Germania: governo di minoranza o nuove elezioni

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Qualche esponente politico vicino a Theresa May sembra averle consigliato di abbassare l’importo da dare all’Europa per la Brexit perché si potrebbe approfittare della debolezza della Germania [1] in questo momento di crisi politica che sembra senza sbocchi dopo il fallimento dei negoziati per la composizione del nuovo governo. Credo che se anche dovessero andare ad elezioni anticipate e non dovesse esserci più la Merkel come Cancelliera, la Gran Bretagna dovrà pagare il suo.

Allo stato dei fatti è difficile che la Merkel non presieda il nuovo governo: sia nel caso in cui dovesse accettare il “consiglio” del Presidente della Repubblica di formarne uno di minoranza con i Verdi, sia se di dovesse andare alle urne, come lei stessa vorrebbe.
Dopo le parole del leader dell’Fdp, Lindner, «meglio non governare che governare in modo sbagliato», i giochi si sono chiusi e sembrano non esserci troppi margini di manovra. E questo nonostante il Presidente Frank-Walter Steinmeier abbia invitato i partiti ad assumersi le lo responsabilità e ha ritornare al tavolo delle trattative escludendo l’ipotesi di elezioni anticipate.

Il tentativo che è stato fatto finora era quello di mettere insieme una coalizione «Giamaica», formata da CDU/CSU, Verdi e Liberali con questi ultimi a fare da guastafeste. Se è vero che molti erano i temi sui cui andava trovato un compromesso dall’economia, all’Europa, al clima, all’immigrazione.
Secondo Mario Caciagli, professore emerito all’università di Firenze, il motivo della rottura è di fatto dipendente dal successo elettorale di Alternativa per la Germania (Afd), «cioè il materializzarsi di un fantasma nella politica tedesca. Magari non un fantasma direttamente neonazista, ma certamente di destra estrema e reazionaria. L’ingresso di questo partito in parlamento, con oltre novanta deputati, ha rotto l’equilibrio che durava dal dopoguerra. […]. Afd con il suo 12% e più condiziona le trattative per il governo, pur essendone naturalmente esclusa? I liberali si sono impuntati solo perché temono la concorrenza di quel partito. E ancor di più, secondo me, si è impuntata la Csu che vede con terrore i suoi voti in Baviera e nel Baden-Württemberg trasferirsi in massa a Afd. È la Csu che sta insistendo contro gli immigrati e per il ritorno al nucleare» [2]. Nulla a che fare con il sistema proporzionale spesso, anche in Italia, additato come fonte di instabilità.
Di parere non molto diverso sembra essere anche il professore emerito presso l’Università di Torino, Gian Enrico Rusconi quando sostiene che «i liberali hanno deciso di prendere posizioni rigorose che sono molto più vicine all‘Alternative für Deutschland. Secondo me, il discorso è più serio di quanto non dica Angela Merkel: viene messa in discussione la sua politica ‘moderata’ sull’ immigrazione, ma anche sull’ Eurozona. L’ ambizioso leader dei liberali vuole andare a prendere il posto di Schäuble perché teme che il suo possibile successore ammorbidisca il cosiddetto ‘rigore’» [3].

La crisi che si è determinata impedisce da due mesi, le elezioni si erano svolte il 24 settembre, la formazione del governo come non era mai successo dalla fondazione delle Repubblica Federale di Germania nel 1949.
Molto improbabile la possibilità che venga a riformarsi una Grosse Koalition. Domani il capo dello Stato, che ha fatto non troppe velate pressioni sul Partito socialdemocratico (Spd), incontrerà Martin Schulz «anche se il capo dell’Spd ha già ripetutamente ribadito che la decisione di stare all’opposizione non è passibile di ripensamenti: “Gli elettori devono pur potersi fidare della parola data” aveva spiegato ieri in un’intervista televisiva. E poco importa (a quanto pare) che non tutti nell’Spd siano dello stesso avviso. Fintanto che è lui a guidare il partito è anche lui a decidere» [4].

Resta l’ipotesi di un governo di minoranza della Merkel? Difficile viste le posizioni all’interno della CDU/CSU anche se non sarebbe la prima volta.
Elezioni anticipate? Il Presidente non ne vuol sentire parlare ma l’articolo 68 della Costituzione prevede che in caso di bocciatura di una mozione di fiducia in Parlamento, il Presidente ha ventuno giorni di tempo per sciogliere le camere.
Pasquale Esposito

[1] Michele Revelli, “Brexit: tra caos inglese e instabilità tedesca”, http://www.huffingtonpost.it, 22 novembre 2017
[2] Andrea Fabozzi, “Germania: «Gli ex fantasmi della destra condizionano le trattative»”, il Manifesto, 22 novembre 2017
[3] Emanuele Cuda, “Germania: quale soluzione alla paralisi post-elettorale?”, http://www.lindro.it, 20 novembre 2017
[4] Andrea Affaticati, “La prima e ultima avventura di Angela Merkel”, http://eastwest.eu/it, 22 novembre 2017

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