Giulio Maccacaro, uno dei padri del Sistema Sanitario Nazionale

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Nemesi? Ricordati chi sei.
Siamo ancora in piena crisi da Coronavirus. L’Italia è, ufficialmente [1], il paese al mondo con la maggiore incidenza di contagio. E l’epicentro in Italia è stata Codogno.

Insopportabile: il centro dell’epidemia da coronavirus in Italia è la città natale di Giulio Maccacaro, che ha introdotto l’epidemiologia in Italia, ancor più perché il Paese non ricorda chi fosse. Una memoria importante, da riscoprire.
Giulio Maccacaro va considerato il padre della sanità universalistica in Italia. Oggi, il valore di quel caposaldo del nostro capitale sociale che è il Servizio Sanitario Nazionale, dopo anni di de-finanziamento e di concorrenza, lo stiamo riscoprendo.

Lo riscopriamo, ma lo conosciamo poco. Ha 40 anni, invero portati non benissimo. La legge istitutiva del SSN arriva dopo la morte di Maccacaro, nel 1978, firmata da Tina Anselmi, ma su iniziativa politica di Aldo Aniasi, e il sistema diviene operativo nel 1980. Vengono allora soppresse le varie mutue di stampo privatistico e legate alla condizione socio-lavorativa, per introdurre la sanità universalistica. Appartiene, ancora, a quella famiglia di sistemi sanitari universalistici che vengono definiti Beveridge (come in Francia e in UK, ad esempio [2]), contrapposti ai sistemi detti Bismark. Bismark è il tipo di sistema che l’Italia aveva prima della riforma sanitaria e che c’è ad esempio in USA: strutture semi-concorrenziali sottoposte a disciplina professionale e più o meno controllate.

Nel tempo il nostro SSN ha cercato nuove strade, sotto varie spinte: gli è mancato quel saggio che al giovane Simba dice “ricordati chi sei”. Lo scorso anno l’autorevole Health Consumer Powerhouse, nel suo rapporto annuale sulla qualità dei sistemi sanitari in Europa, scrive “Bismark beats Beveridge”, i sistemi tipo Bismark battono quelli di tipo Beveridge: non era una bestemmia, hanno solo raccolto il vissuto dei pazienti, che nel tempo al nostro SSN si sono disaffezionati, come ben dimostrano i dati prodotti dal loro report annuale, in cui l’Italia è al 28° posto. A questa disaffezione ha dato manforte nel tempo il clima politico, puntato all’efficientamento, sotto una duplice colpevole spinta: quella della privatizzazione e quella del dirottamento di risorse pubbliche per (continuare a) finanziare rendite.
Ma in questa sua piuttosto giovane vita ha portato risultati straordinari.

Per anni l’OMS l’ha valutata come la seconda migliore sanità del mondo, dopo quella francese, ma la prima al mondo per rapporto tra risultati e costi. Non è stato merito solo dei medici, ma di un modello, dove era stato creato un sistema di prevenzione perfettibile, ma migliore di quasi tutti al mondo, di una cultura sociale di cura e non ultima di una vasta e radicata cultura alimentare. Ora sembra che siamo scivolati al 4° posto, per quanto riguarda la capacità di fare campare la gente, molto più indietro per quanto riguarda la capacità di soddisfarla.

Cosa c’entra Maccacaro? Lui era uno specializzato in statistica sanitaria, anzi l’ha praticamente introdotta in Italia, a Milano, dove ha fondato l’Istituto di biometria; era uno che diceva cose come “La più importante conquista della storia della medicina occidentale è stata l’acqua corrente nelle case”. Co-fondatore di Medicina Democratica, direttore storico di Sapere, per soli 5 anni, ma così importanti che da più parti si legge esserne stato il fondatore (invero esisteva da trent’anni quando ne assunse la direzione), aveva studiato, scritto e insegnato a lungo per dimostrare i vantaggi di un sistema sanitario universalistico. Di più, voleva dimostrare che se, come dicono i numeri, la salute inizia nell’ambiente complessivo in cui si vive, anche la medicina deve stare negli stessi luoghi, e quindi sui luoghi di lavoro, nei mercati, sul territorio, e occuparsi del perché la gente si ammala: convinto che il compito fosse combattere le cause, non accontentarsi dei sintomi. Desiderava una sanità magari con qualche eccellenza in meno, ma in grado di far vivere la gente meglio e più a lungo, orientato non a punte di eccellenza non sostenibili, ma ad una eccellenza diffusa. Da qui un servizio sanitario unico, finanziato, universale, eccellente nella sua universalità, servizio che ha ispirato ma che non ha mai visto nel suo paese. Non voleva neppure sentir parlare di mercato in sanità, sosteneva che bisogna sapere che la cura della salute è uno dei modi in cui si esprime il potere al mondo.

La Lombardia di oggi ha segnato molti solchi nel separarsi da quella lezione. Il suo sistema sanitario è ampiamente basato sulla “coopetition” tra pubblico e privato, ha spinto all’efficienza anche con grande successo. Ma è stato un bene?. È anche la regione d’Italia con al momento il maggior numero di contagi e una penetrazione virale superiore a quella dell’Hubei. Certamente non è per essersi separata da quel modello che sperimenta il contagio, ma sperimenta anche ampie fasce di impotenza.
Chissà se alla fine di tutto questo vedremo finalmente a Milano una bella piazza:
Piazza Giulio Maccacaro, Medico, 1924-1977.

Bruno Coppola

[1] Non è vero, perché i dati ufficiali hanno il difetto di essere ufficiali, e quindi da sempre ignorano il sommerso. L:’iran è il paese largamente più colpito, ma non lo potremo mai dimostrare numeri alla mano. Maccacaro ha speso la vita per svelare buona informazione sanitaria, andandola a cercare fuori dai luoghi di cura, nella società, perché è lì che nasce la salute.
[2] Forse chi scrive azzardate letture politiciste della risposta sanitaria nei vari paesi, dovrebbe meglio riflettere su come sino stati costruiti i sistemi sanitari di quei Paesi. Le sciocchezze di Boris Johnson sono figlie di miopia ed arroganza e durano lo spazio di una settimana, niente più. L’NHS continua d essere un sistema Beveridge.

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