Germania fuori dall’euro e altre eresie…….

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È recentissima la polemica tra Berlusconi, Merkel  e vari altri opinion leaders  europei circa l’opportunità dell’uscita della Germania dall’euro. Indubbiamente l’ex presidente del Consiglio italiano ha fatto l’ennesima dichiarazione ad  effetto, ma la sua  ipotesi era  stata preceduta  da posizioni di importanti economisti su riviste autorevoli  (Mauldin Economic, Project Syndacate,  NY R. Book solo per citarne alcune)


Amburgo, porto. Agosto 2011. Foto Cristiano Roccheggiani

La polemica non è inutile, perché la Germania va forte e migliora tutte le sue performances, la Francia galleggia, ma gli altri paesi sottoposti alla “cura tedesca”  sono a livelli spesso intollerabili di recessione e i conti invece di migliorare peggiorano insieme alle condizioni di vita dei cittadini ed all’inflazione: della Grecia è inutile riparlare! Ma che dire del Portogallo? Ormai il salario medio di un operaio è arrivato intorno a 600 EURO, lo stato sociale è stato smantellato e la disoccupazione galoppa.
Questo è  il prezzo che i paesi e i cittadini europei  pagano per aver concepito un’unica moneta ma non un’unica autorità monetaria e per aver  lasciato che i debiti dei vari paesi fossero  garantiti dai paesi interessati e non dall’economia dell’intera comunità. E neppure è stato consentito  (almeno fino a qualche tempo fa) alla BCE il  “quantitative easing” cioè l’acquisto di titoli  di paesi  sotto attacco della speculazione.  Il terrore dell’inflazione della Germania,  che non ha ancora superato lo shock monetario degli anni trenta,  continua a far danni!

Germania. Berlino, monumento in memoria dell’Olocausto. 2008. Foto Pasquale Esposito

Berlino, monumento in memoria dell’Olocausto. Giugno 2008. Foto Ciro Ardiglione

Le riviste citate hanno dato conto di prese di posizioni qualificate come quella di Soros, che ne aveva già parlato in giugno, rafforzata  in un articolo pubblicato nel numero del 10 settembre della rivista New York Review of Books e lo poi ha ribadito l’11 al Financial Times:
L’Unione europea deve essere un’associazione volontaria di Stati membri paritari che devono rinunciare a parte della loro sovranità per il bene comune. La Germania deve accettare,  con la collaborazione degli altri paesi virtuosi, il ruolo di paese egemone o uscire unilateralmente dalla moneta unica.  Altrimenti l’esperimento è finito, l’euro muore e con l’euro anche le prospettive di una qualsiasi Europa politica.

L’autorevolezza di Soros nasce dalla sua biografia: ricchissimo,  famoso  per iniziative filantropiche che si alternano ad attacchi speculativi micidiali che negli anni ‘80 e ‘90 hanno messo in ginocchio prima la sterlina e poi la lira (famosa quella sulla sterlina la cui vendita allo scoperto costrinse la Banca di Inghilterra a svalutare e  gli consentì più di un miliardo di dollari di guadagno). Da sempre critico sulle disfunzioni del sistema capitalistico di cui ha ampiamente approfittato,  è  il riferimento di quanti pensano ai mercati  che cinicamente si arricchiscono scommettendo sulle crisi finanziarie, incuranti dei danni che esse provocano sulla gente, anche se poi si è convertito a posizioni democratiche ed è diventato sostenitore di Obama. La sua recente presa di posizione ipotizza i due scenari per la soluzioni della crisi per cui o la Germania sceglie di guidare la creazione di un’unione politica, accettando la condivisione del debito o conviene che lasci l’euro. È ovviamente preferibile e costerebbe di meno sia in termini monetari che sociali la prima opzione. Ma la Germania dovrebbe accettare,  oltre alla responsabilità del ruolo di potenza egemonica,  i costi derivanti dalla messa in comune del debito: attuare l’unione bancaria europea proposta, stabilire un terreno di gioco più livellato tra Paesi creditori e debitori  contribuendo alla  istituzione di un apposito “fondo per la riduzione del debito”, convertire tutti i debiti in Eurobond e infine  mirare a una crescita nominale del Pil del 5%. Perché una crescita omogenea dei PIL europei è l’unico sistema per uscire dalla pesante situazione di indebitamento.

Con la seconda alternativa lo scenario è il seguente: senza Germania l’euro si svaluterebbe. I Paesi debitori riguadagnerebbero competitività, i loro debiti diminuirebbero in termini reali e la minaccia di default svanirebbe, perché  la BCE piloterebbe una politica che porterebbe  i costi di indebitamento ai livelli  del Regno Unito. A questo punto  i paesi creditori ( tra cui la Germania)  subirebbero delle perdite su tutti gli investimenti in euro e sarebbero indotti a mantenere il deprezzamento dell’euro entro certi   limiti  per limitare le perdite e  la concorrenza di altri Paesi dell’Eurozona.
Esercitando questa opzione dopo gli inevitabili problemi  iniziali, il risultato sarebbe la realizzazione del sogno di Keynes di un sistema monetario internazionale in cui sia i creditori che i debitori dividono la responsabilità della stabilità. Così sarebbe sconfitto lo spettro di una depressione, inevitabile se si continua sulla strada di preoccuparsi solo della minaccia alla stabilità provocata dall’inflazione e si continua ad ignorare la deflazione. Mentre l’insistenza della Germania sull’austerità per i Paesi debitori si sta rivelando  controproducente  e provoca nei paesi sotto tutela l’aumento del rapporto deficit/ Pil a causa della diminuzione dei consumi e del decremento del PIL.
L’attuale situazione è insostenibile e i debitori sono destinati a rifiutare prima o poi un’Europa a due velocità. Se l’euro va in frantumi, anche il mercato unico e l’Ue andranno distrutti.
Sicuramente la presa di posizione disegna uno scenario molto originale, ma probabilmente poco realistico e poco consapevole delle possibili conseguenze sul piano sociale e dei tempi delle operazioni necessariamente medio lunghi.


Berlino, Alexanderplatz. Agosto 2011. Foto Cristiano Roccheggiani

Fantaeconomia? si vedrà molto presto; nel frattempo  pochi giorni fa,  Martin Wolf,  Il principale editorialista economico del Financial Times, citando  uno studio dell’accademico Paul de Grauwe, che sostiene come la Germania non dovrebbe subire gravi perdite in un’eventuale rottura dell’euro, ritiene  la tesi  corretta e illustra quali siano le prospettive tedesche che rendono “realizzabile” un’uscita di Berlino dall’unione monetaria.
E in Reset dell’8 ottobre “Il futuro è dei Pigs, Un ponte sul Mediterraneo” del  politologo  tedesco Claus Leggewie sostiene un nuovo patto federativo europeo in  un’Europa Unita con centri forti e periferie effervescenti, legati da unioni federali subregionali.  Il che prevede un’Unione Mediterranea rinnovata, che possa fungere da modello per un assetto federativo e subregionale in Europa, trascendendo le frontiere dell’attuale Unione Europea ed intervenendo finalmente su alcuni fattori che hanno contraddistinto questo periodo per pervenire ad  una gestione intelligente dei flussi migratori dalle sponde del Mediterraneo; a un turismo sostenibile fondato sulla tutela e valorizzazione del mare.

Francesco de Majo

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