Georges Simenon. La porta che separa una vita semplice e serena da una tragedia

Georges Simenon, La porta

Ancora una volta Georges Simenon mostra la sua capacità di costruire storie partendo da elementi semplici e quotidiani. La porta è la vicenda di una coppia travolta dalle sue ossessioni.  La porta è l'ennesimo in cui Georges Simenon mette in mostra la sua incredibile capacità nel costruire e narrare storie partendo da elementi immediati e quotidiani. La banalità della vita di persone semplici nel laboratorio alchemico dello scrittore belga sa assumere connotati e significati imprevedibili.
In una sua intervista di tanti anni fa, Simenon sottolineava, infatti, la sua propensione a servirsi di parole concrete, immediate e mai astratte: uno spazio fisico che si fa psicologico e narrativo, con piccoli dettagli che illustrano le giornate dei suoi protagonisti.

In questo romanzo siamo a Parigi, nei pressi di Places de Vosges, nella casa che Bernard Foy divide con sua moglie Nelly. Bernard ha perso entrambe le mani per lo scoppio di una mina ed ha dovuto imparare a convivere con le protesi e una serie di disturbi che ne condizionano la vita. Il suo mondo si è andato restringendo sempre più alla vita del quartiere, alla spesa da fare nei negozi della zona e alle mansioni domestiche che si alternano a qualche piccolo lavoretto.

Fu una di quelle serate senza niente di straordinario che uno colloca nei propri ricordi, che mette in qualche modo da parte come prevedendo di averne bisogno un giorno. Era fatta di niente, di immagini quotidiane, di gesti, di parole insignificanti che quella sera, va' a sapere perché, palpitavano di una vita più intima e più calda.

Georges Simenon La portaNelly, invece, lavora ed esce da quel piccolo mondo spostandosi verso un'altra zona della città: i suoi orari di lavoro scandiscono i ritmi della casa e le attese di Bernard che l'accompagna con lo sguardo fino alla fermata dell'autobus. La sua vista, dalle finestre della casa, spazia su un paesaggio fatto di cose note e vite parallele che si uniscono in una sorta di respiro comune determinando la vita del quartiere: urla di ragazzi, porte che sbattono, qualche radio lontana, il passaggio delle auto.
L'unico vero interlocutore per Bernard è il dottor Aubonne, un medico che, con una dedizione speciale, passa regolarmente a fargli visita. L'unico diversivo che la coppia si concede a volte sono le passeggiate serali lungo le strade del quartiere; ogni tanto, con un cenno del capo o una piccola indicazione, il loro tragitto si allunga e si snoda per le strade degli arrondissement vicini.
Nel palazzo si trasferisce poi il fratello di una delle colleghe di Nelly, un ragazzo costretto sulla sedia a rotelle da una poliomielite che si mantiene disegnando vignette per i giornali. Quasi ogni giorno Nelly è costretta a passare da lui su richiesta della sua amica per portare piccoli doni o altre cose necessarie. Una piccola abitudine che si va sedimentando e che altera l'andamento delle cose. La porta, quella della casa del giovane, si trasforma in un limite simbolico tra il dentro e il fuori, tra la trama degli eventi e gli incubi che si nascondono nello scorrere di un tempo che apparentemente non conosce scossoni e novità.
La porta separa anche il silenzio dalle parole di un racconto che si fa avvolgente presagio di ogni possibile ossessione: entrare o non entrare (questo è il dilemma, si potrebbe dire) in una catena di pensieri che può alterare la quotidiana fatica del vivere? Che cosa si cela oltre la mania della gelosia e della immaginazione? Uno squarcio, un'apertura che altera l'ordine consueto del tempo e rimette in discussione sentimenti e abitudini che sembravano indiscutibili.

Che cosa restava nella colonna dei contro? Non se lo ricordava, preferiva non pensarci più. Tra poco sarebbe stato il momento di preparare la tavola, di asciugare l'insalata, di occuparsi delle piccole incombenze che toccavano a lui.

Uno spazio urbano parigino fatto di strade, piazze e negozi: luoghi anche celebri colti nella loro semplice disponibilità a farsi scenario di una tragedia che spezza la vita di una coppia rodata e costante nelle sue abitudini. Come è possibile che tutto appaia all'improvviso diverso dopo anni di convivenza, sostegno e ripetizione? Che cosa altera in maniera devastante il corso del tempo quando piccoli dettagli modificano il quadro? Simenon sa lavorare sui piccoli istanti che indicano l'imminente catastrofe, mentre i suoi protagonisti vengono colti dal dubbio, dall'ansia e dalla paura. Perché quella porta si trasforma per Bernard in un angosciante segnale che lo porta a precipitare in una maniacale ossessione che non potrà più controllare?

La donna che gli aveva venduto il melone ne aveva di nuovo un carretto pieno. Cercava d'invogliarlo e lui si lasciò convincere. Lei ne scelse uno e glielo mise nella borsa a rete.

La borsa della spesa si farà sempre più pesante e diventerà la plausibile scusa per fermarsi davanti a quella porta e cercare di scrutare l'interno. Come vive quel ragazzo? Chi si prende davvero cura di lui? E perché Nelly si ferma sempre in quella casa? Tante domande che risuonano nel silenzio della casa nelle mattinate e nei pomeriggi di Bernard fino a costruire un finale inatteso eppure quasi presentito.
Ancora una volta Georges Simenon ci ricorda che l'aver varcato la porta che separa una vita semplice e serena da una tragedia quasi senza senso, non consente più di tornare indietro.

Antonio Fresa

Georges Simenon
La porta
Adelphi; 2024
pagine 142
€ 18,00

 

 

 

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