Il Giro d’Italia nell’anno della pandemia vinto da Hart e dai giovani

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Un saluto con i pugni, da bravi amici, e come vuole la prassi in questo momento, ha preceduto la partenza dei due contendenti. Alla fine della cronometro di 15,7 km in piazza Duomo è il venticinquenne britannico Geoghegan Hart ad indossare la maglia rosa di questo Giro d’Italia che resterà nella storia per quanto accaduto, direttamente o indirettamente collegato alla pandemia.

Un Giro unico anche perché è la prima volta che un corridore vince la maglia rosa senza averla mai indossata nelle tappe precedenti. Ed è la prima volta che i due contendenti finali Jai Hindley (Sunweb) (24 anni) e Geoghegan Hart (Ineos Grenadiers), all’ultima tappa, fossero separati da meno di un secondo.

A questo punto si era arrivati dopo la tappa del Sestriere, ridotta per l’impossibilità di sconfinare in Francia, dopo un lungo duello negli ultimi chilometri  tra Hindley e Hart, con la vittoria di quest’ultimo per uno sprint potente, con un rapporto lungo, ma soprattutto perché ha potuto avvantaggiarsi dello straordinario lavoro fatto da Rohan Dennis sulle ultime due salite per chiudere la fuga e poi impedire a Hindley di fare il vuoto a circa tre chilometri dall’arrivo.

A vincere la cronometro di Milano sarà il favoloso Filippo Ganna, al suo esordio al Giro a ventiquattro anni, che conquista la sua quarta vittoria al Giro, la settima per la Ineos Grenadiers che ricordiamo aveva perso il capitano, e uno dei favoriti della corsa, Geraint Thomas per una brutta caduta nella tappa di Enna che gli procurerà la frattura del bacino.
Il ventinovenne olandese Wilco Kelderman (Sunweb), maglia rosa dopo la tappa dello Stelvio, è arrivato terzo, mentre il ventiduenne portoghese Almeyda, maglia rosa per diverse tappe, è finito al quarto posto dopo essersi difeso nella tappa di ieri.

Un Giro che sarà ricordato anche per la protesta dei corridori che alla terzultima tappa, Morbegno-Asti, hanno chiesto e ottenuto che fosse accorciata causa maltempo, fermandosi a circa 17 km dalla partenza. Il direttore della corsa, Mauro Vegni, accettando il fatto compiuto, ha rimandato al post-Giro il regolamento di conti.

Un Giro dei giovani che segue la vittoria del ventunenne Tadej Pogačar al Tour e di una stagione dove sono molte le nuove leve messesi in evidenza. Se il lockdown ha impedito, in alcuni paesi come la Francia, di allenarsi all’aperto dall’altra è possibile, come ha spiegato, intervista su Eurosport oggi, il grande Philippe Gilbert, vincitore di molte corse e del Tour nel 2011 con 600.000 chilometri nelle gambe da quando corre, i giovani sono riusciti a carburare prima dei corridori più anziani per un programma di corse concentrate in pochissimi mesi e a recepire meglio gli allenamenti con tanta tecnologia.
Intanto in Spagna, nonostante una drammatica situazione di contagio, si corre la Vuelta.
Ciro Ardiglione

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