patrimoni rischiosi.

L’economia resta depressa con un Pil che scenderà di oltre il 7% quest’anno dopo un meno 11% del 2009 e un tasso di disoccupazione che ha raggiunto il 12,5%. Il deficit di bilancio supererà il 20% del Pil quest’anno. E l’Irlanda torna ad essere un paese di emigranti con quarantamila alla ricerca di un lavoro soprattutto in Canada e Australia.
Quest’anno siamo alla terza finanziaria con tagli alla spesa pubblica dopo gli interventi che hanno decurtato gli stipendi, gli assegni famigliari e le prestazioni sociali in generale. Una politica avviata ben prima della Grecia e applaudita da più parti per il rigore, ma come si è visto, non ha arrestato la caduta libera della condizione finanziaria ed economica.

Ancora una volta l’Irlanda è stata considerata un modello da seguire dal boom alla recessione nonostante si sia passati <<dall’incantesimo mediatico allo sgomento sociale>> [2]. Venerdì sera secondo alcuni quotidiani circolavano voci di una richiesta di Dublino, malgrado le smentite che si sono susseguite in questi giorni, di una richiesta di sostegno per ottanta miliardi di euro.

Pasquale Esposito

[1] “Dall’Irlanda al Vietnam la mappa del rischio”, www.ilsole24ore.com, 1 dicembre 2009
[2] Renaud Lambert, “Le quattro vie del <<modello irlandese>>, Le Monde diplomatique/il manifesto, ottobre 2010, pag. 3; in questo articolo l’autore passa in rassegna gli anni del boom economico e finanziario attraverso le dichiarazioni di quanti, politici imprenditori e istituzioni, vedevano nell’economia irlandese un esempio da seguire per i successi. Un seguito che è continuato quando si è trattato di valutare le misure prese, tagli e restrizioni generalizzate, per fronteggiare la crisi. Senza successo fino ad ora e con grandi sofferenze per le fasce più deboli.
Pasquale Esposito

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