Giappone: Kishida nuovo premier alle prese con pandemia, economia e ruolo in Asia

Giappone
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In Giappone, lo scorso 29 settembre, Kishida Fumio veniva eletto presidente del Partito Liberal-Democratico (LPD), partito di maggioranza, oggi ha ricevuto la fiducia nel corso della riunione straordinaria della Dieta nazionale diventato il centesimo premier giapponese. Ed ha già dichiarato, forse per sfruttare al meglio la tradizionale buona disposizione dei giapponesi all’inizio di un mandato, di andare alle elezioni il 31 Ottobre prossimo sciogliendo la Camera dei Rappresentanti già il 14 Ottobre. Le elezioni così vicine gli impediranno di partecipare al G20 che si svolgerà a Roma.

Kishida, sessantaquattro anni è leader di una delle correnti del suo partito ed è stato, dal 2012 al 2017, ministro degli Esteri nel secondo governo di Abe Shinzo. Succede al breve governo di Yoshihide Suga dimessosi dopo una serie di critiche per la gestione della pandemia da Covid-19.

LPD detiene la maggioranza nella Camera dei Rappresentanti e nella Camera dei Consiglieri la condivide con il partito alleato nella coalizione, Komeito. Il sondaggio Yomiuri Shimbun, le cui domande sono inviate per corrispondenza nel periodo tra agosto e settembre, mostra come, per i risultati delle prossime elezioni della Camera dei Rappresentanti, un 64% degli intervistati sono favorevoli alla coalizione LPD-Komeito.
Un buon viatico per il nuovo governo che entra anche in un momento in cui nessuna prefettura in Giappone è in stato d’emergenza per la pandemia e ha visto animare le località turistiche più popolari del paese e gli aeroporti hanno visto gruppi di famiglie in partenza e in arrivo [1].

Ma le notizie positive si fermano qui perché le questioni, interne ed internazionali, che Kishida Fumio e la sua compagine governativa dovranno affrontare sono gravose.
Una prima risposta deve essere data sul fronte sanitario perché anche se la pandemia ha rallentato la sua corsa resta il fatto che il Giappone ha un numero di vaccinati inferiore a quelle dei paesi ricchi. Del resto la preoccupazione resta alta tanto che L’Associazione nazionale dei governatori delle prefetture giapponesi ha chiesto che siano assicurati letti ospedalieri, test e cure sufficienti poiché l’allentamento delle restrizioni Covid-19 potrebbe causare una nuova impennata delle infezioni. Taro Saito, responsabile della ricerca economica presso l’Istituto di ricerca NLI ha detto che per stimolare la ripresa economica «il Giappone ha bisogno di mettere in atto un quadro per garantire che il sistema medico non sia sopraffatto anche se i casi aumentano, quindi allentare il più possibile le restrizioni sull’attività per stimolare la spesa dei consumatori» [2].

E l’altra grande questione che deve affrontare il nuovo Governo e la ripresa economica. Una ripresa non solo ostacolata dalle restrizioni dovute all’emergenza pandemica ma anche dalla difficoltà degli ultimi mesi di approvvigionamento. Nel solo settore automobilistico, cruciale per l’economia del Sol Levante, «Toyota Motor taglierà questo mese la produzione globale del 40% rispetto ai piani precedenti e interromperà temporaneamente tutti gli impianti di veicoli in Giappone. Honda ridurrà la produzione giapponese del 30% rispetto ai precedenti piani di ottobre» [3]. Con il rallentamento delle restrizione dovrà andare meglio per le attività, come la ristorazione, fondamentalmente rivolte alla domanda interna. Ma sui consumi totali resta la spada di Damocle perché come ha dichiarato Naohiko Baba, capo economista giapponese di Goldman Sachs «la crisi del coronavirus ha aumentato il debito delle famiglie. Alcuni dei risparmi accumulati durante la pandemia finiranno per andare verso il pagamento del debito, con il rischio di deprimere la spesa dei consumatori e respingere una vera ripresa economica»[4].
Kishida intende licenziare entro la fine dell’anno un pacchetto economico del valore di “decine di trilioni di yen” per dare risorse e far ripartire a pieno ritmo l’economia.

Fin dalle prime dichiarazioni programmatiche, Kishida ha sostenuto di voler rompere con le politiche neoliberiste dei governi precedenti per diminuire le disuguaglianze favorendo la crescita del reddito della classe media. Va detto che non si capisce bene come perché, essendo stato eletto con l’aiuto dell’ex primo ministro Abe, uomini della corrente di quest’ultimo occuperanno una parte dei posti chiave dell’esecutivo per ricompensare dell’appoggio ricevuto. È il caso del fratello di Abe che manterrà il ministero della Difesa o dell’attuale ministro dell’istruzione Koichi Hagiuda che andrà quello del Commercio e dell’Industria o di Toshimitsu Motegi che resterà agli Esteri Toshimitsu Motegi.
E proprio nelle relazioni estere che Kishida dovrà prendere decisioni importanti proseguendo in una politica di contenimento della Cina, con l’appoggio del rinnovato attivismo in Asia degli USA con il quale ha un patto bilaterale, la tensione con la Corea del Nord che ha fatto recentemente nuovi test missilistici. Anche con la Corea del Sud dovranno essere ripresi rapporti migliori perché per ragioni che affondano nella Seconda Guerra mondiale ed in particolare la questione delle donne abusate sessualmente dall’esercito giapponese.
La sensazione che la situazione in Asia spinga sempre di più il Giappone verso un riarmo o quantomeno verso un appoggio a tutte quelle iniziative diplomatico-militari che contrastino la Cina, in particolare.
Pasquale Esposito

[1]Weekend crowds return to tourist spots, airports after state of emergency lifted in Japan, 3 ottobre 2021
[2] Ryo Saeki, Japan’s COVID emergency is over. Labor and chip shortages are not, 3 ottobre 2021
[3] Ryo Saeki, ibidem

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