Germania: scandalo Wirecard, un’altra vergognosa storia di ammanchi finanziari

Germania Berlino
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In Germania, mentre giungono le notizie di un’economia che registra il peggior crollo dato negativo, da quando è unita, con un -10,1% tra aprile e giugno, continua a tener banco, sia a livello politico che finanziario, lo scandalo Wirecard esploso lo scorso fine giugno.

Chi è e cosa fa la Wirecard
Nasce nel 1999 ed ha la sede principale in Baviera e altre 20 sedi in tutto il mondo con seimila dipendenti. Di fatto è una società tecnologica che sostanzialmente supporta i pagamenti online e l’emissione di carte di credito. Insomma una concorrente di PayPal, Mastercard, … che è passata in pochi anni da poche decine di milioni di euro (all’inizio si occupava di giochi on line e di siti porno) a quasi 2 miliardi di capitalizzazione lo scorso anno.
Il New York Times scrive che è esplosa tra il 2011 e il 2014, quando ha raccolto investimenti per 500 milioni di euro da diversi azionisti e ha avviato una campagna acquisti di varie società, di piccole dimensioni, in Asia espandendo il suo business in molteplici direzioni.
Questa crescita è stata accreditata a Markus Braun, amministratore delegato, informatico ed ex consulente per la KPMG.

Lo scandalo Wirecard
Mancano dalle casse dell’azienda 1,9 miliardi. Scoperto il “buco” di liquidità, il titolo è crollato, Markus Braun è stato incarcerato e poi rilasciato su cauzione e la Wirecard ha portato i libri contabili in tribunale per il fallimento. Jan Marsalek, direttore operativo, licenziato non è più rintracciabile.
Le colpe di questo ammanco sono state addebitate anche al sistema di controllo che coinvolgeva la società di revisione Ernst&Young ma anche la Commissione della Borsa, la Bafin che non avrebbe vigilato a sufficienza. Storie note e ripetute in tutto il mondo.
I sospetti sulle attività finanziarie per nulla trasparenti risalirebbero al 2008 quando un’associazione di azionisti tedeschi denuncia delle irregolarità ma uno di loro sarà indagato e finirà in prigione per non aver denunciato la proprietà di azioni Wirecard. Ma è negli ultimi anni, anche con l’interessamento del Financial Times (dal 2015) che il cerchio cominciò a stringersi tanto che, a Febbraio 2019, la Bafin sospese le vendite allo scoperto sul titolo Wirecard per difendere il titolo dalle speculazioni derivanti dalle inchieste giornalistiche. Lo stesso ministro delle Finanze e vicecancelliere Olaf Scholz aveva difeso all’inizio il comportamento della Bafin.
Markus Braun sostiene che la Wirecard «l’impresa potrebbe essere vittima di una grande truffa» di cui lui è azionista con oltre il 7% del capitale sociale.
Uno scandalo che mette in cattiva luce tutta la Germania che volendo difendere l’orgoglio tecnologico ha chiuso più di un occhio su attività losche.

Dicevamo all’inizio di un pesante rimbalzo politico che colpisce direttamente il ministro delle finanze federale Olaf Scholz (SPD) considerato un favorito per la candidatura di cancelliere. Ieri davanti alla Commissione finanziaria del Bundestag si è dovuto difendere dalle opposizioni e avrebbe dichiarato di essere disponibile alla trasparente totale per evitare una Commissione d’inchiesta. La stessa Commissione finanziaria ha anche ascoltato il ministro dell’economia Peter Altmaier (CDU-CSU) che è il responsabile della supervisione dei revisori.

Sono passati decenni e molte crisi finanziarie dove spesso a pagare sono stati i soliti noti e nessuna regola ferrea è stata stabilita. Figuriamoci una legislazione che ne limiti significativamente l’agire.
Pasquale Esposito

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