Giovanni Bianconi, Terrorismo italiano

Giovanni Bianconi Terrorismo italiano
history 6 minuti di lettura

La collana Voci della Treccani è nata con l’intento di «diffondere, attraverso riflessioni su parole chiave e preziosi approfondimenti critici, un sapere che è insieme radice storica e necessità contemporanea». Il volume sul terrorismo italiano di Giovanni Bianconi, uno dei giornalisti più esperti sul tema, coglie nel segno considerata anche la difficoltà di trattare in modo efficace un tema così ampio, complesso e scivoloso in un libro dalle dimensioni molto contenute (peculiarità della collana) e di facile consultazione, pur privo dell’indice dei nomi. Il rischio era di banalizzare il fenomeno ma Bianconi, aiutato dall’interessante (e inevitabilmente un po’ didascalico) testo dello scrittore Edoardo Albinati, intitolato Lessico degli anni Settanta (pp. 9-29), è riuscito a evitarlo sebbene qualche semplificazione si sia resa inevitabile.

Il prologo (Una confessione tardiva) e i primi due capitoli (in tutto quindici) trattano di Cesare Battisti, descritto come un uomo ambiguo, freddo e privo di scrupoli, ex membro dei Proletari Armati per il Comunismo (PAC), condannato per omicidio, fuggito dall’Italia nel 1981 e arrestato nel 2019 in Bolivia dopo una lunga permanenza in Francia grazie alla discussa dottrina Mitterrand, che garantì il diritto d’asilo per decenni a circa trecento terroristi di sinistra su più di quattromila inquisiti, per circa metà riconducibili alle Brigate Rosse e a Prima linea come militanti o semplici fiancheggiatori. Alcuni di questi si rifecero una vita privata e professionale, scrissero libri (gialli nel caso di Battisti) e furono difesi con forza da un ampio circuito d’intellettuali che, nel nome della libertà, li accolsero trattandoli alla stregua di perseguitati politici. Questa cerchia di uomini e donne di cultura non comprese appieno il fenomeno terroristico e confuse con persecuzioni ideologiche non suffragate da prove non poche sentenze della magistratura italiana, che a sua volta pagò un prezzo altissimo all’eversione di destra e di sinistra con l’assassinio di Francesco Coco, Vittorio Occorsio (i primi nel 1976), Emilio Alessandrini, Guido Galli, Mario Amato e altri, uomini coraggiosi ma spesso soli e ben poco ascoltati dalle stesse istituzioni.

Alle pagine dedicate a Battisti, forse troppe in rapporto a quelle dell’intero libro (in tutto 114), Bianconi fa seguire un’analisi del fenomeno terroristico nel suo complesso, che parte dalla strage di Piazza Fontana a Milano del 12 dicembre 1969. Realizzata dai neofascisti di Ordine Nuovo, la strage viene considerata, da un lato, l’inizio della strategia della tensione e dei depistaggi dei servizi segreti a essa connessi e, dall’altro, il detonatore per l’esplosione del terrorismo rosso da vari protagonisti della stessa “lotta armata” interpretato, almeno inizialmente, come una sorta di difesa da un imminente colpo di Stato.

Una delle parti più interessanti e incisive del libro, in linea con le più recenti acquisizioni storiografiche, è rappresentata dal capitolo otto in cui Bianconi, in poche righe, spiega come il 1974 abbia rappresentato un momento di svolta sia nella storia delle BR, sia in quella della strategia della tensione messa in atto dalla manovalanza neofascista. Fu allora, ma lo si capì molti anni dopo, che gli ambienti politico-militari reazionari (con precisi referenti internazionali), chiamati a depistare le indagini sulle stragi fin dal ’69, operarono non per promuovere un colpo di Stato di stampo neofascista (come credeva la maggior parte degli esecutori materiali) bensì, in linea con le drammatiche contraddizioni insite nella Guerra fredda, a destabilizzare l’ordine pubblico con la violenza per stabilizzare in senso moderato il quadro politico, contrastando con ogni mezzo l’avvicinamento del PCI al governo e, nello stesso tempo, ostacolando le riforme di struttura portate avanti in settori strategici da esponenti del PSI, dalla sinistra cattolica e da una parte rilevante del mondo laico.

Il capitolo nove è dedicato alla strage di via Fani, al rapimento e all’omicidio di Aldo Moro da parte delle BR, un’altra drammatica cesura nella storia italiana destinata a lasciare tracce indelebili nella società civile, oltre che nel sistema politico. Bianconi si mostra molto distante dalle ipotesi “complottiste”, che mirano a ridimensionare fortemente le responsabilità delle BR facendo rientrare il progetto in una più ampia operazione internazionale guidata da forze politico-militari statunitensi animate dal più rigido anticomunismo. Tuttavia, scrive Bianconi con prudenza, «che all’esterno delle BR ci fosse chi pensava di condizionare l’azione affinché giungessero all’uccisione dell’ostaggio e del progetto politico incarnato dal presidente democristiano, è un’ipotesi nient’affatto inverosimile» (p. 77).
Nel libro compaiono altre vittime “eccellenti” dei terroristi, come Vittorio Bachelet e Walter Tobagi, ma l’elenco dei morti (oltre trecentocinquanta) e dei feriti (più di mille) è lungo ed era inevitabile operare delle scelte che non oscurano né ridimensionano in alcun modo le gravi responsabilità dell’eversione di sinistra e dei neofascisti di Ordine Nuovo e dei Nuclei Armati Rivoluzionari (NAR) di Valerio Fioravanti e Francesca Mambro, condannati per la strage di Bologna del 2 agosto 1980 (85 morti e 200 feriti) con sentenza passata in giudicato, senza che (nonostante la condanna a 10 anni per depistaggio del capo della Loggia P2 Licio Gelli) sia stata ancor oggi accertata tutta la verità sui mandanti e sugli altri esecutori (a questo proposito si sono avuti recentissimi sviluppi che rappresentano indubbi passi in avanti).

Nella parte finale del libro (l’epilogo), Bianconi ricorda Massimo D’Antona, Marco Biagi (giuslavoristi consulenti del ministero del Lavoro) e il poliziotto Emanuele Petri, ultime vittime delle “resuscitate” BR, il cui progetto politico appare all’autore, se possibile, ancor più delirante di quelli messi in campo negli anni Settanta e Ottanta. Bianconi, quasi a voler chiudere parzialmente il cerchio aperto nelle prime pagine, conclude il volume con le parole di Battisti, «costretto ad ammettere di aver preso parte a “un movimento disastroso che ha stroncato una rivoluzione culturale e sociale che aveva preso avvio nel 1968” […] una storia conclusa ma sulla quale, per gli effetti e le tragedie che ha provocato, l’Italia fatica a scrivere la parola “fine”» (p. 114).

Andrea Ricciardi

Giovanni Bianconi
Terrorismo italiano
con un testo di Edoardo Albinati
Treccani libri, 2022
pagine 114
€ 10,00

newsletter mentinfugaIscriviti alla newsletter

-----------------------------

Se sei giunto fin qui vuol dire che l'articolo potrebbe esserti piaciuto.
Usiamo i social in maniera costruttiva.
Condividi l'articolo.
Condividi la cultura.
Grazie

In this article