Giuseppina Torregrossa: Il figlio maschio

giuseppina torregrossa il figlio maschio
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Leggendo le pagine di questo romanzo di Giuseppina Torregrossa, le impressioni e le suggestioni si susseguono, e rendere conto al lettore della vicenda e delle sue implicazioni, è azione complessa.
Ci sia, allora, consentito il rifugiarci nella parzialità dello sguardo, che qualcosa sa cogliere, e molto altro osserva e perde, mente la narrazione scorre via.
Giuseppina Torregrossa sa raccontare storie con la voce delle donne siciliane che preparano lo spazio e l’ambiente e creano, in qualche modo, il mondo.
I racconti sono intrisi di passioni, di sensualità, di un’atavica capacità di volgere il dolore verso il divenire della vita.
Sono forti, sono dirette queste donne e sanno catturare uomini che hanno sogni.

Citazione 1
Nei libri Concettina cercava soprattutto vite nuove da vivere. E quando si affezionava a un personaggio, se lo portava dietro in ogni momento della giornata. Ad Anna Karenina voleva bene come a una sorella. Annuzza, la chiamava. Appena la contessa si innamorò di Vronskij, fece un salto sulla sedia: “Ma come fa a dare conto a un tipo così?” urlò. Se l’avesse avuta fra le mani l’avrebbe strigliata ben bene, ma con affetto e senza animosità.

Intorno ai libri, alla cura delle parole e all’odore dell’inchiostro si raduna una folla di personaggi. Il passato e il presente, le nonne e i nipoti, le madri e i figli, i mariti e gli amanti giocano tutti allo stesso tavolo della vita.
Il mondo contadino, con le sue origini, offre uno sfondo mitico a questa vicenda che diviene poi cittadina e imprenditoriale.
La storia di una famiglia si amplia e si fa cronaca di un’impresa, sulle prime folle e poi sempre più convincente e coinvolgente.
Don Turiddu Ciuni, spinto dalla forza della moglie, ha fatto studiare tutti i suoi figli, femmine comprese, e ora al termine della sua vita osserva, smarrito, l’assenza di un uomo che continui la sua opera. Il figlio designato, Filippo, ha scelto la letteratura, avventurandosi in territori davvero diversi.
Eppure sarà Concettina, una delle sorelle, a essere chiamata dal destino a dare linfa, con le sue figlie e le sue nipoti, al sogno del fratello.
Su tutto un luogo privilegiato in questo romanzo: la libreria, come spazio in cui i sogni dei ragazzi s’incontrano con le movenze più o meno disinvolte degli adulti; la libreria come luogo reale e fantastico in cui ogni protagonista insegue una parte della sua esistenza: odore, rumore, luce, presenza, corpo, eleganza, movimento.
Non ci piace narrarvi oltre la trama: essa è da scoprire pagina dopo pagina, emozione dopo emozione.

Citazione 2
Tra i libri, le pubblicazioni adorate e gli amatissimi volumi antichi, ebbe l’impressione che non fosse successo nulla. In quel tempio silenzioso desiderò rimanere per i giorni a venire. Il marito era lì davanti a lei, il corpo grassottello dentro alla giacca elegante, la camicia candida e ben stirata. Inspirò il profumo dell’inchiostro – la pelle di lui ne era sempre impregnata, come fosse uno stampatore -, nelle orecchie risentì la sua voce, il tono che lo rendeva autorevole e tuttavia amabile.

Il mondo di carta e il mondo “reale” convivono e s’integrano. E se i padri sanno iniziare il loro progetto, sono le mogli e le figlie a conservare, preservare e far vivere i sogni, anche quando sono sole.
Una sorta di splendida solitudine sa proteggere queste donne che reagiscono al lutto, custodendo i sogni più preziosi dei loro padri e dei loro mariti.
Il figlio maschio” è una storia d’immensa generosità e di un amore irrimediabile che consente ai sogni dei morti di continuare ancora nelle azioni dei vivi.
La parola conserva e condensa. La parola organizza e suggerisce. La parola consente all’assente di essere presente, al passato di farsi futuro, allo scomparso di farsi sogno, nella memoria della donna che l’amò. La parola delle donne mantiene in vita ciò che sembra morto.
Una segreta magia agita e anima questa scrittura e rende la lettura dolce, come una nenia, e sapiente, come un canto antico.

Citazione 3
Erano così attaccate alla libreria, le tre sorelle Cavallotto, che Luisa si era sposata per la festa di sant’Agata, quando a Catania lavorano solo i pompieri. E le due prime figlie erano nate di sabato, per non arrecare alcun disturbo all’azienda.

Antonio Fresa

Giuseppina Torregrossa
Il figlio maschio
Rizzoli, 2015
Pagine 320; € 18,50

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