Giuseppe Marotta: Gli alunni del tempo

Giuseppe Marotta Gli alunni del tempo
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La vita del Pallonetto di Santa Lucia nel romanzo di Giuseppe Marotta Gli alunni del tempo e il rito della lettura del giornale.

Nella Napoli del dopoguerra, in uno spazio quasi separato della città, nella piccola comunità che vive e si incontra al Pallonetto di Santa Lucia, Marotta ambienta Gli alunni del tempo che nel 1960 gli valse il Premio Napoli.

Citazione 1
Nella via del Pallonetto di Santa Lucia trovate qualunque cosa, tranne che un giornalaio. Perché? Non fateci ridere con queste domande. In primo luogo onorateci, favorite, allungateci un’occhiata gentile, come se foste un barone di passaggio, o addirittura il sindaco Lauro.

Mille storie e mille vite si intrecciano in un rito quotidiano di un mondo che precede la diffusione della televisione e dei nostri social. La lettura delle pagine di Marotta ci riporta, quindi, ad una situazione che ruota intorno alla presenza della guardia notturna, Vito Cacace, che ogni giorno, in pubblico, in una sorta di strana agorà dell’informazione legge e commenta con i suoi vicini le notizie del giornale.

Gli alunni del tempo Giuseppe MarottaCitazione 2
A quest’ora, le tre del pomeriggio, la guardia notturna don Vito Cacace depone il giornale sullo scalino del basso (che gli ha fatto da sedia, mentre una sedia gli ha fatto da mensa), beve l’ultimo sorso di vino, interroga contro luce la bottiglia vuota, sbadiglia, si stira e, lasciando che sua moglie Brigida velocemente sparecchi, dice “Mannaggia”.

 Vicende internazionali si incrociano con le storie minime e piene di sentimento dei personaggi che, di volta in volta, danno vita ad una relazione di vicinato a volte positiva e a volte piena di polemiche più o meno comprensibili. Tenendo conto delle storture dell’oggi e pensando alle molteplici polemiche che le relazioni online sembrano determinare in un mondo rancoroso e poco incline alla comprensione e al dialogo, le pagine di Marotta ci restituiscono i mille volti di un’umanità chiusa nei suoi vicoli, ma anche desiderosa di un confronto con una modernità avvertita come un pericolo. Ci sono tratti di identità locale, ben definita dalla potenza del linguaggio e dalla ferrea organizzazione dei ruoli e delle relazioni sociali e ci sono improvvisi salti nel mondo che si muove tra la paura atomica, i misteri del mondo sovietico, le nuove invenzioni che promettono mutamenti miracolosi.

Citazione 3
Caro don Leopoldo e caro don Fulvio, seguitemi. Noi perché ci siamo fatti soci della Nato? Perché abbiamo paura di una guerra mondiale. Ora due sono le eventualità: o la guerra mondiale sopraggiunge, o no. Regolandoci come ci siamo regolati, noi, qualora si verifichi un conflitto, ci arriviamo stanchi e indebitati; nel caso opposto abbiamo trovato il modo di patire la fame, per anni e anni, come se ci fosse la guerra! Parola mia, c’è da ridere. 

Voci che si sovrappongono e che mettono in gioco le loro vite quotidiane minime eppure ricche: amore, rabbia, violenza, miseria, prepotenza e bellezza si integrano in un paesaggio urbano che, quasi come un villaggio non ancora globale, si sente condizionato dai fenomeni atmosferici che possono trasformare i luoghi in fiumi di pioggia o in una piacevole rassegna di odori di cibo. Una Napoli minima? una Napoli sul punto di perdersi?

Marotta, intellettuale particolarissimo, capace di conquistare grandi scrittori e capace anche di grandi inimicizie intellettuali, resta ancora oggi un autore capace di riservare mille sorprese. In questo senso, il lavoro portato avanti da Alessandro Polidoro Editore è assai utile, con la scelta di ripubblicare le opere di Marotta e consentire, quindi, ai lettori di oggi un confronto ricco di sorprese con i successi di ieri.

Citazione 4
Don Vito: «Non abbiamo che due rimedi, e funzionano già. Numero uno: la religione, Dio. Numero due: i carabinieri. Don Leopoldo, senza Dio e senza i carabinieri, gli uomini si mangerebbero vivi uno con l’altro. Ve lo garantisco. Ognuno di voi ha un mostro del Nebraska in corpo». Don Fulvio Cardillo: «Voi no?».

Come scrive Goffredo Fofi nella sua prefazione c’è in Marotta una vocazione a servirsi delle voci di una Napoli minore con l’abilità di un “ventriloquo” che parli attraverso la bocca dei suoi personaggi: “E i suoi libri, quantomeno quelli meno preoccupati della “trama”, lo dimostrano in abbondanza. Gli alunni del sole e Gli alunni del tempo, tra gli altri, cosa sono se non delle interminabili cicalate in cui l’autore mette in scena i suoi personaggi, e si diletta a inventarli facendo finta di ascoltarli, facendo finta che essi siano reali, con tanto di nomi cognomi soprannomi? Sulle soglie dei bassi, nel vicolo, nella piazzetta”.

Antonio Fresa

Giuseppe Marotta
Gli alunni del tempo
Alessandro Polidoro Editore, 2021
Pagine 312
euro 16,00

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