Germania: ambientalisti contro ampliamento di miniera di carbone

Germania Volkswagen
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La RWE-Power AG, una multinazionale dell’energia nel cui capitale c’è anche un 10% appartenente ai fondi sovrani del Qatar, estrae dal 2006 dalla miniera di Lützerath la lignite,

«un combustibile molto inquinante dalla poca resa energetica e ne brucia una quantità enorme, circa 30 milioni di tonnellate all’anno nelle due centrali elettriche di Neurath e Niederaussem che sono adiacenti alla miniera. In passato il governo dello stato del Nord Reno Vestfalia sembrava essere dalla parte degli ambientalisti, per limitare l’allargamento della miniera e porre fine alla estrazione della lignite ma in tempo di crisi energetica e di guerra tutto è di nuovo cambiato. Improvvisamente in Germania la fonte di energia più sporca è diventata quella più affidabile e il governo della Coalizione Arcobaleno dello stato federale NRW, ha stipulato un accordo per anticipare la chiusura di Garzweiler II dal 2038 al 2030. In cambio però dà il via libera alla proprietà RWE per l’allargamento della miniera sotto il villaggio di Lützerath con il permesso di estrarre la lignite per altri sette anni» [1].

E così, anche in anticipo, arriva lo sgombero – autorizzato dal tribunale di Aquisgrana – degli ambientalisti rimasti nelle poche case del villaggio a presidiare il sito. A dare una mano alla resistenza sono arrivati molti altri attivisti tra cui anche Greta Thunberg. Secondo gli organizzatori della  protesta, il 14 gennaio, erano in 35.000, mentre sarebbero stati meno di 15.000 secondo la polizia tedesca schierata in forze e superequipaggiata in questo villaggio del bacino del Reno, tra Düsseldorf e Colonia. La manifestazione è diventata scontro. Una portavoce degli organizzatori della manifestazione, Indigo Drau, ha accusato la polizia di “pura violenza”, con gli agenti che avrebbero picchiato, «senza ritegno» gli attivisti e una ventina di loro sarebbero stati ricoverati in ospedale, alcuni anche in condizioni gravi. Già mercoledì c’erano stati scontri. La polizia ha parlato di «circa 1.000 “disturbatori” per lo più mascherati che hanno tentato di penetrare nell’area chiusa di Lützerath ai margini della manifestazione. Per respingerli, la polizia ha usato idranti, manganelli e spray al peperoncino. Dodici persone sono state arrestate o prese in custodia» [2]. Ieri, 15 gennaio la polizia affermava di aver quasi ultimato lo sgombero dell’area. Mancano all’appello due attivisti che restano in un tunnel.

Il primo ministro  della Renania settentrionale-Vestfalia Hendrik Wüst (Unione Cristiano Democratici) ha difeso, alla radio tedesca Deutschlandfunk, l’evacuazione del villaggio occupato di Lützerath dove, a causa della crisi energetica e della guerra in Ucraina, l’utilizzo dei depositi di carbone di Lützerath è diventando ancora più urgente. Wüst ha anche affermato che «la politica energetica non è piacevole in molti luoghi» e aggiunto: «se hai un mulino a vento davanti al naso, non è bello neanche per te personalmente» [3].

La nostra domanda è: in queste decine di anni perché non avete diversificato le fonti energetiche e invertito la rotta sui modelli produzione e di consumo? Una domanda alla quale dovrebbero rispondere buona parte delle leadership economiche e politiche dell’Occidente prima e poi di altre aree.
Una risposta la dovranno dare i Verdi al governo sia nel Land che a Berlino. Verdi che si stanno inimicando, per la loro vicinanza ai potentati economici, molti dei movimenti ambientalisti della Germania. Sono chiare le parole di Greta Thunberg «gli accordi con il colosso energetico Rwe dimostrano quali siano realmente le loro priorità [dei Verdi, ndr]. Voi siete la dimostrazione che i cambiamenti non arriveranno da chi sta al potere, dai governi o dalle imprese, dai cosiddetti leader. No, i leader sono qui, sono le persone che da anni difendono Lützerath».
Non basta sostenere che si tratta di un compromesso utile uscire prima dal carbone e che salverebbe cinque villaggi originariamente destinati alla distruzione perché come dicevamo le scelte andavano fatte prima e poi, come spesso accade, siamo sicuri che non ci sia un altro compromesso o marcia indietro?
Una manifestazione che ancora una volta illumina sulle scelte di fondo che continuano a farsi contro l’ambiente e la vita delle persone.
Pasquale Esposito

[1] Dario Bellini, Lutzi Lebt, Lutzerath vive, Alias, 14 gennaio 2023 pag. 8
[2] Räumung beendet – aber im Tunnel harren zwei Aktivisten aus, 15 gennaio 2023
[3] Moritz Küpper, «Energiepolitik ist an ganz vielen Stellen nicht schön», 15 gennaio 2023
[4] Sebastiano Canetta, La resistenza ambientalista: «I Verdi ci hanno tradito», 15 gennaio 2022

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