Gabon. La dinastia Bongo continua

Gabon bandiera
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La Corte costituzionale ha confermato la vittoria di Ali Ben Bongo, ex ministro della Difesa, alle elezioni presidenziali del 30 di agosto ed è iniziato il processo contro i presunti responsabili dei gravi incidenti che seguirono alla proclamazione del 3 settembre. Proclamazione contestata all’unisono dagli altri candidati.

Davanti al tribunale giovani per lo più accusati, a vario titolo, di violenze e saccheggi a Port-Gentil seconda città e capitale economica del paese. Dalla città fuggirono migliaia di persone preoccupate da un’espansione incontrollata delle proteste. Ancora in questi giorni i due maggiori oppositori risiedono in luoghi sicuri perché non si fidano del nuovo presidente.
Secondo la polizia i morti nel corso degli scontri sono tre, ma l’opposizione parla di almeno quindici morti, dopo aver verificato fonti dell’ospedale di Ntchenghue, a causa della repressione [1].

Le manifestazioni hanno preso di mira anche il consolato francese di Port-Gentil che è stato parzialmente incendiato e saccheggiato. Proteste che hanno anche un forte accento anti francese  tanto che le autorità hanno fatto preparare piani d’evacuazione dalle sedi [2].

Il nuovo presidente è stato eletto con il 41,73% dei voti, percentuale sufficiente ad evitare il secondo turno. I due maggiori oppositori André Mba Obame ex ministro dell’interno e uno dei migliori amici di Ali Bongo e Pierre Mamboundou sono andati poco oltre il 25%. Alle elezioni si erano presentati ventitre candidati anche se la disputa ha riguardato fondamentalmente personaggi interni al sistema politico-affaristico che caratterizza il Gabon.

Il paese era governato di fatto da oltre quaranta anni da El Hadji Omar Bongo Ondimba, morto l’8 giugno scorso, padre del nuovo presidente che è stato scelto tra una trentina di figli avuti da mogli diverse. Se da una parte Omar Bongo ha consentito al paese un certo grado di stabilità evitando guerre interne ed esterne e anzi proponendosi spesso come mediatore dei conflitti dell’Africa Centrale, dall’altra ha instaurato un regime di fatto dove la sua famiglia allargata ha governato la nazione come una sua proprietà. Ha goduto a lungo della benevolenza dell’Occidente grazie alla sua disponibilità verso gli investimenti stranieri e al conseguente sfruttamento delle risorse interne, petrolio in primis.

Ha goduto in particolare dell’appoggio della Francia che mantiene in Gabon interessi giganteschi. Secondo la Maison des Français de l’Etranger (MFE), ci sono più di 150 filiali e succursali di aziende d’Oltralpe tra cui Elf, Total, Bouygues, Sogea, BNP-Paribas, Crédit Lyonnais,  Société Générale, Axa, Préservatrice [3]. E tutto questo in un paese di circa un milione e mezzo di abitanti.

Le ricchezze accumulate sono enormi e <<nessuno sa a quanto ammontino i beni della famiglia Bongo…Negli anni ’90 gli americani avevano trovato nelle banche Usa 100 milioni di dollari appartenenti al dittatore. In Francia la compagnia petrolifera Elf-Aquitaine è stata accusata di aver versato nella casse del dittatore pesanti tangenti. Oltralpe i Bongo possiedono, oltre ad alcuni conti correnti milionari, 33 proprietà, compresa una villa da 25 milioni di euro>>. E questo sistema non è destinato a cambiare visto che il nuovo presidente ha rassicurato le aziende straniere [4].

Intanto la maggior parte della popolazione vive nella povertà, il 14% è analfabeta, la diffusione dell’Aids è elevata e l’aspettativa di vita è sotto i sessanta anni. Nel 2008 il Gabon era al 119° posto nella graduatoria relativamente all’Indice di Sviluppo Umano.
E tutto questo in una nazione grande quasi quanto l’Italia ma con un milione e mezzo di abitanti che esporta petrolio, legno tagliato nelle foreste che coprono l’85% del territorio, manganese (quarto produttore al mondo) , uranio, gomma e ferro. A proposito del ferro la miniera di Belinga, una delle ultime al mondo ancora da sfruttare il consorzio capeggiato dalla cinese Cmec ha ottenuto nel 2006 la concessione per estrarre esentasse il minerale per venticinque anni con in cambio dovrebbe costruire cinquecento km di strade, impianti idroelettrici e altre infrastrutture. <<Un progetto che nelle parole dello stesso Omar Bongo avrebbe dovuto trasformare il paese in una delle economie più ricche d’Africa. Nulla però è ancora stato fatto>> [5]. Sarà difficile pensare a cambiamenti se il sistema di sviluppo e di relazioni internazionali non cambiano. E la crisi non aiuta visto che la crescita del 2008 è stata di circa il 2% e il 2009 sembra, secondo la Banca Mondiale, peggiore del previsto causa prezzo delle materie prime.

Pasquale Esposito

[1] A parlarne in un’intervista è stato Pierre-Andre Kombila, parlamentare dell’opposizione. Il deputato ha inoltre aggiunto che <<c’è una voce che dev’essere verificata – ha aggiunto il politico – alcuni rapporti raccontano che i soldati avrebbero raccolto i corpi delle vittime per poi gettarli in mare dall’elicottero. Secondo diverse testimonianze ci sono stati decine di morti a Port Gentil>>; in “Gabon, la repressione del governo uccide 15 persone”, www.peacereporter.net, 9 settembre 2009
[2] Habibou Bangré, “La France sur ses gardes”, www.jeuneafrique.com, 8 settembre 2009
[3] Habibou Bangré, idem
[4] Massimo A. Alberizzi, “Il Gabon nella rete dei Bongo”, www.corriere.it, 5 settembre 2009
[5] Irene Panozzo, “Gabon, si sceglie l’erede di Bongo”, Il Manifesto, 25 agosto 2009

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