Gatka: l’arte della sacra spada indiana.

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Guru Shabad Singh, all’anagrafe De Santis, è stato negli anni ’70 la guardia del corpo del Maestro (e principe indiano) Yogi Bhajan, difendendolo con la spada d’acciaio, nel suo fodero e mille occhi a guardiana del Maestro. Guru Shabad De Santis gia’ III dan di Judo e Ju Jitsu Go Ju, ha praticato yoga e Gatka 40 anni circa, ha fondato l’associazione europea della Gatka, creato e strutturato il suo Gatka System(R) insegna in tutto il mondo e forma insegnanti di yoga e Gatka, in congiunzione felice con elementi di medicina ayurvedica e anatomia occidentale e orientale.

Come dice ancora oggi: “la Gatka è la Sorella dello yoga“. Gatka significa mazza, significa grazia, e la storia di questa arte risiede nell’impossibilità del popolo di difendersi dall’esercito inglese, senza alcuno strumento di offesa nel senso “classico” del termine. Dunque le armi del popolo erano sassi e bastoni, reti e coltelli, fruste, scudi di fortuna, mala ovvero i nostri rosari, a 54 o 108 grani, di ferro, legno acciaio, come la spada ricurva, e molta velocità nello schivare colpi, capacità di rotazione delle braccia e delle spalle, torsioni del corpo “a molla” per aumentare l’effetto dei lanci e la potenza delle bastonate.

L’arte della Gatka ha perfezionato le posizioni di combattimento, detti Pantra, di riscaldamento muscolare e figure di concentrazione, meditazione e preghiera. Si, il combattimento è di fatto una “meditazione dinamica” con cui si affronta l’avversario onorandolo, rispettandolo e misurandone l’abilità senza poter mai colpire alle spalle, come i codici d’onore di qualunque arte marziale che sia tale, impongono. Lo yoga è il fronteggiare “interno” dei propri limiti, attraverso la disciplina del respiro e delle posizioni individualmente praticate; la Gatka è l’espressione esterna, di gestione dell’imprevisto, della forza e/o abilita’ dell’altro, di comunicazione con gli altri con lo stesso scopo come ricorda Patanjali, cioè disciplinare le oscillazioni della mente (Yoga Chitta Vritti Nirodha. Patanjali Yogasutra ed. Astrolabio).

Interessante la pratica della Gatka al chiuso e all’aperto, molto faticosa e fruttuosa al pari di un serio allenamento con i pesi in palestra. Come pure  l’evoluzione dei gatker, prima i Pantra, apprendimento delle figure, riscaldamento a suon di mantra e movimenti ispirati dal numero 8, nello yoga il numero corrispondente all’energia dell’infinito, con mani nude come ventagli, bastoni corti chiamati pugnali. Poi il confronto con l’altro, la mente che guida l’arma, decide i colpi, si difende. Quando si entra in comunicazione profonda con la spada, il guerriero spirituale e l’arma diventano una cosa sola, una consapevolezza in movimento: indistinguibile chi guida cosa o se cosa guida chi. Il continuo movimento consente di operare rotazioni a 360 gradi, e qui comincia il bello perché diventa un gioco d’insieme, si combatte con i circostanti, un allenamento sciolto, libero quasi magico.

Il ricordo di un inizio tiepido a Fondjuan, in Francia, anni fa e via via che i gatker combattevano con “cose strane” soprattutto le reti e i mala, si avvicinavano sempre più persone soprattutto i bambini ammirati, e cominciavano a giocare anche loro, con i pugnali di legno o a mani nude imitando i movimenti dei guerrieri.
La sera stessa ci fu uno spettacolo sul palco centrale, una gatker mi sembra fosse tedesca, si esibì con due lunghe torce: fu magnifico l’effetto al buio, di quella sera d’estate, dei giri di fuoco, veloci, incrociati, che riuscì a mostrarci. Lì si erano sposati l’arte della Gatka con l’arte circense.

La Gatka lavora sull’espressione delle emozioni, la rabbia in primis, e assicura, a fine allenamento una pace interiore “attiva“, pertanto, come tutte le arti marziali, coadiuva nel far affiorare il mondo emotivo e metterlo a disposizione di sé e degli altri avversari. Non è un caso neanche, che spesso si usino i tamburi, o suoni ritmati “dal vivo”, per consentire di combattere “a tempo”, “con ritmo”. Ecco perché si chiama, è, anche danza. Si attacca e ci si difende in buona armonia, occhi negli occhi, sviluppando l’equilibrio e la capacità di guardare in faccia, direttamente la vita. La spada rappresenta lo strumento con cui i gatker tagliano la maya, il velo dell’illusione, per svelare la verità, e solamente per l’affascinante metafora che la Gatka sottintende, merita di essere diffusa, praticata, cercata su YouTube, per essere vista almeno una volta.
È una ricchezza. Yoga e Gatka: Fratello e sorella come il Sole e la Luna.
Stefania Ratini

http://www.gatka.eu/

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