Gay Pride, ama e lascia amare

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Ieri grande festa a Milano per il gay pride. Gli organizzatori parlano di 300mila persone. E se non erano così tanti erano comunque tanti davvero.

Ancora una volta possiamo dire che quando l’orgoglio chiama Milano risponde.
Si è trattato di una festa pacifica, al motto di La prima volta fu rivolta.  Data importante quella del 28 giugno perché celebra il 50° anniversario dei moti di Stonewall a NewYork. Quegli scontri tra gli avventori di un locale gay e polizia, segnarono simbolicamente la nascita de movimento LGBT internazionale.

Aria di festa e di libertà ieri a Milano.
Ognuno aveva il diritto di rappresentarsi e di essere, senza violenza, senza nessuno che potesse o volesse dire tu puoitu non puoi.
Come ogni festa che si rispetti è stata un po’ di tutto, un po’ trash, un po’ volgare, colorata, arcobaleno, egalitaria. Ma soprattutto pacifica e allegra. Dove c’era spazio per tutti: donne, bambini, uomini, etero, gay, lesbiche, trans, e… come si dice nello spettacolo Priscilla la regina del deserto: c’era spazio anche per chi deve ancora decidere chi essere.

Ma attenzione a non pensare che manifestazioni come quelle di ieri siano da relegare solo nella rubrica folclore. Ieri a Milani c’è stata una manifestazione che riaffermava con forza il valore dei diritti. Come ben sanno i tanti giovani presenti con la loro voglia di stare insieme, di cui abbiamo raccolto alcune dichiarazioni.
È un dovere manifestare, basta pensare alla deriva che sta prendendo la politica italiana.
Sono etero, ma quando i diritti sono minacciati scendo in piazza.
Nessuno deve dire come amare e chi amare.

Ieri non solo folclore, ma una scelta politica, che diceva no all’immaginario volgare proposto a Verona con il convegno sulla famiglia naturale.
Ci viene l’orticaria quando sentiamo parlare di naturale.
Che cosa intendiamo con la parola naturale?
Se io elimino tutte le categorie umane che a vario titolo sono state offese ed emarginate dalla storia, che cosa rimane? Mi rimane un‘idea di uomo che possa assurgere a criterio universale di umanità?

E allora, se la risposta è no: che festa sia.
E allora, se la risposta è no: ben vengano gli allegri eccessi della festa in piazza di ieri.
Perché quegli eccessi e quei colori celebrano il diritto di ognuno di noi ad amare.

Gianfranco Falcone
https://www.disaccordi.it/

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