Fukushima dimenticata. Tokyo ospiterà le Olimpiadi del 2020.

Giappone Giochi olimpici 2020 Tokyo
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L’Assemblea generale del Comitato olimpico internazionale (Cio) adesso dovrà eleggere solo il suo presidente in sostituzione del belga Jacques Rogge. Questo accadrà martedì prossimo al termine dell’Assemblea che si sta svolgendo a Buenos Aires.


Giappone. Tokyo. Agosto 2010. Foto Laura Di Maggio

Ieri sera con l’entusiasmo, poco nipponico, della delegazione accompagnata dallo stesso premier Shinzo Abe, il Presidente del Cio ha proclamato Tokyo, come da pronostico della vigilia, città che ospiterà l’edizione delle Olimpiadi 2020.

Nel pomeriggio di oggi oltre alle 25 discipline di base [1] è tornata a far parte, come disciplina complementare, la Lotta. Con una larga maggioranza questo sport di antica tradizione, presente fin dai primi anni dell’evento e poco a che fare con le tecnologie che invadono lo sport, rientra dopo l’esclusione patita per Rio de Janeiro nel 2016.
La scelta di una disciplina dipende da una complessa valutazione che considera 39 criteri, tra cui audience televisiva, vendita di biglietti, paesi in cui viene praticato, numero di sportivi, attrattiva sui giovani. Ad esempio gli sport maschili devono essere praticati su larga scala in almeno 75 Paesi in 4 continenti, quelli femminili in 40 Paesi di 3 continenti.

La storia dell’assegnazione della dell’Olimpiadi iniziò nel 2011 quando invitò i Comitati olimpici nazionali a presentare. In prima battuta le candidature. A parte le ritirate come Parigi che veniva dalla cocente delusione per il 2012, Praga e Roma il Comitato Olimpico ammise Tokyo, Istanbul e Madrid dopo aver escluso Baku, la capitale dell’Azerbaigian e Doha, capitale del Qatar.
Ognuna delle tre città candidate è arrivata con un proprio progetto sportivo, ma soprattutto economico-politico. Tokyo ha vinto in finale contro Istanbul e contro tutta la Turchia, per la quinta volta fuori dai giochi. Non avremo ancora un paese musulmano che ospiti i giochi olimpici.
Da un punto di vista del budget quello turco primeggiava con la fantasmagorica cifra di 14,5 miliardi di investimenti che avrebbero dovuto servire alla costruzione di molti impianti e infrastrutture necessarie a contorno con la sola eccezione di due stadi: l’Ataturk che sarebbe diventato il nuovo Olimpico e il Turk Telecom Arena dove gioca la squadra di calcio  del Galatasaray. Una vittoria di Istanbul avrebbe coronato uno  dei sogni di Erdogan, presente alla proclamazione, e del suo governo  da tempo impegnati in  una politica estera di grandeur nel Medio Oriente e in generale tra i paesi arabi, il tutto accompagnato dalla suggestiva collocazione della città tra due continenti.
Evidentemente un problema sportivo, quello di doping di troppi atleti turchi per lo standard del rappresentanti stessi, e due problemi politici devono aver influito pesantemente nella scelta. Il primo ostacolo politico è la guerra in Siria, paese confinante e in cui la Turchia è già coinvolta per  il suo sostegno ai ribelli anche se si è prodigata nell’accoglienza di un fiume inarrestabile di  profughi. Altro  tema caldo è la recente repressione nei confronti delle opposizioni e dei manifestanti a Gezi Park.


Giappone. Tokyo. Agosto 2010. Foto Laura Di Maggio

Madrid era di fatto pronta perché sarebbero stati necessari poco più di due miliardi di euro di investimenti avendo 28 delle 35 strutture sportive già disponibili, una città ben organizzata per ospitare tutti e già sede del centro di  coordinamento mediatico del Cio. Le aree per i giochi sono due, una intorno allo stadio olimpico e l’altra non distante dall’aeroporto. Il villaggio degli atleti sarebbe costato circa 620 milioni di euro e lo stadio Olimpico 162 milioni di euro.
Questa olimpiade avrebbe dato lustro al governo spagnolo con Rajoy in testa che è volato in Argentina per supportare la causa. Inoltre secondo le valutazioni di organizzatori e politici sarebbe diventata una grande opportunità per l’uscita dalla crisi economica in cui è impantanato da anni il Paese. È possibile che proprio la crisi economica ed in particolare l’indebitamento della città i Madrid ad aver avuto un ruolo determinante nella sconfitta. Anche per la Spagna la questione doping ha avuto il suo peso visti gli strascichi recenti del caso doping  collegato a Eufemiano Fuentes allora dottore della squadra ciclistica Kelme.

Veniamo alla vincitrice che si è presentata con budget di tutto rispetto considerando alla già ottima organizzazione  di base della capitale nipponica. Sono stati impegnate risorse per 7,6 miliardi di euro.
Come a Madrid tutto in pochi chilometri (8 secondo gli organizzatori) e in due zone, il centro della metropoli e la baia comprendenti rispettivamente 6 e 21 strutture. Gli impianti già esistenti sono 15 , e di questi 11 non necessitano di lavori ulteriori. Fuori da queste due zone nel Musashino Forest ci saranno altri 3 impianti, mentre un po’ fuori mano solo il tiro e il campo da golf. Lo stadio Olimpico sarebbe stato costruito indipendentemente dal risultato della votazione. Il villaggio potrà ospitare 17.000 persone.
Un risultato che ripropone alla ribalta il Giappone come volevano il  premier e il sindaco nazionalista della capitale di un paese che è ancora la terza potenza economica mondiale e che dopo Fukushima le sfide che deve affrontare per il suo futuro sono più gravose.
E già Fukushima. Era questo proprio l’unico vero problema per la vittoria finale. Il Giappone non soffre nemmeno di problemi sportivi legati al doping. Per mesi si sono affannati, governo e media, a ricordare che nella capitale non ci sono rischi di radioattività e che questa sarebbe stata l’occasione della rinascita dell’economia giapponese. Evidentemente ci sono riusciti.
Ma il problema è un altro come ha ben scritto  d’Emilia che conosce bene quella realtà. La catastrofe definitiva non è affatto scongiurata perché nulla di serie è stato fatto per mettere in sicurezza il sito, «nessuno, ma proprio nessuno ha ancora capito dove sia finito il nocciolo di tre reattori, decine di migliaia di barre di carburante sono ancora in bilico su edifici di dubbia stabilità e centinaia di migliaia di tonnellate d’acqua rischiano – probabilmente hanno già cominciato a farlo – di avvelenare per sempre centinaia di chilometri di coste e l’oceano. […] Quello che appare inspiegabile, per un paese civile e formalmente democratico come il Giappone, è che il governo stanzi appena 360 milioni di euro per “tamponare” le sempre più ricorrenti e terrificanti fuoriuscite di acqua contaminata (lo ha annunciato il premier Abe in persona) e sia invece pronto ad assumersi i costi – si parla di almeno 10 miliardi, delle nuove, eventuali Olimpiadi» [2]. Il Giappone la sua olimpiade, politica ed economica, l’avrebbe vinta se quei soldi li avesse destinati a Fukushima.

Pasquale Esposito

[1] Le 25 discipline di base furono stabilite nel corso del Comitato olimpico di febbraio scorso tenutosi a Losanna. Ecco l’elenco: atletica leggera, canottaggio, badminton, basket, pugilato, canoa, ciclismo, equitazione, scherma, calcio, ginnastica, sollevamento pesi, pallamano, hockey, judo, nuoto, pentathlon moderno, taekwondo, tennis, ping pong, tiro, tiro con l’arco, triathlon, vela e pallavolo.
[2] Pio d’Emilia, “Il Giappone vuole le Olimpiadi 2020. Ma dovrebbe pensare a Fukushima”, www.ilfattoquotidiano.it,  4 settembre 2013

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