Gambles. Trust. Chitarra e voce per il racconto di una drammatica storia personale.

Gambles Trust
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Dolore e tristezza. Questo ci attende all’ascolto del cantautore newyorchese Matthew Daniel Siskin in arte Gambles, un nome che non ha nessuna relazione con le scommesse è semplicemente l’appellativo con cui una sua amica l’ha chiamato. Alle storie o forse alla storia personale appartiene il significato di questo disco.
Mettetevi seduti davanti ad un bicchiere della vostra bevanda preferita e provate ad ascoltare la sua voce sempre sofferente, impegnata a raccontare quasi a se stessa le storie disperate con quella chitarra spesso smorzata nei passaggi.
L’album è uscito lo scorso ottobre con il titolo Trust e si compone di tredici canzoni che rappresentano il suo esordio nel mondo della musica. Siskin non è però uno sconosciuto perché a trent’anni è a capo di un’agenzia per il web e cura l’immagine di personaggi dell’importanza di Rihanna o Beyoncé.

Torniamo all’album e alla storia personale a cui è intimamente legato. I brani come ha avuto modo di spiegare lui stesso sono un testamento per la sua ex fidanzata e nonché madre di un bambino perduto dopo qualche settimana, per le famiglie e per tutti quelli vicini. Le conseguenze dell’amore perduto hanno letteralmente distrutto  Matthew Daniel fino a farsi odiare per i suoi comportamenti. “There is no safe side / Wherever I stand, I damage”.
E forse non è solo un testamento ma l’analisi della sua condizione, è un dover fare i conti con se stessi.
Storie e musiche che ricordano l’esordio anche di Micah P. Hinson che però ritrova la vita nell’incanto della sua donna.

Come ha scritto Francesco Targhetta «ciò che fa la differenza, soprattutto, è la capacità di trovare, sopra successioni di accordi elementari, melodie purissime, come se fosse la prima volta che qualcuno prova a metterci la voce sopra. “So I Cry Out” e “Penny For A Grave” (col suo sapore di americana) spiccano, ma ogni pezzo ha un suo ricamo che sta lì, come scolpito. “Animal” chiude su colori più vividi e sopra arpeggi, laddove tutto il resto dell’album era scorso sull’immediatezza rabbiosa delle pennate. E costringe a fermarsi, qualsiasi altra cosa si stia facendo» [1].
Si avverte in tutto il disco un tributo a Leonard Cohen di cui ha suonato con la chitarra decine di canzoni, ma in So I Cry Out troviamo il culmine della sua versione del crooner canadese. E i devastanti racconti non possono non farci riandare ai lavori di Elliott Smith, altro suo sicuro punto di riferimento, e come non tener conto, non solo nella somiglianza, del primo Dylan.
Se Benzing giustamente esprime qualche dubbio sulla “formula”, «ma l’esordio firmato Gambles ha anche qualcosa in cui è sempre più raro imbattersi: una storia da raccontare. Una storia fatta di carne e sangue, con un viscerale bisogno di essere condivisa. Lo stesso segreto grazie a cui hanno lasciato il segno le opere prime di gente come Bon Iver e Micah P. Hinson» [2].
Non vi curate di noi e ascoltate!
Ciro Ardiglione

genere: cantautore
Gambles
Trust
etichetta: autoprodotto
data di pubblicazione: 1 ottobre 2013
brani: 13
durata:  44:04
cd: singolo

[1] Francesco Targhetta, www.storiadellamusica.it
[2] Gabriele Benzing,  www.ondarock.it, 8 dicembre 2013

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