Giuseppe Catozzella, Italiana

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Avere la capacità di scrivere in prima persona un romanzo non è cosa da tutti e ancor più non lo è se chi scrive è un uomo che da voce a una donna. Giuseppe Catozzella in “Italiana” dimostra che è possibile, ma è un esercizio di costanza e di forza.
Una potenza nella scrittura che ti costringe a non abbandonare il libro, mai. Maria Oliverio a un cento punto sei tu lettore che la senti nei pensieri costantemente e quando diventa Ciccilla tu sei catapultato in un’alterità che ancora più violentemente ti trascina tra i boschi, le case, gli animali e gli alberi di questa storia incredibilmente avventurosa, ma vera.

Giuseppe Catozzella Giuseppe Catozzella scrive con maestria e passione della vita e delle gesta dei briganti della Sila, ma soffermandosi nel racconto della vita della protagonista Maria Oliverio, moglie del brigante Pietro, unica donna a essere ammessa ad un’organizzazione di briganti fino ad allora solo maschile.
È la storia che si ripete da secoli e che mai finirà perché è la narrazione della vita degli ultimi, dei poveri, degli ignoranti, di quelli cui la vita regala solo sofferenza e marginalità. La povertà che rende servili al punto da perdere la propria dignità pur di riuscire a portare un tozzo di pane sulla tavola dove si ha bisogno di sfamare la propria famiglia. Il racconto di figli dati in adozione per avere una bocca in meno da saziare, di un dolore sommesso e indicibile, di un allontanamento da non raccontare perché in fondo ci si vergogna di dover dare a qualcun altro un pezzo della tua vita. È la rassegnazione a un domani che non cambia mai, alla mancanza di sogni, di prospettive e di futuro, un lasciarsi trascinare da una corrente che sai non porterà che alla morte senza che abbia avuto la possibilità di abitare quel presente che non ha ragioni per essere vissuto. Eppure, come sempre la storia ha tra i suoi protagonisti qualcuno che non si vuole arrendere e lotta fino alla fine per raggiungere la libertà. È tra queste pagine che prende forma il pensiero che ci farà guardare con altri occhi la vita di donne impegnate nella storia. Maria Oliverio, bambina intelligente e ribelle, cambia la nostra prospettiva e ci fa guardare al mondo da un punto di vista che non appartiene a quel tempo, ma che anche oggi troverebbe non poche difficoltà a essere accettata.
È una bambina che ama i libri, la lettura e capisce che la cultura è libertà e che se vuoi darti una possibilità per cambiare la tua situazione lo puoi fare solo arricchendo il tuo sapere. Una bambina che legge e che spera che studiando potrà andare via da quei luoghi e vivere una vita decente. La vita, si sa, è sempre pronta a stroncare i sogni e così capita che non si possa realizzarli. Costretta a rimanere in quella terra, dura, aspra, impervia e soffocante, guarda al mondo e sa che non vuole essere semplice spettatrice, ma protagonista. In un crescendo di situazioni che segnano la storia d’Italia e del sogno di un’unità, tra l’altro ancora oggi mai effettivamente raggiunta, Maria guarda al mondo con occhi attenti e prende coscienza di quello che lei di certo non vuole diventare. Non vuol essere sottomessa ai padroni, non vuole diventare come sua madre, non vuole che la vita le scorra tra le dita tessendo stoffe per i signori. Le vicende la portano a innamorarsi e qui si accende un’altra scintilla di sogno e di futuro, ma presto anche questa sarà infranta. Ed è a questo punto che Maria decide di dare una svolta alla sua vita: segue Pietro l’uomo che lei è convinta possa dargli amore, lo segue e decide di diventare “come lui, un uomo”, si taglia i capelli e si veste con camicia e pantaloni, lo segue nei boschi e al suo fianco diventa la prima donna a capo di una banda di briganti. È la volontà di un riscatto tutto al femminile, una trasformazione che genera una dicotomia tra Maria e Ciccilla che non incarnano la stessa persona, ma sono una la fine e l’altra un nuovo inizio. Camminare al fianco di un uomo e imparare a tenergli testa e che, comunque, rappresenta per te una forma di salvezza quando decide che tu e solo tu puoi rimanergli al fianco. Tutti abbiamo bisogno di un porto dove attraccare, di un rifugio, di un riparo. Una storia di tradimenti, di povertà, di umiliazioni, che racconta che esiste sempre un sud più sud di un altro e che più giù andiamo più la condizione si fa disperata e inenarrabile.

La storia si può raccontare in un’infinità di modi, solitamente la si narra dal punto di vista dei vincitori, Giuseppe Catozzella si fa portavoce del punto di vista degli ultimi, dei dimenticati e riscrive quello che nessuno vuole ammettere: il sud è terra di frontiera e di scambio, lasciato solo ad accogliere e paradossalmente un luogo rifiutato.
Alessandro Leogrande (citato tra i ringraziamenti dall’autore) in un magnifico libro dal titolo “La frontiera” dice che “esiste una linea immaginaria eppure realissima, una ferita non chiusa, un luogo di tutti e di nessuno di cui ognuno, invisibilmente, è parte: è la frontiera che separa e insieme unisce il Nord del mondo e il Sud…è sul margine di questa frontiera che si gioca il Grande gioco del mondo contemporaneo”. Alessandro Leogrande rende udibile la voce dei migranti, Giuseppe Catozzella restituisce la voce di questo sud troppo spesso vituperato e dimenticato riuscendo a raccontare da dove tutto è cominciato.
Un lavoro che ha richiesto studio e riflessione da parte dell’autore, ma che regala al lettore la possibilità di sapere la verità.
Nicla Pirro

Giuseppe Catozzella
Italiana
Mondadori Editore, 2021
pagg. 324
€ 19

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