G20: la tassa minima sui profitti delle multinazionali è ridicola

trivellazioni petrolio gas economia
history 1 minuti di lettura

Da più parti si è parlato di un accordo storico sulla tassa minima sui profitti delle multinazionali, ma di vero c’è sono la forma. È la prima volta che politicamente ci si accorda (130 paesi su 139 del tavolo Ocse) per evitare l’erosione della base fiscale con pratiche al ribasso. Detto questo non c’è niente di storico. Perché?
1. L’aliquota scelta, il 15%, è ridicolmente bassa e per ottenere risultati significativa diversi economisti la vorrebbero più vicina al doppio. 2. L’accordo vero partirà (forse) solo nel 2023. 3. La sua applicazione riguarda le multinazionali con più di 20 miliardi di euro di fatturato e con una redditività superiore al 10% quindi escluderà grandi colossi. 4. L’Irlanda e altri paesi non sono proprio d’accordo e Boris Johnson vuole tener fuori l’intera City di Londra da questo accordo. 5. Come ha spiegato Gabriela Bucher, direttrice esecutiva di Oxfam International, «con questa riforma fiscale i paesi del G7 e dell’Unione Europea intascheranno più di due terzi del nuovo denaro prodotto dall’aliquota del 15%. I paesi più poveri del mondo recupereranno meno del 3%, nonostante ospitino oltre un terzo della popolazione mondiale».

newsletter mentinfugaIscriviti alla newsletter

-----------------------------

Se sei giunto fin qui vuol dire che l'articolo potrebbe esserti piaciuto.
Usiamo i social in maniera costruttiva.
Condivi l'articolo.
Condivi la cultura.
Grazie

Temi relativi all’articolo: