Gli affari delle società di calcio e dei campionati

stadio calcio

Come spiegarsi il fulmineo «De profundis» della Società Sportiva Calcio Napoli S. p. a. e l’altrettanto repentina «resurrezione» del Football Club Internazionale Milano, fondata nel lontano 1908?

Tale curiosità porta a consultare, lo è da alcuni mesi, il profilo annuale dei club – Deloitte Football Money League 2024 – che generano, nell’attività calcistica mondiale, i maggiori “ricavi”. Il riferimento è all’indicatore fondamentale per valutare la capacità di un’azienda, di creare ricchezza: quanto maggiori sono i ricavi, tanto più è probabile che l’organizzazione economica produca ricchezza.

Le attività sportive e la pratica del calcio in particolare, infatti, ormai dagli anni Sessanta del Novecento non possono più essere considerate appannaggio dell’associazionismo senza fine di lucro; solo nel nostro Paese i sodalizi sportivi sono oltre ottantamila, consentendo a più di venti milioni di italiani di praticare, in diversa misura, lo sport, avvalendosi di oltre sessantamila impianti e più di seicentomila operatori tra lavoratori regolari e volontari. La realtà del settore, inoltre, contribuisce a creare circa il 2,4% del prodotto interno lordo nazionale.

I “ricavi”, secondo i parametri della Deloitte Football Money League, pubblicata annualmente dallo Sports Business Group di Deloitte, rappresentano un dato chiave nella vita di un’azienda in quanto aiutano a comprendere la forza dell’attività, della clientela, ma anche le dimensioni e la quota di mercato. Un aumento degli stessi è un segno di stabilità e mette in mostra la solidità di un’azienda. Senza contare che, un’azienda che bussa alle porte di una banca per ottenere prestiti e capitali è necessario che abbia entrate stabili. In caso, contrario difficilmente riuscirà a ottenere una linea di credito.

La 27ª edizione della Deloitte Football Money League, mette in classifica i 20 club con i maggiori ricavi nel calcio mondiale che hanno guadagnato la cifra record di 10,5 miliardi di euro nella stagione 2022/2023, segnando un aumento del 14% rispetto all’anno precedente e ai livelli pre-pandemia (9,2 miliardi di euro, sia nel 2021/2022 che nel 2018/2019)..

Anche sul piano prettamente giuridico il settore sportivo e del calcio, nello specifico, presenta trasformazioni strutturali irreversibili, basti pensare alle conversione dei sodalizi sportivi professionisti in società per azioni con finalità lucrative. Alcuni osservatori sono propensi ad attribuire alla cosiddetta “sentenza Bosman[1] lo scossone definitivo apportato alle fondamenta il mondo sportivo; altresì, non si può disconoscere il riordino del Comitato olimpico nazionale e delle federazioni.

Del resto, la disciplina di riferimento, ai sensi dell’art. 10 della Legge 23 Marzo 1981, n. 91 (Norme in materia di rapporti tra società e sportivi professionisti) prevede che le società di calcio professionistiche possono stipulare contratti con atleti professionisti solo in quanto costituite nella forma di società per azioni e società a responsabilità limitata. All’espressa individuazione dei tipi di società utilizzabili per esercitare l’attività sportiva in generale, e calcistica in particolare, a livello professionistico fanno seguito alcune disposizioni che, derogando alla disciplina societaria comune, rendono le società in questione società di diritto speciale ma non società «anomale», cioè società caratterizzate dalla mancanza di un elemento che, nella fattispecie generale «società» o nello specifico tipo sociale, è essenziale.

Oltre alla disciplina societaria comune e alla legge sopramenzionata le società di calcio professionistico sono soggette alla disciplina regolamentare della Federazione Italiana Giuoco Calcio (F.I.G.C.) alla quale necessariamente devono affiliarsi al fine di poter partecipare alle competizioni sportive e quindi, come si vedrà, al fine di poter svolgere l’attività sociale. Proprio quest’ultimo aspetto è di particolare importanza dal momento che l’attività della società è subordinata all’affiliazione e al rispetto delle regole stabilite dalla F.I.G.C.; ciò rappresenta un rilevante condizionamento della disciplina delle società di calcio professionistico. Partendo dalle disposizioni contenute nella legge n. 91/1981 va detto che le stesse sono volte ad introdurre (a) dei limiti all’autonomia privata, (b) un rafforzamento del controllo sulle società, e (c) un coinvolgimento nello stesso della F.I.G.C. A ciò si aggiunga che la necessaria affiliazione comporta anche l’applicazione di altri limiti e di ulteriori controlli previsti dalle norme federali [2].

I ricavi, spesso indicati come vendite, sono nient’altro che il denaro generato da un’azienda tramite le sue attività commerciali ovvero tramite la vendita di beni o servizi, ma anche da licenze, brevetti o royalties e, nella fattispecie delle società di calcio professionistico, soprattutto i diritti di trasmissione audiovisivi degli eventi sportivi che, all’inizio del nuovo millennio, ha subito, da una parte, una decisa implementazione di quanto già manifestatosi negli ultimi anni del 20° secolo, dall’altra ha evidenziato le criticità tipicamente dovute a una crescita rapida e non sempre ordinata di uno specifico settore.

Con la possibilità di irradiare avvenimenti in diretta le partite si sono trasformate in un formidabile veicolo pubblicitario e l’obiettivo delle emittenti diventa acquistare, in via esclusiva o più vicina possibile a tale condizione, il diritto di trasmissione con consistenti inserzioni pubblicitarie; l’aumento delle entrate delle società a causa di tali diritti influenza il mercato degli atleti professionisti, in quanto il loro talento può essere meglio retribuito, e la TV a sua volta migliora qualità e quantità dell’offerta sul mercato per fidelizzare lo spettatore-consumatore.

Una spirale che esponenzialmente aumenta le dimensioni finanziarie del fenomeno curvando l’evento agonistico ad esigenze extrasportive, perdendo autenticità e surrogando palinsesti televisivi, alquanto carenti, con gli spettacoli di semoventi magliette indossate da uomini-sandwich, stadi interamente sponsorizzati (non è un caso che le più ricche società di calcio da anni stanno tentando di costruirsi uno stadio-ipermercato di proprietà) ed insistenti inserzioni pubblicitarie di prodotti che annebbiano o annullano i novanta minuti di football.

Al canone televisivo pagato all’emittente di Stato si è affiancato l’abbonamento a tema nel caso delle pay-TV, o una determinata tariffa per ogni singola rappresentazione nel caso della pay-per-view. Inoltre, di fronte alle pressioni del mercato ‒ la grande domanda di avvenimenti sportivi da parte dei telespettatori, accompagnata dall’ingente massa di denaro offerta dalle catene televisive ‒ si è accentuato il potere di condizionamento del settore televisivo sulle federazioni sportive, al punto da portare a cambiamenti nei momenti di svolgimento degli eventi o addirittura alla modifica dei regolamenti tecnici. Gli sport hanno progressivamente accettato le esigenze della televisione, per l’importanza delle risorse economiche conseguentemente generate. Si pensi, a puro titolo esemplificativo, all’introduzione, a partire dal 2000, del rally-point system nella pallavolo (in sostanza ogni battuta porta un punto, indipendentemente da chi la effettua).

La somma indicata dalla Deloitte Football Money League «rappresenta un aumento del 14% rispetto all’anno precedente, è stata raggiunta grazie ai ricavi record registrati dai club a livello commerciale e da matchday, rispettivamente di 4,4 miliardi di euro e 1,9 miliardi di euro. I ricavi delle partite sono stati trainati dall’elevata domanda di sport dal vivo da parte dei tifosi, con gli stadi aperti al massimo della loro capacità in tutta l’Europa continentale durante la stagione 2022/23», come ha riferito Calcio Finanza (25 Gennaio 2024 [3]).
Sempre Calcio Finanza precisa che «complessivamente, i club della Money League hanno registrato un fatturato medio di oltre 500 milioni di euro, con i ricavi commerciali e televisivi che hanno contribuito in misura simile, rispettivamente per 222 milioni di euro (42%) e 213 milioni di euro (40%), seguiti dai ricavi da gare (92 milioni di euro, 18%)».

Nella materia si inseriscono – con impatto effimero – anche le problematiche relative alle garanzie sul diritto di cronaca e quindi alla sua formalizzazione nell’ambito dei cosiddetti pacchetti in chiaro, ossia i prodotti che consentono un sufficiente grado di diffusione dell’evento e di informazione sullo stesso da parte del pubblico, senza però agire sulla totalità dell’evento stesso e senza richiedere pagamenti specifici e modalità di trasmissione criptata.

Nonostante questo, alcuni si distraggono e guardano con allegria – come se fosse un Campionato d’una disciplina sportiva –  all’11° posto della Juventus con i suoi 432,4 milioni di introiti (400,7 nel nel 2021/2022 ), al 13° del Milan con 385,3 milioni (257,4), al 14° dell’Inter con 378,9 (308,4) e, forse con un po’ di rammarico al 19° posto del Napoli con i suoi 267,7 milioni (156,5), un bilancio in ordine, ma una qualità prestazionale quest’anno alquanto deludente.
Giovanni Dursi

 

[1] La “sentenza Bosman” fu un provvedimento giurisdizionale adottato dalla Corte di giustizia dell’Unione europea nel 1995 per regolamentare il trasferimento dei calciatori professionisti tra le squadre di calcio appartenenti alle federazioni dell’Unione Europea.
[2] Fonte: Rivista di Diritto societario – Rivista di dottrina e giurisprudenza, Ivan Demuro, La disciplina ‘speciale’ delle società di calcio professionistico, Giappichelli, Fascicolo trimestrale 2, 2008.
[3] “Guardando alla classifica, in cui Deloitte ha riclassificato i ricavi dei club al netto delle plusvalenze, il Real Madrid torna in testa alla Money League (831 milioni di euro di ricavi totali), seguito da Manchester City (826 milioni di euro), Paris Saint-Germain (802 milioni di euro), Barcellona (800 milioni di euro) e Manchester United (746 milioni di euro). I ricavi commerciali hanno rappresentato il maggior flusso di entrate per i club della Money League per la prima volta dalla stagione 2015/16, escludendo la stagione 2019/20 per l’impatto del Covid 19”, Calcio Finanza, 25 Gennaio 2024.

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