Giappone: Olimpiadi nessuna certezza con i contagi in aumento

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I “giochi più sicuri possibili“, queste parole sono state dette dal governatore di Tokyo, Yuriko Koike in occasione dell’evento, senza spettatori, che mostrava le statue delle mascotte ufficiali per le Olimpiadi e le Paralimpiadi di Tokyo 2020.
Quelle parole danno il senso del clima nel quale ci si avvicina ai giochi il cui effettivo svolgimento resta tuttora in dubbio. Il motivo è l’aumento del numero dei contagi a Tokyo e in altri grandi città giapponesi. Giovedì venivano segnalati 1.027 nuovi casi di coronavirus su 12.533 test condotti nella capitale, mentre ad Osaka i casi registrati sono 1.171 per un totale, a livello nazionale, di 5.887. Poco in confronto alla popolazione italiana ma sono tra i più alti dall’inizio della pandemia.
La vera incognita è, però, lo stato delle vaccinazioni perché il Giappone presenta molti ritardi: è all’ultimo posto tra i paesi più avanzati. Infatti, mentre “si è assicurato la maggior quantità di vaccini Covid-19 in Asia, […] finora ha inoculato solo l’1,6% della sua popolazione” [1].
Se è vero che c’è un certa avversione della popolazione a vaccinarsi [2[, questo non è una ragione per spiegare un così grave ritardo nel piano vaccinale che è un altro dei problemi che stanno facendo perdere credibilità al governo presieduto da Yoshihide Suga.
Si teme che all’inizio delle Olimpiadi, data di inizio 23 Luglio, gli atleti giapponesi, diversamente da tutti gli altri, potrebbero non essere vaccinati.
Comunque sarà un evento che, anche se non dovesse avere spettatori, metterà in movimento decine di migliaia di persone per le quali si sono scritte delle regole stringenti per evitare che diventi un acceleratore della diffusione del contagio. .

Un manuale di una sessantina di pagine è stato pubblicato, e come sta avvenendo per tutte le regole durante questa pandemia, rischia di dover essere costantemente aggiornato. L’insieme delle regole stabilite mettono i giochi all’interno di una realtà chiusa che nulla a che vedere con lo spirito di partecipazione, anche emotiva, che dovrebbero esprimere le Olimpiadi.
Intanto per le regole anti-pandemia, dopo aver bloccato la presenza di spettatori provenienti dall’estero, solo a giugno decideranno se sugli spalti ci sarà un pubblico giapponese.
Intanto tutti coloro che parteciperanno alle Olimpiadi dovranno aver fatto due test Covid entro 96 ore dal volo per il Giappone. E poi le squadre, atleti e accompagnatori, saranno sottoposti a tamponi quotidiani. Gli atleti e tutti quelli che lavorano a stretto contatto con loro saranno testati quotidianamente per ridurre al minimo il rischio di casi positivi non rilevati. Le date e gli orari dei test saranno fissati in linea con gli eventi sportivi e il programma. Ognuno dei partecipanti sarà obbligato a frequentare solo le attività per cui è stato accreditati e comunque i contatti devono essere ridotti e bisognerà mantenere la distanza in una serie di casi e nei confronti dei giapponesi del posto. La ristorazione è prevista solo nei luoghi indicati ed è proibito utilizzare mezzi di trasporto che non siano quelli previsti dall’organizzazione.
Insomma sarà impossibile vivere lo spirito olimpico che dovrebbe accomunare atlete e atleti di ogni latitudine, famosi e non, con culture religioni abitudini diverse.

E allora perché farle ora? A maggior ragione se lo scetticismo tra i giapponesi cresce da mesi: a gennaio un sondaggio dell’agenzia di stampa giapponese dava al 45% i giapponesi che ne volevano il rinvio e al 35% quelli per una cancellazione definitiva. Ora i numeri parlano di maggioranze contrarie. Secondo Nancy Snow docente presso l’Università di Studi Stranieri di Kyoto, «una pandemia in corso dovrebbe dare la priorità alla scienza rispetto allo spettacolo delle Olimpiadi. I professionisti medici di tutto il paese sono stati costantemente scettici sul futuro, ma le loro preoccupazioni stanno guadagnando slancio solo ora mentre si profila il conto alla rovescia per la cerimonia di apertura. C’è un rivolo di rassegnazione in gioco, con il secondo in comando del Partito Liberal Democratico al potere Toshihiro Nikai che riconosce apertamente che man mano che i numeri dei virus continuano a salire, cancellare i giochi dovrà essere un’opzione» [3].

Oltre agli inutili rischi che si stanno correndo si deve mettere in conto il costo (al momento circa 15 miliardi di dollari) di queste Olimpiadi che come la quasi totalità di esse e di altri mega eventi non verrà mai recuperato totalmente.
Pasquale Esposito

[1] Rocky Swift, “Japan’s unused 14 mil doses of COVID-19 vaccines point to logistical hurdles”, 29 Aprile 2021
[2] Questa avversione nasce negli anni ‘90 quando ci “furono casi diversi problemi con i vaccini per morbillo-parotite-rosolia (MPR) che portarono un calo di consenso sui vaccini. «Così nel 1992 un tribunale ha attribuito i problemi dei vaccini alla responsabilità del governo, il quale per svincolarsi come fa spesso la burocrazia giapponese, nel 1994 ha rimosso l’obbligo vaccinale: da quel momento c’è stata solo una forte raccomandazione”. In qualche modo questo ha spinto i cittadini a fidarsi maggiormente di un sistema sanitario che comunque garantisce una buona accessibilità», spiega Moscatello” in Alessandro Cappelli, “Rischio harakiriIl ritardo del Giappone nella campagna di vaccinazioni e il rebus Olimpiadi”, 22 Gennaio 2021
[3] Nancy Snow, “The cringeworthy countdown to the Tokyo Olympics”, 28 aprile 2021

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