A German Life con Franca Nuti e regia di Claudio Beccari

Franca Nuti in A German Life
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Quella di Brunhilde Pomsel, raccontata nella pièce A German Life, interpretata da Franca Nuti, è una piccola vita, una vita comune, che scorre all’interno della grande storia all’epoca del nazismo. È una vita fatta di piccoli sogni, dell’aspirazione al benessere economico. Per raggiungerlo Brunhilde lavorerà come segretaria in una casa di moda di proprietà di un commerciante ebreo, imparerà a stenografare, lavorerà ancora come segretaria presso un assicuratore ebreo.
La sua è una vita che scorre addormentata nel fluire della grande storia. Non si rende conto di ciò che accade accanto a lei. Si iscriverà al partito nazista, adora la Berlino delle Olimpiadi che dice assomigliare a Parigi. Afferma che è vero che si boicottano i commercianti ebrei, ma lo considererà da poco più di un peccato veniale. Quando di ebrei non se ne vedranno più in giro crederà all’invenzione che li vuole “spostati” nei villaggi della Polonia lasciati dai tedeschi.
Sempre immersa nel suo sonno, Brunhilde arriverà a lavorare come segretaria a fianco di Joseph Goebbels, ministro della propaganda del Terzo Reich, nel suo ministero. Brunhilde ha visto Goebbels arringare la folla, trascinarla, ne è rimasta insieme affascinata e impaurita. Arriverà a chiamarlo nano infernale, ma niente di più. Pur lavorando a fianco dell’inventore della propaganda nazista continuerà a non rendersi conto. Sepolta nell’ignavia sarà sempre pronta a giustificare, ad assolvere e autoassolversi. Si ingannerà e verrà ingannata credendo che la gente finisce nei campi di concentramento solo perché ha effettuato azioni ostili nei confronti del regime, oppure perché finocchi, “tanto gentili ma pur sempre finocchi”.

Quello di Brunhilde è un mondo senza colpe, fino alle battute finali con cui ci condanna, quando si chiede e ci chiede che cosa avrebbe mai potuto fare di diverso da quello che facciamo noi quando spegniamo la televisione e dimentichiamo gli orrori del mondo.
Che cosa avrebbe mai potuto fare lei?
Quella di Brunhilde è una vita incolore fino alla fine, incapace di prendere posizione. Arriverà solo a tacciare di stupidità il popolo tedesco per essersi lasciata trascinare nel gorgo del nazismo. Giudicherà invece “cattivi” i Russi per averla maltrattata durante la prigionia. Brunhilde è convinta che le sue colpe non siano poi tali, che dopo il primo interrogatorio sarebbe stata mandata libera a casa. Invece trascorrerà cinque anni in differenti campi di concentramento diversi, tra cui Buchenwald.
Uno dei pochi sussulti nella vita di Brunhilde è quando si innamora di un uomo per metà ebreo, che si trasferisce ad Amsterdam per non soccombere alla tragedia della shoah. Brunhilde vorrebbe seguirlo, partorire là il figlio che aspetta. Ma lui da buon padre di famiglia dice no. Abortirà. Ma anche in questo caso è pronta a giustificare, ad affermare che la sua era un’epoca in cui non si poteva avere un figlio al di fuori del matrimonio. Sarebbe stata una terribile vergogna.

Franca Nuti in A German Life
Franca Nuti in A German Life ​di Christopher Hampton
regia Claudio Beccari Foto © Masiar Pasquali

La vita di Brunilde sarebbe trascorsa senza sussulti se non fosse stato per quell’amore. Nel suo narrare sembra svegliarsi dal suo torpore, prendere posizione, soltanto quando urla straziata per la morte data ai figli di Goebbels. Quando si chiede come una madre possa uccidere i propri figli. Brava Franca Nuti nel rievocare quella scena di dolore, di sofferenza, nel riuscire a farci rivivere con grande maestria i momenti in cui la più grande delle bambine dice no a quel sacrificio, e viene costretta. Brava Franca Nuti in questo, e brava nel finale in cui con rara potenza evocativa ci ricorda che il male esiste. Forse Dio no, ma il male sicuramente sì.
Brava Franca Nuti che purtroppo non è adeguatamente supportata dal testo. Sicuramente encomiabile la capacità di questa novantaduenne inossidabile di calcare la scena con passione e maestria.

Il male esiste. Su questo non c’è dubbio e quello di Franca Nuti è sicuramente un viaggio nella banalità del male. Un male che viene costruito attraverso la nostra inerzia, attraverso la propaganda che ogni regime è in grado di mettere in atto per blandire e spegnere le coscienze. Ma così come abbiamo la consapevolezza che esiste il male non dobbiamo dimenticare che anche in Germania all’epoca del nazismo nacquero dei bellissimi fiori, dei fiori in grado di dire no, come il fiore della Rosa Bianca che portò a morte i fratelli Hans e Sophie Scholl.

Gianfranco Falcone

Piccolo Teatro Grassi
dall’8 al 16 maggio 2021
A German Life
di Christopher Hampton, tratto dalla storia vera e dalla testimonianza di Brunhilde Pomsel
basato sul film documentario A German Life
di Christian Krönes, Olaf Müller, Roland Schrotthofer e Florian Weigensamer / Blackbox Film & Media Productions
traduzione Monica Capuani
regia Claudio Beccari
scene Guido Buganza, luci Claudio De Pace
con Franca Nuti
produzione Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa

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