Giappone sempre più in armi e sempre in crisi economica

Giappone cupola della bomba a Hiroshima
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La Costituzione pacifista del Sol levante è sempre più carta straccia. Lo scorso 29 marzo il premier Shinzo Abe, esponente del Partito Liberale, ha visto coronare con successo uno degli obiettivi fondanti della sua politica nazionalista e di potenza iniziata nel 2012: è entrata in vigore la nuova legislazione sulla cooperazione militare internazionale e sulla sicurezza nazionale. E questo nonostante le proteste dei mesi scorsi, dentro e fuori le istituzioni, e nonostante la spaccature nelle opinioni dei cittadini che secondo un recente sondaggio della Kyodo News, per il 49,9% si sono dichiarati contrari alla legge, mentre il 39% è favorevole [1].

Di fatto quanto approvato potrebbe consentire ai governi giapponesi di entrare a far parte delle tante coalizioni a comando americano che hanno condotto guerre dal 2000 in poi tra Afghanistan e Iraq.
E perché non dotarsi di armi nucleari, complicando ulteriormente il quadro geo-politico dell’Estremo Oriente? In risposta ai legislatori il Governo che «la nazione potrebbe possedere e utilizzare armi nucleari, […]. Ma poi ha osservato che il governo “mantiene saldamente un principio politico di non possedere armi nucleari di qualsiasi tipo sotto i tre principi non-nucleari” »[2].

Giappone cupola bomba a Hiroshima
Giappone, Hiroshima. Cupola della bomba atomica. Foto GaetanoVaccaro

La nuova legislazione consentirà al governo di Tokyo di mandare i propri soldati in missione all’estero nel caso di palese minaccia alla sicurezza nazionale o in caso di esercizio del diritto all’autodifesa collettiva previsto dalle Nazioni Unite. La difesa nazionale può essere intesa anche in caso di attacco ad un paese alleato, leggasi Stati Uniti. I militari giapponesi in caso di scontri a fuoco con nemici che coinvolgano direttamente cittadini giapponesi o truppe di paesi alleati avranno regole più ampie per rispendere.
Evidentemente si tratta di un irrigidimento in politica estera non troppo gradita a Pechino e a Seul e ancora meno a Pyongyang che continua a minacciare l’uso di armi atomiche contro gli USA e i suoi alleati. Del resto il continuo ampliamento del bilancio della difesa del Giappone da qualche anno a questa parte in concomitanza con l’aumento del commercio di armi in Asia non fa stare tranquilli.
Va detto che Abe sta cercando di bilanciare la propria posizione nei confronti di Cina e Corea del Sud. Nel novembre scorso ha ratificato con la presidente sud-coreana, Park Geun-hye e il premier cinese, Li Keqiang, «un documento che sancisce la pace nella regione e che promuove il libero scambio» [3].
Resta il fatto che gli equilibri con questa nuova “arma” in politica estera si sono alterati e a Washington qualche preoccupazione resta sul fatto che qualche risposta più dura, per esempio sulla questione delle isole Senkaku-Diaoyu contese tra Cina e Giappone, possa provocare danni difficilmente riparabili.
Il protagonismo sulla scena internazionale passa anche per un nuovo ruolo preteso all’interno dell’ONU: dopo l’undicesima elezione come membro temporaneo nel Consiglio di Sicurezza il Giappone vuole un seggio permanente.

Giappone fabbrica di dolci Miyajima
Giappone, fabbrica di dolci a Miyajima. Foto Gaetano Vaccaro

Mentre il Premier e la sua coalizione scaldano i muscoli sullo scacchiere del pacifico, e non solo, l’economia del paese è in un stato di costante pre-collasso finanziario da mesi, nonostante la tanto sbandierata politica economica di Abe (Abenomics). Una moneta che si rafforza e un’economia reale in recessione da tempo. È possibile che la speculazione ne approfitti e sarà peggio di quello che è accaduto con la bolla speculativa cinese dei mesi addietro. La redazione di Soldionline scrive che «la forza dello yen, ormai sfuggito al controllo della Bank of Japan, ha fatto molti ed evidenti danni, specie alle Borse in Europa. Il test che proprio in queste ore i mercati stanno facendo non riguarda soltanto lo yen, ma l’intera economia giapponese, ed in primo luogo la sua politica economica» [4].

Tornando alla Costituzione pacifista giapponese una tenue speranza resta perché se alle elezioni dell’estate prossima per il rinnovo della metà dei seggi alla Camera Alta la coalizione di Liberali e del partito Nuovo Komeito non dovesse collezionare un grande numero di seggi la riforma costituzionale che prevede una maggioranza di due terzi in entrambe le Camere, sarebbe a rischio.
Pasquale Esposito

[1] “Giappone, ora le forze di autodifesa militare potranno intervenire anche all’estero”, http://www.repubblica.it/esteri/2016/03/29/news/giappone_ora_le_forze_di_autodifesa_militare_potranno_intervenire_anche_all_estero-136461044/, 29 marzo 2016
[2] “Anche il Giappone vuole l’arma atomica?”, https://web.archive.org/web/20160608104246/http://it.ibtimes.com:80/anche-il-giappone-vuole-larma-atomica-1445580, 5 aprile 2016
[3] Mario Lucio Genghini, “Giappone: entrano in vigore le nuove leggi sulla sicurezza nazionale”, http://www.polisblog.it/post/372149/giappone-in-vigore-nuove-leggi-sicurezza-nazionale, 30 marzo 2016
[4] “Il Giappone come la Cina o peggio?”, http://www.soldionline.it/analisi-scenario/il-giappone-come-la-cina-o-peggio?cp=1, 7 aprile 2016

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