Giuseppe Rizzo: i fantasmi che non dovrebbero esistere

Giuseppe Rizzo vite morti e miracoli che nessuno vede
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Il libro di Giuseppe Rizzo, per i tipi della Mondadori raccoglie perlopiù, inchieste e reportage pubblicati sul sito di “ Internazionale”. Tutti tranne alcuni che sono stati aggiunti alla raccolta come a completamento del quadro di un Paese che di “questi fantasmi”, di cui parla Rizzo, non sembra volersene occupare seriamente.

Vite morti e miracoli che nessuno vede raccoglie una serie di ritratti di uomini, donne e ragazzi le cui vite per i più diversi motivi, “sono state spinte ai margini”. [1] Esistenze che per la società assumono i contorni fluidi, effimeri dei fantasmi appunto. Vivono senza esistere e occupano un suolo che si definisce pubblico ma solo a determinate condizioni. Senzatetto o carcerati, si trasformano presto in problemi difficilmente gestibili dalla comunità sociale che si auto-definisce “civile”, ma che, a leggere queste pagine cariche di storie e di dati incontrovertibili, si rivela invece d’una efferata indifferenza.

Giuseppe Rizzo vite morti e miracoli che nessuno vedeIl giornalismo di Rizzo non schiaccia mai la persona che racconta; non ne opprime la voce, il tono o il ritmo che questa utilizza per parlare di sé della propria vita, di ciò che l’ha trasformata, di ciò che è diventata, di ciò che ne resta.
Una raccolta di “Fantasmi” e di “Miracoli” [2] introdotta dalla storia di Egbert, ad esemplare proemio alla narrazione di quello che la pandemia Covid del 2020 ha provocato a queste vite in bilico.

Egbert, appunto, che pur avendo una famiglia presente e amorevole decide di allontanarsene, vivere tra centri di accoglienza e la strada, eppure destinando la sua esperienza professionale di infermiere ai fragili e ai senzatetto come lui; il ragazzo che dal Senegal parte alla ricerca di una vita dignitosa attraverso deserti di sabbia e oceani di violenza e di sopraffazione per riuscire finalmente ad approdare in Italia e ad una vita più “vita”; la giovane Maria che a 14 anni entra in un carcere minorile per essere stata trascinata in una storia così tragica “che ancora oggi fa fatica a parlarne”; del funerale di Giovanni, per strada da 40 anni, che in un sabato pomeriggio di pioggia insistente riempie la Basilica di Trastevere delle persone che per un po’ hanno fatto parte dell’esistenza di quest’uomo; di Valerio, psicologicamente malfermo con numerosi TSO alle spalle, passaggi in manicomio criminale e comunità aperte e che a 21 anni si impicca in un bagno di Regina Coeli, dove è stato rinchiuso e dove non sarebbe dovuto restare neppure un giorno.

Giuseppe Rizzo presenta tutti i lati della medaglia, persino vivendo ventiquattro ore da senzatetto in compagnia di Omar tra privazioni, mancanza di sonno, fame e paura, non dimenticando mai di indicare tutti quei numeri e percentuali che politica e cittadini spesso dimenticano di ricordare: dei 3 milioni di persone che in Italia fanno i conti con la povertà assoluta; dei 53 mila carcerati, un numero che per dirla con l’autore “formerebbe una città”. Persone di cui non si parla mai, o comunque poco e che invece sono il vero termometro della vita civile di ogni Paese, di ogni città.

Importanti, questi articoli, che riuniti in un volume acquistano peso, perdendo la forma vagamente effimera della pubblicazione online; la consistenza di un libro, che trova posto in una libreria, con le sue pagine in cui l’inchiostro nero domina sovrano, acquista qui una forza ancora più imponente che deflagra in tutte le parole che contiene.
V. Ch.

NOTE:
[1] Intervista rilasciata dall’autore Fahreneith, Radio3, programma del 28 ottobre 2021;
[2] Nome delle due sezioni del libro

Giuseppe Rizzo
Vite morti e miracoli che nessuno vede
Mondadori, 2021
pagine 204
euro 18,00

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