Georgia on my mind!

Museo Fondazione Roma Georgia OKeeffe
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Non c’è cosa più sensuale di una donna cosciente della propria scandalosa femminilità.Non riuscivo ad ottenere ciò che volevo e così mi sono ritratta senza vestiti è stato molto divertente, che stupida a non averci pensato prima. Oggi volevo dipingere la nudità, ma non so dire se siano più nudi questi, di un paesaggio al quale sto lavorando.” Sono queste le parole che Georgia ò’ Keeffe indirizza ad Alfred Stieglitz, celebre fotografo e gallerista nell’America degli anni Venti. Con lui intraprende una relazione prima professionale e poi sentimentale, che culminerà in una serie di mostre nelle più importanti gallerie newyorchesi e in un matrimonio.
Tra i due si instaura una forma di collaborazione artistica quasi ossessiva, il corpo nudo di Georgia già così discusso diventa protagonista dei lavori fotografici del marito scandalizzando il mondo e deviando in maniera definitiva l’opinione pubblica riguardo la condotta morale di questa donna: da quel momento in poi il nome di Georgia o’ Keeffe sarà sempre ricondotto a sessualità e erotismo.  Dal 4 ottobre 2011 al 22 gennaio 2012 il Museo Fondazione Roma sito in Palazzo Cipolla ha reso omaggio a questa grande donna del Novecento, vera icona dell’arte americana del XX secolo, dedicandole una grande retrospettiva che costituisce la prima vera occasione per presentare al pubblico italiano le sue opere.

In mostra sono presenti 60 opere provenienti dalla collezione Georgia O’ Keeffe Museum di Santa Fe in Nuovo Messico, che ospita più della metà della produzione dell’artista. La rassegna è inoltre arricchita da importanti prestiti che provengono dal Museo Thyssen – Bornemisza di Madrid, dalla National Gallery of Art di Washington, dal Whitney Museum of American Art di New York, dal Philadelphia Museum of Art e da prestigiose collezioni private.
Lungo l’esposizione sono presenti anche gli strumenti di lavoro e alcuni oggetti personali di Georgia e una sezione con le fotografie di Stieglitz a lei dedicate documentano la vita appassionante della donna e dell’artista.
Le prime opere esposte sono i lavori degli anni giovanili: soprattutto stampe e acquerelli, che mostrano l’uso di un linguaggio espressivo nuovo. In Blue Line del 1919 si riconosce in maniera evidente l’allusione delicata e femminile a quella che Courbet avrebbe chiamato “L’origine del mondo” , ma da quel momento in poi il suo astrattismo sembrava incoraggiare a tutti i costi le interpretazioni in chiave freudiana delle sue forme, perciò decise man mano di spostare l’accento su forme più riconoscibili. La serie Evening Star evidenzia la nuova influenza direttamente dalla natura, che plasma una nuova forma di astrattismo nella metà degli anni 20, dedicata soprattutto a fiori, frutta e paesaggi.
Nel quadro Trees in autumn altera così violentemente il rosso sfumato delle fronde dell’albero da assimilarle alle fiamme infernali di un fuoco acceso. È il confronto diretto con la fotografia che la conduce a distorsioni ottiche e a rappresentazioni di elementi naturali in dimensioni macroscopiche. Calla Lilies, Petunia n.2 e Purple Petunias celebrano la sensualità delle forme floreali, con la delicatezza dei loro colori, con l’abbraccio armonioso con il verde delle foglie, tra l’esibirsi e il nascondersi.

L’allestimento della mostra ci aiuta a calarci profondamente nell’atmosfera magica della casa a Lake George, immersa tra alberi con vista sul lago, dove lei dipingeva da una capanna nel bosco, realmente ricostruita al Museo.
Le nature morte spiccano per la loro precisione e asetticità, forme ben definite, colori realistici ma tendenzialmente spenti, ombre scure. Dalla seconda metà degli anni 20 sviluppa una certa fascinazione derivata dalle forme architettoniche della città: New York street with moon, caratterizzata da linee geometriche, punto di vista dal basso, con una luna che fa capolino dal cielo, che dà un senso di chiusura a tutta l’opera. La pittura geometrica la ritroviamo in Granaio sotto la neve, Stalla degli anni 30, dai colori piatti e i contorni netti, oppure in Black & White, con il contrasto violento del bianco che penetra il nero sfumato. Con le conchiglie torna all’allusione erotica: Conchiglia chiusa e Conchiglia aperta.

Ma le vere variazioni tematiche dei suoi soggetti le otterrà con il periodo di permanenza in New Messico dal 1929. La vastità degli spazi, i colori esotici, i suggestivi strapiombi, le frastagliate formazioni rocciose, le forme insolite di questa terra, gli elementi architettonici della sua casa, diventano per lei nuova fonte di ispirazione. Black Mesa Landscape, Out Back of Marie’s II e poi comincia raffigurare ossa di animali: Teschio di cavallo su sfondo blu e Teschio di cavallo con rosa bianca, dove il fiore con i suoi petali leggiadri attenua l’asprezza dello sfondo nero e delle forme rigide. “Volevo dipingere il deserto ma non sapevo come…così mi sono portata a casa le ossa sbiancate come simboli del deserto”.
Gli interni della sua casa messicana sono realmente riprodotti con assi di legno e finte finestre sulla montagna senza punta, che diventa quasi un’ossessione della sua attenzione creativa, diceva che se l’avesse dipinta con perseveranza Dio gliel’avrebbe donata.
Ora dipinge in modo semplice ed essenziale. Precisione ed eleganza sono le caratteristiche della sua estetica modernista.
In Rupi rosse e gialle, fonde lo spazio in un unico continuum per creare una realtà che si rapporta alla nostra, combinando due punti di vista: contrappone la lunga stretta striscia verde di alberi visti da molto lontano seppur in primo piano, alle montagne in secondo piano, ma che si ha la sensazione di averle vicinissime a noi.
Anche gli alberi tornano sempre nei suoi quadri visti in tutte le stagioni: solo le diramazioni dei tronchi, è il caso di Tronchi di legno scuri (1948) dove sembrano corpi che si legano in un abbraccio; alberi spogli,come in Pioppi invernali a est (1954), dove emerge una particolare morbidezza nel restituire il momento in cui i semi simili al cotone si schiudono e riempiono l’aria attraverso il vento; alberi fioriti come il Pioppo nero in primavera.
Dagli anni Cinquanta Georgia comincia a raffigurare nelle sue opere la casa di Abiquiu: Porta del patio e Nel patio, con linea essenziali e geometriche, giochi di ombre e prospettive.

Il tema del viaggio ispira quest’ultima parte della sua produzione dove emerge ancora l’astrattismo che diventa il linguaggio privilegiato della sua sensibilità artistica. Il cielo e la terra visti dal finestrino di un aereo danno vita a una serie di opere in cui è incluso: Il cielo sopra le nuvole (1976-77) dai verdi sfumati e il bianco steso su linee orizzontali e Da un giorno con Juan con le intense sfumature di azzurro che alludono al mare in contrasto con il candore delle nuvole.
Negli anni ’70 una  malattia compromette la vista dell’artista e in questo periodo torna alla tecnica dell’acquerello, con forme astratte, grandi, semplici ed eleganti come all’inizio della sua carriera, anche se manca la stessa precisione.
Al di là è la sua ultima opera dove mare e cielo si dispiegano lungo una linea d’orizzonte bianca. La rassegna termina con la ricostruzione dello studio di O’Keeffe a Ghost Ranch, con un’esposizione di oggetti personali e strumenti di lavoro. Da questo percorso emerge la meravigliosa complessità di una donna con lo spirito più vigoroso di un uomo, che affronta l’arte come espressione e raffigurazione quasi scandalosa di se stessa. “Ci vuole coraggio per fare l’artista, io ho sempre avuto la sensazione di camminare sul fil di lana…dicono che le donne non possano essere grandi pittrici. Io non l’ho mai pensato, io dipingevo e basta!
Annalisa Liberatori

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