Gianluca De Rubertis, La violenza della luce

Gianluca De Rubertis
history 3 minuti di lettura

La violenza della luce di Gianluca De Rubertis è un altro di quegli esempi di opere musicali e artisti italiani che dovrebbero avere la giusta considerazione. Una fattura degna di nota per la bellezza e profondità dei testi, per lo spartito che le sostiene ma anche per il senso musicale che ne deriva dall’amalgama. E questo è chiaro fin dai primi secondi del disco. “Voi mica io”, la prima canzone e forse la migliore delle otto, riassume tutte queste caratteristiche. E per chi non lo conoscesse non dobbiamo dimenticare la sua voce.
Gianluca De Rubertis La violenza della luceQuello di De Rubertis è Un pop leggero, elegante, pulito, ritmato e con un coretto a sottolineare il “Voi mica io”, il raffrontarsi con il mondo. Non può non ricordarci certe liriche, e non solo, delle canzoni di De André, inclusa la critica puntuta, anche rivolgendosi a se stesso, che ne viene fuori. Senza dimenticare che il suo timbro vocale ricorda il cantautore genovese.
Voi che mio figlio sempre più bello
Sette miliardi di bella gente
Voi che non fate mai come gli altri però seguite la corrente
Voi che vendete la fede al mondo col portachiavi di Padre Pio
Voi mica io
……………
Io che pretendo di giudicare
Sono io stesso vestito a lutto

La violenza della luce arriva dopo gli album da solista Autoritratti con oggetti del 2012 e L’universo elegante del 2015. Ma questo è un deciso passo in avanti e non lo dico solo io. In quegli anni aveva collaborato con i Diaframma nei dischi Niente di serio (2012) e Preso nel vortice (2013). Ma la storia musicale del quarantaquattrenne pugliese De Rubertis ha radici più lontane e soprattutto più note quando insieme alla sua conterranea Alessandra Contini formava il due Il Genio.

L’album scorre con fluidità grazie ad una melodia che si di facile ascolto, non banale, superficiale, senza sovrastrutture sonore, con accelerazioni ballabili e corali come nel caso di Versateci del vino o Che ci facciamo noi. Un ascolto agevole che De Rubertis sembra costruire per lasciare il campo alle liriche, sempre ben congeniate, in un attraente italiano, e già questo è tanto. Nemmeno nel testo compaiono troppo complicazioni, lasciando intatta la loro profondità.
Un altro bell’esempio di pop cantautoriale è la title track. Lascia il segno per una cura nei particolari dell’arrangiamento, per la voce che da calda si addolcisce, per i passaggi che ci riportano a cadenze del miglior Battiato.
Vienimi ad amare nello spazio siderale
tra la luce più violenta che ci sia
E non è mica colpa mia se tutto questo eccezionale
se il potere micidiale di brillare così semplice possibile

Anche Pantelleria mostra segni del cantautore siciliano. A proposito di citazioni e riferimenti mi sembra che aleggi su buona parte del disco la figura del leader dei Baustelle, Francesco Bianconi. Nessuna delle citazioni musicali che riporto non tolgono nulla al lavoro di cesello fatto da De Rubertis e i suoi produttori.

Chiudo con una ballata, Solo una bocca che parla d’amore in mezzo ad un fascio di archi. Belle parole come in tutto il disco che forse avrebbero meritato qualche “azzardo” musicale in più, proprio per sottolinearne il loro valore.
Ognuno vuole solo una bocca che gli baci le labbra
che lo tocchi davvero
che lo stringa nel muro
con un gesto sicuro
se la mano tocca
fa che sia una carezza

Non vi curate di noi e ascoltate.
Ciro Ardiglione

genere: pop
Gianluca De Rubertis
La violenza della luce
etichetta: RCA Numero Uno / Sony Music
data di uscita: 23 ottobre 2020
brani: 8
durata: 00:28:29
album: singolo

newsletter mentinfugaIscriviti alla newsletter

-----------------------------

Se sei giunto fin qui vuol dire che l'articolo potrebbe esserti piaciuto.
Usiamo i social in maniera costruttiva.
Condivi l'articolo.
Condivi la cultura.
Grazie

Temi relativi all’articolo: