Giant Sand. Paesaggi musicali in continua erosione

Giant Sand Provisions
history 3 minuti di lettura

Dopo quattro anni e qualche dubbio sulla sopravvivenza del marchio Giant Sand, Howe Gelb ha dato alla luce proVISIONS.
L’uscita è quasi contemporanea, ma sembra in maniera del tutto casuale, a quella di Carried To Dust dei Calexico di Burns e Convertino (ex)componenti storici dei Giant Sand.
Anche passando per la Danimarca l’immagine sonora del gruppo e del suo leader resta il deserto. Paesaggio caratterizzato da continui e repentini cambiamenti per fenomeni erosivi e «il suono dei Giant Sand è qualcosa che assomiglia all’erosione, cambia tutti i giorni, tutti i dischi, c’è una continuità ma anche una profonda diversità» [1].
La Danimarca è la patria dei suoi compagni di viaggio, oramai «gruppo di amici», che sostengono i mutamenti nell’ambiente musicale del progetto: Thoger T. Lund al basso, Anders Pedersen alla chitarra e Peter Dombernowsky alla batteria.
Molti gli ospiti chiamati a dare un contributo all’album: Isobel Campbell, Neko Case, Lucie Ldlout, Lonna Kelley, Henriette Sennenvaldt e M. Ward.

Giant Sand ProvisionsUn disco di buona fattura, sugli standard della tradizione della band. Non ci sono sorprese secondo Bianchi in un incedere più pacato nei suoni, da racconto su strutture country anche quando vi aggiunge pennellate di jazz (Muck Machine)o di errebi (Saturated Beyond Repair). I brani migliori risultano Without a Word, Increment of Love e The New Romance of Falling [2].
Quest’ultimo brano fa parte dei «colpi di genio» insieme a Muck Machine, Saturday Beyond Repair e «l’oscura ed inquietante cascata di feedback» World’s End State Park nella recensione di Salmini.

La sostanza dell’analisi è assimilabile alla precedente: siamo sulla stessa linea della storia sonora dei Giant Sand «blues, country, jazz, Neil Young ed i Velvet Underground, in una musica carica di arie desertiche e sequenze ipnotiche… » [3].
Bertoncelli ci segnala un album che ha lo smalto necessario ad incidere creativamente sui generi del suo marchio musicale e uno dei migliori di sempre. Gli echi del mito del west in Stranded Pearl, i ritmi da rockabilly di Can Do, il duetto con la Campbell in Saturday Beyond Repair e il «fantasma di Jerry Garcia (che) scende a visitare la lunga The New Romance of Falling, con i suoi pigri misteriosi intorcolamenti».
Il tutto con la voce di Gelb sempre più importante nell’economia dei brani e tesa a deliziare con «l’orgogliosa baldanza di un Johnny Cash, l’arcana saggezza di un Cohen, il soffio misterioso di Tom Waits, la sfrontatezza di Nick Cave» [4].

Coacci configura l’album come una sorta di paradigma della musica del gruppo e di Gelb che non si concede deviazioni di sorta dalla strada maestra del «ssouthern, country, soul». Una valutazione che contraddice il pensiero di Gelb riportato all’inizio di questo articolo.
Le citazioni sono come per Bertoncelli Cohen, Cash, Nick Cave, Waits ma anche Reed ascoltabile in Out There. I momenti migliori e divaganti risultano Muck Machine, Belly Full Of Fire «shuffle ipnotico, screziato, spigoloso che s’interrompe, s’incarta, schiuma e si stempera in un’ascensione quasi soul»  e Saturated Beyond Repair [5]. Non vi curate di noi e ascoltate.
Ciro Ardiglione

genere: country alternativo
Giant Sand
proVISIONS
etichetta: Yep Rock
data di pubblicazione: 02 09 2008
brani: 13
durata: 52:09
cd: singolo

[1] Le parole sono di Howie Gelb riportate in, Riccardo Bertoncelli, “Giant Sand Pro-Visioni del tempo”, Linus ottobre 2008, pag. 92. L’articolo traccia anche il percorso musicale di Gelb e dei Giant Sand dalla nascita.
[2] Stefano I. Bianchi, BLOW UP., settembre 2008, pag. 85
[3] Luca Salmini, Buscadero, settembre 2008, pag. 73
[4] Riccardo Bertoncelli, idem, pagg. 92-95
[5] Simone Coacci, www.ondarock.it, 18 settembre 2008

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