G20: troppe criticità su vaccino e debito

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Il G20 che si è svolto il 21 e il 22 novembre scorso a Riyadh, in Arabia Saudita, ha partorito poco più che una dichiarazione finale con buone intenzioni su vaccino e debito. E del resto cosa attendersi da una diplomazia internazionale che lascia organizzare e svolgere una riunione, sia pur virtuale, in una nazione dove il rispetto dei diritti umani è un’ipotesi di là da venire?
Per il G20 non si tratta di dire cosa debba fare a casa sua al principe ereditario Mohammed bin Salman e monarca assoluto. Ma nemmeno si può non pensare all’omicidio del giornalista Jamal Khashoggi o ai vari dissidenti e giornalisti in carcere possono chiudere gli occhi. Nemmeno lo si può legittimare, «davvero è possibile chiudere gli occhi davanti ad abusi terrificanti quando ci si riunisce per parlare dei problemi del mondo?» [1].

La pandemia da Covid-19 l’ha fatta da padrona con tutte le ferite che infligge e le cui cicatrici si vedranno a lungo. Ma come dicevo niente di eclatante alla fine su due temi cruciali: il vaccino e i debito. Va anche detto che in un consesso internazionale quando gli Stati Uniti sono indifferenti o ostili a molti obiettivi è difficile fare passi in avanti [2]. Anche quest’anno Trump, come in tutte le occasioni multilaterali passate, è andato per la sua strada, con le sue solite dichiarazioni sul clima, sulla strategia contro il coronavirus, i vaccini e poi ha anche continuato a postare tweet inerenti alle elezioni come “Mostreremo i brogli, ampi e senza precedenti“.

Vaccino
Il comunicato finale parla di un impegno a finanziare “un’equa distribuzione” del vaccino, dei test per la Covid-19 e per le cure. Quello che è successo nel giorno degli interventi è un appuntarsi medaglie e mostrine, da Vladimir Putin a Xi Jinping, a Donald Trump a Boris Johnson, «suggerendo un chiaro senso di competizione globale tra i paesi più ricchi e potenti» che niente a che vedere con la solidarietà e la comunanza di intenti.
Del resto il segretario generale delle Nazioni Unite, António Guterres ha messo in evidenza come servono 28 miliardi e di questi 4,2 servono prima della fine dell’anno per finanziare l’Act-Accelerator, l’iniziativa che assicurerebbe che i paesi sviluppati non monopolizzino test, cure e vaccino.
Uno dei problemi per la distribuzione e la vaccinazione di massa è che alcuni dei vaccini prodotti hanno bisogno di tecniche di conservazione (i famosi -80° ad esempio) e trasporto molto sofisticati per poter essere gestiti in paesi in via di sviluppo.

Una nota positiva: in barba al pensiero di Trump, il comunicato finale sostiene l’Organizzazione Mondiale della Sanità per il suo ruolo nel coordinare e sostenere la risposta globale alla pandemia.

Debito
La richiesta di António Guterres era quella di posticipare alla fine del 2021 il pagamento delle rate del debito. Nulla da fare: la sospensione ci sarà fino al 30 giugno. Ben poca cosa perché molte economie povere sono al collasso e si pagano più interessi che investimenti nella salute pubblica.
«Finora l’Iniziativa di sospensione del servizio del debito (Dssi) ha consentito a 46 paesi di beneficiare di un congelamento di una quota complessiva di interessi pari a 5,7 miliardi di dollari. Molto meno dei 73 paesi ammissibili, per un risparmio complessivo di circa 12 miliardi di dollari. Inoltre alcuni paesi a medio reddito, come il Libano, sono esclusi mentre altri, tipo il Kenya, hanno deciso di non aderire perché temono un downgrade delle agenzie di rating, come avvenuto nei confronti del Camerun. Anche per questo, secondo Eurodad, la Dssi è una misura insufficiente, “come cercare di svuotare il Titanic con un bicchiere”» [3].
Pasquale Esposito

[1] Pierre Haski, “Il G20 chiude un occhio sugli abusi del regno saudita”, traduzione di Andrea Sparacino, , 20 novembre 2020
[2] Annie Karni e Alan Rappeport, “G20 Summit Closes With Little Progress and Big Gaps Between Trump and Allies”, , 22 novembre 2020
[3] “Le promesse del G20“, 23 novembre

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