Georges Simenon: I superstiti del Télémaque

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Ancora un romanzo di Simenon: un delitto e sullo sfondo un porto e una cittadina intrisa di salsedine. Ancora una storia in cui il passato torna a tormentare i protagonisti senza che sia data una possibilità di dimenticare e vivere con serena speranza il futuro.

Il mare, i pescherecci e l’attesa sul molo: la cittadina di Fècamp rinnova ogni giorno i suoi riti e le sue attese. Le luci del molo e quella della cittadina provano a rischiarare il buio fatto di umidità e voci roche e affaticate.
romanzo Simenon superstitiLe navi rientrano in porto per ripartire quanto prima per non perdere il momento giusto per la pesca.

Citazione 1
A cause uguali corrispondono uguali effetti e l’arrivo di una nave in un porto è sempre preceduto da un viavai metodico e immutabile, anche quando, come nel nostro caso, la nave era solo un peschereccio di Fécamp armato per la pesca alle aringhe.
Una famiglia distrutta da una torbida vicenda che ha visto come protagonista il padre, imbarcato tanti anni prima su una nave che ha fatto naufragio. Di quella storia si raccontano tante versioni e tanti protagonisti: alcuni marinai, per sopravvivere, si sono cibati dei loro compagni meno fortunati? Nessuno ha mai trovato la conferma a questa storia.

Citazione 2
E per che cosa, poi? Riusciva a darle solo qualche bacio furtivo, vicino alla cucina che puzzava di aringa alla griglia, o sul marciapiede, quando lei scappava fuori un istante per stringersi a lui più per docilità che per passione.
Una madre sull’orlo della follia per l’orrenda morte del marito e due figli: Charles e Pierre, il cervello e la forza. Charles che è stato costretto a lasciare il mare per una malattia che ne mina la salute e si è accontentato di un posto nelle ferrovie; Pierre, bello, forte e sorridente è diventato uno dei capitani più rispettati della zona, uno che è ascoltato dagli armatori e dai marinai, uno che il suo mestiere lo sa fare come pochi.

Citazione 3
Da lontano sembrava un funerale. Davanti alla casa dei Canut c’erano due agenti di guardia e un gruppo chiassoso di giornalisti e fotografi. I capannelli di curiosi si tenevano a una certa distanza, come in attesa che si formasse il corteo funebre per seguirlo fino alla chiesa.
La vita sembra scorrere così, secondo precisi appuntamenti fra il molo, il bar e la stazione; la vita sembra andare com’è sempre andata con i suoi piccoli amori, i segreti che ognuno cerca di seppellire nella memoria e poche giornate belle.
Un delitto turba tutto quest’ordine: a essere ucciso è un marinaio che aveva viaggiato con il padre di Charles e Pierre. Ecco che s’innesca la macchina dei sospetti, degli sguardi. Lentamente dal passato di ognuno sorgono fantasmi sopiti e tutto sembra cambiare in pochi giorni.

Citazione 4
Persino da ubriaco Pierre rimaneva bello. Non vomitava, non sproloquiava. Solo i suoi occhi sembravano affondare lontano e quando parlava era più eloquente del solito. Charles si svegliò nel suo letto, con un mal di testa atroce. In cucina trovò la madre che macinava il caffè cercando di non fare rumore.
Chi ama leggere i romanzi di Simenon sa che in fondo al cammino non ci aspetta una vittoria o un riscatto. Nulla può davvero cambiare nel ritmo che il mare sembra imporre agli uomini che vivono grazie alla sua volontà.
In fondo, per sentirsi un poco più a posto nel mondo, basta un sorriso, uno sguardo ricambiato o un leggero fremito nel tono della voce.
Charles, quasi restando nell’ombra, saprà ancora una volta salvare ciò che resta della sua famiglia.
Antonio Fresa

Georges Simenon
I superstiti del Télémaque
Adelphi, 2020
Pagine 188; € 18,00

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