Giada Messetti, La Cina è già qui 

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Anche attraverso il conflitto ucraino abbiamo ulteriormente compreso quanto la Cina è davvero vicina e quale impatto ha sulla nostra vita. In tal senso, è opportuno conoscerne meglio le mosse sul grande scacchiere mondiale. Dalla fine del secolo scorso, la Cina è diventata una nuova potenza economica e politica a livello mondiale, grazie alla crescita eccezionale che ha spinto la sua economia ai primi posti nel mondo e alla rivendicazione di un maggior peso politico a livello internazionale. Oggettivamente, il paese asiatico ha aumentato enormemente la sua influenza nelle relazioni internazionali, tanto da poter cambiare le relazioni economiche e gli equilibri geo-politici non solo in Asia, ma anche in molte altre aree del mondo. Del Dragone si parla ormai tutti i giorni. Del resto, stiamo parlando ci riferiamo della seconda potenza mondiale ed è importante avere consapevolezza che il mondo come l’abbiamo conosciuto finora sta evolvendo e cambiando. Tuttavia, l’argomento Cina viene spesso affrontato in modo superficiale e il racconto dei media, da questo punto di vista, non aiuta. Ci aiuta a meglio a «sparigliare sul tavolo le convinzioni più radicate, tentare di restituire qualche piccolo frammento della complessità che la Cina incarna e ci pone davanti», l’ultimo volume di Giada MessettiLa Cina è già qui.

La Cina rappresenta – avverte l’autrice – «lo sconosciuto, il lontano, l’altro per antonomasia. Spaventa, certo. Tuttavia, può essere anche una grande occasione per esercitarsi in un complicato e faticoso esercizio di immedesimazione. Ci pone di fronte a comportamenti e modi di agire che non comprendiamo o non condividiamo, ci spiazza e destabilizza, ma proprio per questo può insegnare molto, chiaramente solo se si ha voglia di imparare e di mettersi in gioco». Pertanto, «solo capendo come pensano i cinesi e accettando la sfida di non tralasciare a priori la loro prospettiva (anche se va sempre tenuto a mente che i punti di vista cinesi sono molteplici), è possibile costruire un vero rapporto di incontro e di dialogo». Nell’attuale scenario di cambiamenti epocali, divisioni, fratture e immense sfide comuni, guerre atroci come quella ucraina, cercare una comprensione multidimensionale di questo Paese dalla civiltà millenaria, ormai sempre più centrale nelle nostre vite, «è un’operazione che non ha più senso posticipare».

Giada Messetti La Cina è già quiPer capire l’universo cinese occorre partire dalla sua lingua e dalla dottrina confuciana.  La sua scrittura con i suoi tremila anni di storia ininterrotta, rappresenta il simbolo più identitario della civiltà cinese. Si tratta di un «sistema grafico tra i più antichi al mondo, che ha mantenuto inalterate nei millenni molte delle sue caratteristiche e ha fornito a una cultura dalle origini remotissime un filo rosso di profonda appartenenza». La scrittura è stata quindi uno dei punti di forza basilari per la creazione, la gestione e la continuità di uno dei più longevi e vasti imperi della storia. Come afferma la sinologa Renata Pisu: «Tanto è in Cina il rispetto per la parola scritta che attorno vi è nata una sorta di religione, al punto che la civiltà cinese è stata definita grafocentrica, centrata cioè e anche condizionata nel suo evolversi dalle infinite possibilità di combinazione e aggregazione dei suoi segni la cui sacralità è riconosciuta anche dagli analfabeti». Secondo la tradizione, Confucio è un pensatore vissuto tra il 551 e il 479 a.C. e nato a Qufu, nello Stato di Lu e il suo pensiero rimanda a una serie di testi, capisaldi della filosofia cinese e non solo. L’opera più importante è costituita dai Dialoghi. Il testo contiene le sue massime riportate da allievi e discepoli e descrive i suoi insegnamenti fondativi e necessari all’individuo per perfezionarsi e diventare un «uomo di valore», figura contrapposta «all’uomo dappoco. Il punto essenziale dell’insegnamento di Confucio è «l’apprendimento, facoltà che serve a sviluppare un’attitudine piuttosto che ad acquisire nozioni intellettuali, e che permette all’uomo di perfezionarsi e realizzare la sua umanità. L’uomo di valore deve relazionarsi agli altri con «rettitudine» e regolare il suo rapportarsi al mondo in base ai «riti», che con Confucio si spostano dall’ambito della relazione tra uomo e soprannaturale a quella tra uomo e uomo».

Il pensiero confuciano, nei secoli, ha subito costanti trasformazioni – spiega la Messetti – pur preservando sempre i concetti fondamentali di «benevolenza umana» e «senso di giustizia». Come ha riassunto bene lo storico cinese Gu Jiegang (1893-1980), in Cina ogni epoca ha il suo Confucio». A proposito si benevolenza umana degno di nota è un provvedimento approvato nel 2013 dall’Assemblea nazionale del popolo, organo legislativo della Repubblica popolare cinese, sulla «protezione dei diritti e degli interessi degli anziani», detta anche «legge sulla pietà filiale», che impone ai figli adulti di fornire supporto ai genitori che abbiano superato i sessant’anni. La normativa impone loro di andare spesso a far visita alla madre e al padre e di chiamarli al telefono di frequente per soddisfare i loro bisogni emotivi. Non sono previste sanzioni, ma i genitori – racconta l’autrice – possono intentare azioni legali contro i figli per negligenza. Nonostante i nuovi stili di vita rendano più complicato di un tempo onorare il principio della pietà filiale, «questo valore rimane centrale e profondamente identitario della società cinese».

Il volume si sofferma in particolar modo sulle vicende storiche e politiche dagli inizi del novecento ad oggi e il quadro valoriale all’interno del quale tali vicende si sono sviluppate. Come quello del rispetto della gerarchia e degli anziani e alla maggiore importanza data alla società nel suo insieme piuttosto che al singolo individuo, l’accettazione del proprio ruolo. Sono valori che da oltre due millenni costituiscono l’impalcatura della società cinese, nonostante i grandi cambiamenti che il Paese ha attraversato. L’identità dell’individuo ancora oggi dipende dalle continue relazioni con il gruppo di appartenenza, e il comportamento di un singolo è valutato a seconda di quanto è utile a migliorare l’armonia della società nel suo complesso».

Il patto di lealtà tra partito e cittadini finora si è retto principalmente sul miglioramento delle condizioni di vita della popolazione e sulla promessa di stabilità e sicurezza, ma – avverte Messetti – con il rallentamento strutturale dell’economia e l’accumularsi di sfide nazionali e internazionali sempre più complesse, il rischio di luàn (in cinese caos) è più concreto che mai. L’uomo che ha il compito di gestire questo delicato passaggio è Xi Jinping. In Cina, si è soliti presentare un percorso che è stato come un continuum, logico e inevitabile: «Mao è stato colui che ha unito il Paese e gli ha fornito il collante dell’ideologia maoista, Deng è colui che lo ha reso ricco grazie alle riforme economiche, Xi sarà colui che lo renderà forte e lo traghetterà nel novero delle grandi potenze globali».

In realtà, contrariamente a quanto si crede, la supposta rigidità e monoliticità della società cinese non esiste. Infatti, il malcontento dei cittadini c’è, «trova forme di espressione diverse dalle nostre, spesso sotterranee, e preoccupa i leader cinesi, che sono pronti a utilizzare metodi repressivi per costruire attorno a sé un clima di consenso», perché il loro mantra è «mantenere la stabilità e l’armonia sociale».

Coesistono nei fatti in Cina «uno Stato paternalista che guida con rigore una popolazione generalmente disciplinata e pronta a mobilitarsi per il bene della collettività, in cambio di stabilità economica e pace sociale, e una massa di individui che non è disposta a essere una mera esecutrice di ordini, perennemente ridotta al silenzio».

L’emergere di polarità che non si escludono è un tratto distintivo del pensiero del Dragone: «tra yīn e yáng, tra terra e cielo, tra genitori e figli, tra governo e popolo, e così via. Ogni elemento della coppia non potrà fare a meno dell’altro, per la stessa ragione per cui il giorno non può esistere senza la notte. Il dialogo tra opposti-complementari condurrà sempre a una trasformazione del reale e la tensione tra due o più fattori, più che innescare un conflitto, tenderà a innescare un’evoluzione, all’interno di un contesto che non viene scorporato, ma analizzato nel suo complesso».

Non a caso, molti storici e analisti hanno individuato in questa forma di pensiero la grande capacità di adattamento e anche la creatività politica – nel bene e nel male – che la Cina ha messo in campo, negli ultimi decenni, nel corso della sua travolgente avanzata.

Giustamente l’autrice avverte che le risposte a queste domande ci pongono davanti a sfide decisive, con la consapevolezza che solitamente fare pronostici sul domani del Dragone, applicando le nostre categorie di pensiero, è un esercizio sterile, risultato a oggi sempre fallimentare. Pertanto, noi occidentali dovremmo chiederci se la strada della divaricazione e della condanna sia la sola giusta. Sarebbe opportuno, sviluppare le relazioni e gli scambi con il Celeste Impero, «ancor più oggi quando, per motivi politici e a causa della pandemia di Covid, la Cina porta avanti una politica sempre più isolazionista. Viaggiare nel Paese e reperire informazioni sul campo è sempre più complicato. Dividere il mondo in due poli – i buoni da una parte, i cattivi dall’altra – «può solo portare a un suo ulteriore arroccamento e fornire benzina alla propaganda interna».

In un momento in cui la tensione cresce, è urgente imparare a calarsi nei panni dell’altro, che non significa condividere la sua posizione «ma, in primo luogo, mettersi in ascolto senza lasciarci attirare dalle sirene delle semplificazioni manichee. In passato l’interesse dei cinesi per l’Occidente è stato più grande rispetto a quello degli occidentali per la Cina. Tocca a noi oggi invertire questa tendenza, ed è possibile farlo senza cedere di un millimetro in quelle che sono le conquiste alla base della nostra identità».

Non ha più senso pensare al colosso cinese soltanto come a una minaccia o a un grande mercato, guardando dall’alto in basso, con atteggiamento giudicante, la sua cultura e le sue scelte. C’è un lavoro molto faticoso e decisivo da svolgere: «perché senza conoscere e capire il proprio interlocutore è impossibile interagire. L’Occidente ha bisogno della Cina tanto quanto la Cina ha bisogno dell’Occidente. Il destino di entrambi è irrimediabilmente intrecciato: la più grande economia del mondo e un miliardo e quattrocento milioni di persone non spariranno dall’oggi al domani soltanto perché avremo deciso di non considerare nessuna delle loro istanze».

Inutile illudersi, l’ascesa della Cina e il suo ruolo di potenza mondiale stanno sfidando l’egemonia dell’Occidente e hanno mandato in frantumi l’idea che il nostro modello sia per forza quello egemone, il traguardo cui aspirare. Alimentare la costruzione del «nemico perfetto» e proiettare su di esso le nostre paure, continuando – sottolinea giustamente la Messetti – «a trascurare la complessità che il Dragone porta con sé, così precludendosi la strada all’ascolto e quindi al vero dialogo, non è sicuramente un modo costruttivo e rassicurante per affrontare il futuro».

 Antonio Salvati

Giada Messetti
La Cina è già qui
Mondadori 2022
pp. 156
€ 18

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